martedì 14 marzo 2017

Il libro del giorno # Ninfee nere di Michel Bussi

Ben ritrovati lettori di passaggio, oggi ho trovato un po' di tempo per parlarvi di una lettura che, non del tutto colpevolmente, mi ha trascinata nel blocco del lettore che mi affligge ormai da una paio di settimane.


Titolo: Ninfee nere
Autore: Michel Bussi
Editore: Edizioni E/O
Traduttore: A. Bracci Testasecca
Dati: pp. 394, €16.

Ninfee Nere di Michel Bussi è un romanzo giallo piuttosto originale, le cui prime righe mi hanno subito convinta a proseguire la lettura:

Tre donne vivevano in un paesino.
La prima era cattiva, la seconda bugiarda e la terza egoista.
Il paese aveva un grazioso nome da giardino: Giverny.

La storia si svolge infatti a Giverny, il villaggio della Normandia in cui Monet visse e dipinse per anni, ritraendo in centinaia di tele le ninfee del laghetto nel suo giardino.
Al di là del torrente che delimita la proprietà, oggi meta privilegiata di turisti e appassionati di pittura, in un vecchio mulino dall'aspetto minaccioso, vive una donna anziana. In quello stesso torrente viene rinvenuto il cadavere di un uomo, uno stimato medico del paese, conosciuto anche come appassionato di arte e di belle donne. Accanto al corpo viene trovata una strana cartolina che sembra riferirsi al compleanno di un bambino, corredata di una oscura citazione. Incaricati dell'indagine sono l'ispettore Lauranc Serenac, fresco di trasferimento, e il suo vice, il puntiglioso Silvio Benavides.
La strada dell'ispettore si incrocia fin da subito con quella della maestra del paese, la bella Stephanie Dupain, sposata da anni ormai con un uomo che non ama e desiderosa di fuggire da Giverny e cominciare una nuova vita. Anche Fanette, una bambina di undici anni con un grande talento per la pittura, sogna di lasciare il villaggio e la misera casa che occupa con la madre e di vedere il mondo e per questo segue i consigli di James, un anziano pittore americano che la sprona a coltivare la sua passione, nonostante la contrarietà della madre e la perplessità dei suoi amici.
La vicenda si dipana davanti agli occhi del lettore seguendo tre percorsi che sembrano procedere parallelamente. Uno ci viene raccontato in prima persona dalla anziana e misteriosa donna che sembra sapere molto più di quanto non ci faccia capire; il secondo percorso segue le indagini della polizia sul delitto di Jerome Morval e in particolare il rapporto che si crea tra Serenc e Benavides e tra Serenac e Stephanie Dupain; infine il terzo percorso viene narrato da Fanette e riguarda principalmente il suo rapporto con i compagni, Vincent e Paul e l'impegno della bambina per finire un quadro da presentare ad un concorso di pittura.
La prima parte del libro è sicuramente intrigante, a partire dall'ambientazione, un villaggio, Giverny, che sembra avere una doppia faccia, quella luminosa dei turisti entusiasti, dei tavolini dei Caffè gremiti, del via vai dei pulman carichi di visitatori, ma anche quella piena di ombre dei segreti e delle ossessioni che gli abitanti celano dietro le porte delle loro case. 
La parte centrale del romanzo tuttavia mi ha annoiata. Le tre vicende sembrano procedere lentamente e in modo disarmonico, spesso le riflessioni, i pensieri e i comportamenti delle due narratrici inaffidabili mi sono sembrati poco consoni alle rispettive età delle protagoniste, ma è soprattutto la parte riguardante l'indagine che  ho trovato eccessivamente lacunosa. I due poliziotti, nonostante lo zelo di Benavides e l'istinto di Serenac, sembrano non arrivare a nulla, inoltre il fatto che l'ispettore si invaghisca immediatamente della maestra e che concentri si di lei gran parte della sua attenzione, indebolisce ulteriormente la parte investigativa. Il personaggio di Stephanie poi mi ha ricordato altri personaggi letterari che non amo particolarmente, donne belle e capaci che sposano uomini che le adorano, pur non amandoli, per sentirsi protette, sostenute e complete di fronte alla società, salvo poi rendersi conto di essersi chiuse in gabbia da sole e aspirare con ogni fibra del loro corpo a qualcos'altro, ad una felicità che però non pensano di poter ottenere da sole, ma solo accanto ad un altro uomo, in questo caso l'aitante ispettore venuto da lontano. 
Nella parte finale però il romanzo riserva parecchie sorprese al lettore, in primis il colpo di scena con cui finalmente si svela il legame tra le tre protagoniste femminili e che io non avevo lontanamente immaginato, oltre ad altri stratagemmi e particolari che sono stati disseminati dall'autore per sviare i lettori e portarli fuori strada. Interessanti anche gli aneddoti e le curiosità riguardanti la vita e le opere di Monet, che arricchiscono la narrazione e rendono più vivida l'immagine di Giverny.
Per quanto riguarda la risoluzione del giallo, o meglio dei gialli, nonostante l'originalità dell'epilogo, ho trovato anche in questo caso alcuni particolari stonati, di cui però non posso chiarire meglio la natura per non rovinarvi la sorpresa.
Pur avendo un po' faticato ad entrare in sintonia con i personaggi e non avendo apprezzato del tutto il romanzo, non posso non assegnare un mezzo voto in più per come l'autore è riuscito a deviare del tutto la mia attenzione dal fulcro dell'intera vicenda per poi spiazzarmi con un colpo di scena sicuramente geniale.

VOTO: 7