sabato 14 maggio 2016

Il libro del giorno # Borgo Propizio di Loredana Limone

Ben ritrovati lettori di passaggio, oggi vi vorrei parlare di una delle mie recenti letture, un romanzo italiano di cui avevo sentito ottime opinioni da parte di diverse "colleghe" bloggers che seguo e che apprezzo e verso il quale avevo probabilmente delle aspettative troppo alte.
Il libro in questione è Borgo Propizio di Loredana Limone che io ho acquistato nell'edizione tascabile Tea in cui si trova già disponibile anche il seguito E le stelle non stanno a guardare. Le storie di Borgo Propizio. Grazie alla copertina di questo volume, che tra l'altro trovo molto carina, ho ottemperato ad un altro degli obbiettivi della Challenge 2016 delle Lgs:

-Un libro la cui cover non raffiguri persone.


Titolo: Borgo Propizio
Autore: Loredana Limone
Editore: Edizioni Tea
Dati: pp. 289, €9.

Non è facile per me parlarvi di questo libro innanzi tutto perché so che a molti lettori è piaciuto molto, ma anche perché io stessa ero convinta che mi sarebbe piaciuto. Infatti la trama, l'ambientazione, il genere, tutto insomma lasciava supporre che questa fosse una lettura nelle mie corde e proprio il fatto che avessi grandi aspettative su questo romanzo, ha reso la delusione ancora più cocente. Chi segue il blog e ha letto i miei post precedenti ormai saprà che per leggere un romanzo che si potrebbe divorare in uno o due pomeriggi ho impiegato due settimane e ammetto di aver avuto più di una volta l'intenzione di abbandonarlo. A rendere l'esperienza ancora più amara c'è il fatto che le premesse per piacermi c'erano tutte e che lo stile dell'autrice, nella sua semplicità, non mi è affatto dispiaciuto. Purtroppo però non sono riuscita in nessun modo ad appassionarmi alle vicende narrate, né ad affezionarmi ai protagonisti e ho portato avanti la lettura con il solo intento di arrivare all'ultima pagina e riporre il libro sullo scaffale per poter leggere qualcos'altro.
La storia narrata dall'autrice si compone di più vicende che hanno perlopiù come ambientazione il Borgo Propizio del titolo, un paese in collina piuttosto decadente la cui unica attrazione è la rocca dell'antico castello da cui, anni or sono, si racconta si sia gettato il misterioso ciabattino il cui fantasma sembra ancora infestare le vie del paese. Belinda, una giovane che dopo una delusione d'amore ha deciso di lasciare il lavoro da impiegata per perseguire il sogno di aprire una latteria, ha scelto proprio Borgo Propizio per iniziare una nuova vita e con l'aiuto del padre avvocato ha affidato la ristrutturazione della vecchia bottega del calzolaio a Ruggero, un muratore dalle mani d'oro che durante i lavori trova per caso una scarpa contenente un misterioso anello e una vecchia mappa.
Oltre all'inaspettato rinvenimento, ad impensierire Ruggero c'è la sparizione di alcune piastrelle particolarmente importanti per la rifinitura della latteria e il peso di dover gestire e sopportare da solo i genitori, due anziani brontoloni che terrorizzano le sue fidanzate e mettono in fuga domestiche e badanti. Fortuna vuole che Ruggero incontri Mariolina, impiegata del comune di Borgo Propizio, che dopo la sparizione del padre fedifrago ha assistito fino alla morte la madre, insieme alla sorella Marietta e adesso, passata la quarantina teme di invecchiare con lei nella casa di famiglia. 
Tra i due è colpo di fulmine e subito in paese si mette in moto la macchina dei pettegolezzi.
A queste due vicende principali si aggiungono la crisi coniugale dell'avvocato Cesare con la moglie Claudia, le macchinazioni dell'arzilla zia Letizia e qualche accenno alla situazione di altri abitanti del borgo. Il tutto è raccontato con umorismo e un tono quasi favoleggiante che in altre circostanze mi avrebbe certamente conquistata. In questo caso però ho iniziato a storcere il naso fin dalle primissime pagine, infatti la storia dell'incontro e dell'istantaneo innamoramento tra Ruggero e Mariolina, che dopo aver passato insieme a malapena mezza giornata già pensano al matrimonio, è decisamente poco credibile, ma soprattutto cozza con l'immagine che l'autrice ci da di Mariolina, impiegata modello, morigerata e illibata che ha sempre vissuto con la sorella coltivando il ricordo della madre, la quale come insegnamento principale le ha insegnato a diffidare degli uomini. La vicenda di Belinda e dell'apertura della latteria invece è trattata abbastanza superficialmente per cui, per quel che mi riguarda, non è stato possibile farmi un'idea chiara del personaggio o delle sue potenzialità, mentre la crisi matrimoniale del padre e della madre di lei sono una questione, piuttosto stereotipata, che risulta marginale rispetto agli avvenimenti del borgo. Persino il mistero che aleggia intorno al ritrovamento nella latteria e che coinvolge il fantasma del ciabattino sviene risolto in modo così fortuito e semplicistico da perdere qualunque fascino. 
Lo stesso Borgo Propizio, che immagino agli occhi dell'autrice abbia una fisionomia e delle connotazioni ben precise, ai miei occhi non è apparso altro che come uno sfondo davanti al quale far muovere e interagire personaggi più o meno bizzarri, ma un luogo senz'anima, senza storia. Così per i protagonisti, nessuno dei quali è abbastanza caratterizzato da permettere al lettore di immedesimarsi o di affezionarsi. Anche il tono ottimistico e un po' favolistico del romanzo, in mancanza di qualche riflessione più profonda o di una maggiore sfaccettatura dei personaggi, risulta a tratti stucchevole, mentre la storia si dipana in modo lineare e prevedibile. Sulla copertina del libro è riportata un commento che definisce Borgo Propizio una ricetta ben riuscita. A mio parere invece si tratta di un piatto che si può anche mangiare con gusto, ma che manca di sostanza.

VOTO: 6 e 1/2