lunedì 18 settembre 2017

Wrap Up dell'estate # Parte 2

Ben ritrovati lettori di passaggio, finalmente concludo il Wrap Up delle letture dell'estate raccogliendo in questo post le mie opinioni riguardanti gli altri romanzi che mi hanno tenuto compagnia nei mesi scorsi. 
 

Nel mese di luglio, il desiderio inappagato di trovarmi in vacanza in qualche esotica località, mi ha spinto a leggere Dove l'acqua è più blu di Jane Heller, una commedia rosa con una spruzzata di giallo in cui tre amiche sulla quarantina, conosciutesi in occasione dei rispettivi divorzi, come ogni anno si concedono una vacanza insieme e questa volta la scelta è ricaduta su una crociera nei Caraibi. Le tre protagoniste non potrebbero essere più diverse, infatti Elaine è una pubblicitaria in carriera, pignola e diffidente, che non vuole più sentir parlare di uomini, Jackie invece è una energica vivaista che non disdegnerebbe un'avventura romantica, mentre Pat è una mamma a tempo pieno ancora innamorata dell'ex marito. La crociera riserverà a tutte e tre delle sorprese, alcune decisamente piacevoli, come l'incontro di Elaine con un affascinante scapolo, alcune decisamente più inquietanti, infatti durante una notte di burrasca, a causa di una interferenza nella linea telefonica, Elaine ascolta una sinistra telefonata in cui una voce misteriosa si accorda con qualcuno a bordo della nave per eliminare la sua ex moglie e non ci vuole molto a capire che il bersaglio è proprio una di loro.
Nonostante l'idea di base sembri ricalcare la trama di tante commedie passate in tv durante i pigri pomeriggi d'estate, la fama dell'autrice che è molto nota per quanto riguarda il genere e i pareri positivi sui suoi libri, mi hanno indotta a comprare questo romanzo, tra l'altro preso a pochissimo tra i Remainders di Ibs. La lettura si è rivelata piacevole, anche se non particolarmente coinvolgente; ho trovato lo stile dell'autrice non particolarmente degno di nota, ma comunque non sciatto. Quello che mi ha un po' deluso è che pensavo ad una lettura più divertente, con più colpi di scena, equivoci e momenti di comicità, mentre invece la storia si dipana in modo pressoché lineare eccezion fatta per un paio di momenti. In sostanza una sufficienza piena, ma niente di più, quindi 7-.

Sempre con l'intento di sfoltire un po' la mia Tbr di libri in formato digitale, ad agosto ho letto Qualcosa di vero di Barbara Fiorio. Anche qui la protagonista è una quarantenne pubblicitaria in carriera, Giulia che si trova inaspettatamente ad avere a che fare con la figlia di nove anni della sua vicina di casa. Rebecca infatti rimane sola a casa alcune sere a settimana a causa del lavoro della madre e in un di queste sere conosce la vicina e la convince a tenerle compagnia fino a che non si addormenta raccontandole delle favole. Ma le favole che conosce Giulia non solo quegli innocui e zuccherosi racconti a cui ci hanno abituati libri illustrati e film di Walt Disney, ma sono le favole originali ideate da autori come Andersen o i fratelli Grimm, i quali non si risparmiavano certo in quanto a  contenuti forti, scene di violenza e messaggi ben più duri del classico "e vissero felici e contenti". Per Rebecca ascoltare le "favole vere" è una rivelazione, finalmente qualcuno, un adulto, che le parla come se non fosse troppo piccola per capire e giudicare, che le mostra un altro punto di vista da cui poter leggere il mondo. Ma come si usa dire "la verità" a volte fa male e infatti non tutti apprezzeranno il diffondersi delle favole vere all'interno della scuola di Rebecca e questo scatenerà una serie di eventi che coinvolgeranno sia Giulia che la sua giovane amica. Questa è stata una lettura leggera, ma davvero carina; ho apprezzato la caratterizzazione dei personaggi, soprattutto di Giulia, che mi ha dato l'dea di essere una persona risolta, equilibrata nonostante un certo cinismo, lo stesso divertito cinismo con cui racconta le sue favole e ho apprezzato anche il modo pragmatico e disincantato con cui l'autrice ci ripropone le storie che tutti abbiamo sentito mille e volte e ce le mostra sotto un'ottica diversa, puntando con ironia il dito su tutti i cliché e gli stereotipi che da queste favole sono derivati e sembrano attecchire ancora oggi nell'immaginario di molti. Una lettura senza pretese, ma assolutamente piacevole, quindi 7+.

E arriviamo alla nota dolente di questo Wrap Up, ovvero al libro che si è aggiudicato il titolo di romanzo più brutto che abbia letto finora nel 2017. Anche Scusa se ti chiamo amore di Loretta Tarducci ed Elisa Trodella  giaceva da un po' in attesa nei meandri del mio tablet e ho deciso di leggerlo il mese scorso perché ero in cerca di una lettura decisamente leggera e divertente, Infatti, fuorviata dal titolo e dalla cover, pensavo che si trattassi di un chick lit, mentre invece si tratta di un romanzo rosa che strappa a malapena una risata. La protagonista, Stella, ha ventisei anni e gestisce con la sua migliore amica un negozietto di abbigliamento che sta risentendo della crisi economica. Anche a livello personale sembra vivere un brutto momento, apparentemente causato dalla rottura con il fidanzato storico, anche se ormai il loro rapporto si era trasformato in una amicizia.
Durante una serata in un locale milanese a cui l'amica l'ha convinta a partecipare, stella incontra Giulio, un uomo più grande che inizia immediatamente a corteggiarla e lei, dopo l'iniziale diffidenza, si lascia corteggiare, nonostante ci tenga a sottolineare che Giulio non rispecchia affatto il suo ideale di uomo. La loro conoscenza prosegue a distanza, o meglio Giulio continua a corteggiarla telefonandole praticamente ogni giorno da Roma, città dove lui abita e gestisce un ristorante in centro. Quando l'amica le rivela che lascerà il negozio per seguire il fidanzato in America, Stella non ci pensa due volte e, sostenuta dalla madre, una donna dinamica ed effervescente, decide di trasferirsi a Roma da Giulio, con la scusa di riprendere gli studi universitari. Questo è il primo grosso interrogativo su cui questa lettura mi ha fatto scervellare: perché per tornare all'università in una facoltà presente praticamente ovunque decidi di trasferirti dalla provincia di Milano proprio a Roma, per di più a casa di un uomo che conosci da un mese e che ci tieni a ricordare al lettore ogni due pagine che neanche ti piace? La mia idea è che a piacere a stella sia l'idea di vivere nella bella casa di Giulio con tanto di terrazzo panoramico, con un uomo che l'adora e la vizia in ogni modo.
Ovviamente i rapporti tra loro si faranno più intimi, ma ciò non impedisce alla protagonista di imbarcarsi in un flirt con l'uomo dei suoi sogni, un attore vanesio ed egocentrico che conosce per puro caso, nonostante si comporti in tutto e per tutto come la fidanzata di Giulio, con tanto di viaggi insieme e scenate di gelosia. Tralasciando lo stile delle autrice che è assolutamente semplice e scorrevole, ma senza particolari guizzi, quello che non mi è piaciuto del libro è praticamente tutto il resto: la storia è banale, a tratti stucchevole e in più sembra giustificare comportamenti dei protagonisti che personalmente non mi sento di condividere; la protagonista è francamente insopportabile, infantile, petulante ed egocentrica; Giulio al contrario è eccessivamente appiccicoso e cieco di fronte ai difetti caratteriali di lei che tratta come una principessina un po' sciocca; il finale poi è stato il vero colpo di grazie. L'uso di un escamotage ha permesso alle autrici di mettere una pezza sul comportamento della protagonista e di far credere al lettore che in realtà Stella non è così superficiale ed immatura, ma è solo una ragazza molto triste, ma che sa riconoscere il vero amore e farà di tutto per tenerselo stretto, cancellando con un ultimo capitolo grondante melassa quel poco significato che il romanzo poteva avere, cioè che diventare grandi significa assumersi le proprie responsabilità. Sono a conoscenza del fatto che esistono due seguiti di questo romanzo, ma mi pare ovvio che io non abbia alcuna intenzione di recuperarli visto che il primo per me non raggiunge la sufficienza, ma si merita un 5-.

Infine mi sono dedicata alle letture per ragazzi con La Bolla di Onar. I Guardiani dei sogni di Elisabetta Carovani, di cui vi ho parlato nel precedente post e ho salutato l'arrivo di settembre tornano a Hogwarts mediante la rilettura di Harry Potter e la camera dei segreti con la traduzione più recente e le illustrazioni magnifiche di Jim Kay.



Il mio Wrap Up dell'estate termina qui e nonostante le letture non fossero molte ho sproloquiato fin troppo! Spero di non avervi annoiato e vi aspetto per il prossimo post.


sabato 9 settembre 2017

Il libro del giorno # La Bolla di Onar. I Guardiani dei sogni di Elisabetta Carovani

Ben ritrovati lettori di passaggio, oggi vi parlo di una lettura che mi ha tenuto compagnia durante una'afosa serata estiva, ma che ho deciso di non inserire nei post dedicati al wrap up delle letture dei mesi scorsi in quanto si tratta di un racconto per bambini che mi è stato gentilmente inviato in formato digitale dall'autrice, Elisabetta Carovani, e con il quale ha vinto a Novembre 2016, il Concorso Letterario Nazionale "Streghe e Vampiri & Co.", sezione romanzo il cui primo premio consisteva appunto nella pubblicazione dell'opera da parte della casa editrice Giovane Holden. 


Autrice: Elisabetta Carovani
Editore: Giovane Holden Edizioni
Dati: pp. 64, formato cartaceo €13, ebook €5,99.

La Bolla di Onar è un pianeta abitato da folletti, legato alla Terra da un legame speciale, infatti sono proprio alcuni degli abitanti di Onar a visitare ogni notte i bambini umani e a favorire il loro sonno e i loro sogni. Questi folletti speciali sono detti Guardiani e vengono addestrati da saggi e anziani maestri affinché possano compiere al meglio la loro mansione accompagnati dai Burak, i loro fedeli cavalli alati. A raccontarci la vita sul pianeta e i segreti dei Guardiani è Rabdos, un folletto Pennaio, ovvero colui che ha il compito di redigere e tramandare le storie di Onar. 
La vita apparentemente serena dei folletti però è minacciata da un misterioso nemico, Efialtes, un'entità che cerca con ogni mezzo di varcare i magici confini della Bolla e di impedire ai Guardiani di compiere la loro missione, lasciando i bambini umani preda degli incubi. 
Dopo una parte introduttiva in cui Rabdos ci illustra la vita sul suo pianeta e le sue particolarità, illustrate anche grazie a piccoli ed originali disegni, il folletto Pennaio ci racconta la sua esperienza di studente alla scuola dei Guardiani e di come questi vengono effettivamente addestrati e selezionati. Nell'ultima parte invece la storia si concentra sul presente e sulla minaccia che incombe sulla  Bolla di Onar e sui sogni dei bambini, lasciando il finale aperto in vista di volumi futuri che facciano luce sul destino dei Guardiani.
La lettura è stata certamente piacevole e veloce, vista sia la brevità che la semplicità con cui è narrata la storia, indirizzata principalmente ai bambini dai sei anni in poi. 
Ho apprezzato l'intento dell'autrice di sottolineare l'importanza di coltivare la fantasia e l'immaginazione dei più piccoli anche grazie alla lettura, partendo proprio dalla condivisione delle storie della buonanotte che spesso rimangono nel cuore dei bambini e sono fonte di insegnamenti e stimoli. Ho apprezzato anche l'originalità del mondo creato dall'autrice e la peculiarità del popolo dei folletti di Onar. Ho apprezzato meno invece la costruzione della storia che in certi punti ho trovato un po' frammentaria, ma trattandosi di un volume introduttivo capisco la necessità di alternare la vicenda principale con informazioni e chiarimenti riguardo all'ambientazione e ai personaggi. L'unico tra questi su cui ci si sofferma tuttavia è Rabdos, il narratore ed è attraverso i suoi occhi, la sua penna e i suoi ricordi, che il lettore entra in questo nuova dimensione. Il finale poi è arrivato in modo abbastanza inaspettato e lascia al lettore una certa curiosità sulla sorte toccata ai Guardiani e su come La Bolla di Onar saprà difendersi dagli attacchi di Efialtes.
In conclusione una lettura che consiglio soprattutto ai più giovani che troveranno sicuramente affascinante questo strano pianeta e i suoi abitanti e che sapranno apprezzare le piccole illustrazioni che impreziosiscono il volume.

VOTO: 7-

lunedì 4 settembre 2017

Libri che (probabilmente) non leggerò mai Book Tag


Buon inizio settimana lettori di passaggio, con vergognoso ritardo riesco finalmente a rispondere ad un Tag che ho visto un po' dappertutto negli ultimi mesi. Ringrazio Stefania del blog La biblioteca di Eika per avermi taggata e passo subito a rispondere alle domande.

1) Un libro molto famoso che non sei interessato a leggere.
Nonostante abbia sentito parlare ovunque e spesso bene di questa raccolta di biografie al femminile e che l'idea di base mi sia sembrata anche carina, non sono interessata ad acquistare questo volume, che ho sfogliato più volte in libreria, nonostante esteticamente sia molto ben fatto e contenga anche delle belle illustrazioni e il motivo principale è che, essendo un libro ideato per un pubblico di bambini e ragazzi, le biografie presentate sono troppo scarne e semplificate per soddisfare un lettore adulto.

2) Una serie di libri che non comincerai/finirai.
In questo caso mi ripeterò perché mi è già capitato di rispondere ad una domanda del genere in un precedente Tag, ma non sono intenzionata ad iniziare la saga di Sara J. Mass nonostante sia molto apprezzata dai lettori e la pubblicazione sia regolarmente in corso anche qui in Italia, semplicemente perché la trama non mi attira affatto.

3) Un classico che non ti interessa.
Come ormai saprete io subisco molto il fascino dei classici, genere che raramente mi delude, ma non ho mai affrontato La lettera scarlatta di Hawthorne perché memore della noia tremenda provata nel vedere il film che ne è stato tratto negli anni novanta con protagonisti Demi Moore e Gary Oldman .

4) Generi letterari che non leggi mai.
Credo che ormai lo sappiano anche i muri che io non leggo romanzi erotici, né quelli pubblicati nelle varie collane Harmony, né quelli che per motivi a me ignoti hanno scalato le classifiche dei bestseller, come Cinquanta sfumature o Calendar Girl. I motivi sono più di uno, innanzi tutto non amo i romanzi incentrati esclusivamente sulle storie d'amore, cosa per cui raramente leggo anche il genere rosa, ma soprattutto non mi piacciono  i libri  infarciti di scene di sesso del tutto superflue, spesso scritte male. Ritengo che l'erotismo sia molto difficile da trattare sulla pagina e che pochi autori riescano a farlo senza cadere nella volgarità o nel ridicolo (a proposito di ridicolo, ma chi può aver scelto quella cover per il libro della Kleypas?!).

5) Un libro che si trova nella tua libreria e che probabilmente non leggerai mai.
Mi dispiace veramente ammetterlo, ma sono anni che questo libro staziona nella mia libreria in attesa di essere letto e il problema è che il quarto volume di una serie che io pensavo fosse una trilogia e che è uscito diverso tempo dopo il precedente volume. Nonostante gli altri libri mi fossero piaciuti molto e abbia voluto ad ogni costo recuperare anche questo, il mio interesse verso la storia e i personaggi si è così raffreddato che non so proprio se lo leggerò mai.

Queste sono le mie risposte, fatemi sapere che cosa ne pensate. Non taggo nessuno in particolare perché credo che ormai abbiate visto questo tag in lungo e in largo, ma se vi va rispondete alle domande nei commenti o sui vostri blog.

venerdì 1 settembre 2017

Wrap Up dell'estate # Parte 1

Buon primo settembre lettori di passaggio! Da oggi il blog torna ad essere pienamente attivo e spero in futuro di avere il tempo e la voglia di essere più presente. La fine di agosto e l'abbassamento, anche se sensibile,delle temperature mi fanno sentire piena di nuove energie, visto che non ho mai sofferto il caldo come questa estate, ma finalmente (almeno per me ovviamente) ci stiamo avviando verso l'autunno e quindi ho pensato di proporvi un breve riassunto delle mie letture estive. Premetto che non sono state molte e neanche particolarmente memorabili, ma sono comunque contenta di poterne parlare con voi e di sentire che cosa ne penserete!


Durante i mesi scorsi ho letto due volumi che fanno parte della serie di romanzi de La Signora in giallo scritti da Donald Bain e ispirati al personaggio di Jessica Fletcher, la scrittrice di gialli, investigatrice per passione, della famosa serie tv di cui ero appassionata da ragazzina. Ammetto di essere sempre stata scettica riguardo la qualità di questi gialli e invece mi sono dovuta ricredere perché Donald Bain, non solo se la cava molto bene nel costruire trame e nel caratterizzare i personaggi, ma è anche molto bravo nel rendere atmosfere e ambientazioni, cosa che ho potuto apprezzare soprattutto nel primo volume ambientato alle Hawaii. Nel secondo invece ci troviamo a Cabot Cove, la cittadina del Maine in cui Jessica vive da sempre e dove pagina dopo pagina si incontrano molti personaggi che ricordavo apparsi nelle puntate del telefilm, dal Dottor Hazlitt, allo sceriffo, dalla parrucchiera Loretta all'agente immobiliare Eve Simpson. Tuttavia in questo secondo romanzo incentrato su due delitti, forse collegati, uno avvenuto anni prima e uno che si verifica durante le riprese di un film tratto da un romanzo di Jessica, sono rimasta un pochino delusa dalla risoluzione dei misteri, che ho trovato un po' prevedibile. 
Omicidio alle Hawaii si aggiudica quindi un 7 pieno, mentre a Primo piano per un delitto assegnerei un voto leggermente più basso e quindi un 7-.



Dopo aver letto Carry on di Rainbow Rowell di cui vi ho parlato qui, ho pensato di sfoltire un po' la mia raccolta di ebooks ancora da leggere di genere young adult e ho letto L'universo nei tuoi occhi di Jennifer Niven e Il mio cuore e altri buchi neri di Jasmine Warga
Il primo è stata una lettura molto carina, soprattutto grazie alla caratterizzazione della protagonista Libby, una ragazza con problemi di obesità, ma con un carattere forte e una vitalità che mi hanno trasmesso ottimismo e mi hanno fatto provare subito simpatia per lei. Meno riuscito, secondo me il personaggio di Jack, il ragazzo bello e popolare, ma affetto da un raro disturbo che gli impedisce di riconoscere i volti della gente. Onestamente ho trovato poco credibile che nessuno, né i genitori, né gli amici, né gli insegnanti abbiano potuto non notare qualcosa di strano, tanto meno che un bambino e poi un ragazzino sia riuscito a convivere con un disturbo del genere senza mai chiedere spiegazioni o cercare aiuto, soprattutto visto che la malattia del protagonista non è congenita, ma causata da un incidente avvenuto quando Jack aveva sei anni. Ho apprezzato anche l'evoluzione del rapporto tra i due nonostante la svolta romantica risulti forse un po' affrettata.
L'autrice affronta tematiche importanti, anche difficili, con leggerezza e con sguardo tenero verso i suoi personaggi, forse in un ottica fin troppo rosea, ma ho comunque assegnato a questo romanzo un 7 pieno. 
Il secondo romanzo invece è stata una delusione, soprattutto perché ne avevo letto buone recensioni. La storia è narrata dal punto di vista di Aysel, una ragazza di 17 anni il cui padre è in prigione per aver commesso qualcosa di estremamente grave, probabilmente in conseguenza dei suoi disturbi mentali. Additata a scuola, emarginata in quanto figlia di un pericoloso squilibrato, Aysel cade in depressione soprattutto per la paura di poter diventare un giorno come suo padre, quindi decide di togliersi la vita e su un forum di aspiranti suicidi contatta un ragazzo con i suoi stessi propositi, un compagno di suicidio con cui trovare la forza di andare fino in fondo. Nonostante le premesse per una lettura interessante ci fossero, ho trovato il romanzo estremamente debole. L'autrice racconta la storia dal punto di vista della protagonista, permettendo al lettore di avere accesso diretto alle sue emozioni e ai suoi pensieri, ma questo non è riuscito minimamente a toccarmi. Ripetere quasi in ogni pagina di sentire un buco nero dentro di sé che ingoia ogni possibile felicità, di temere di avere lo stesso male oscuro del padre e quindi di poter diventare un pericolo per gli altri non è abbastanza per esprimere veramente la disperazione in cui un adolescente può cadere per pensare di togliersi la vita. Sicuramente si capisce come Aysel si senta sola, emarginata e demoralizzata, ma io non ho mai temuto per lei, non ho mai pensato che potesse davvero suicidarsi. Paradossalmente sono entrata più in contatto con il dolore del protagonista maschile che ci viene descritto solo attraverso gli occhi di Aysel. L'idea poteva essere buona, ma a mio parere l'autrice non ha saputo svilupparla soprattutto a causa di evidenti limiti stilistici e della superficialità con cui è descritta l'introspezione della protagonista. Il mio voto in questo caso è un 6 stiracchiato.

Questo è tutto per la prima parte del wrap up delle mie letture estive. Al prossimo post con le mie opinioni sugli altri libri letti nei mesi scorsi!