lunedì 24 aprile 2017

Il libro del giorno # I ragazzi della 56° strada di S.E. Hinton

Nella vita del lettore tanto è cocente la delusione quando un libro su cui nutrivamo grandi speranze non mantiene le aspettative, quanto è grande la soddisfazione per una lettura affrontata con leggerezza e che invece ci stupisce positivamente. Per me la lettura de I ragazzi della 56° strada di S.E. Hinton rientra appieno in questa seconda categoria di letture. 


Titolo: I ragazzi della 56° strada
Autore: S.E. Hinton
Editore: Castelvecchi
Dati: pp. 175, €15.

Capita a volte di imbattersi in un romanzo in modo del tutto casuale e di portarselo a casa senza stare troppo a pensarci ed è questo che è accaduto a me con questo romanzo. Avevo sentito parlare sporadicamente di The Outsiders, il titolo originale, come di un cult per generazioni di giovani lettori americani, ma non essendo particolarmente attratta dalla narrativa americana in generale e degli anni '60 in particolare, non gli avevo mai prestato particolare attenzione. Sono rimasta però incuriosita dalla biografia della sua autrice, Susan Eloise Hinton, che ha scritto questo romanzo poco più che ventenne, pubblicato poi dagli editori come opera di S.E. Hinton, in modo che non fosse immediatamente chiaro che l'autrice era una donna. Il romanzo tuttavia riscosse grande successo, così come alcuni altri libri dell'autrice che però ha sempre vissuto lontano dai riflettori e in modo estremamente appartato, tanto da essere paragonata a J.D. Salinger, come si legge nella bandella a fine volume. Il fatto che l'autrice fosse così giovane spiega la semplicità e la vitalità che contraddistinguono la storia di un gruppo di amici che formano la banda dei Greaser, giovani dei quartieri poveri della città, accomunati dalle difficoltà economiche e dal fatto di avere alle spalle famiglie assenti se non violente. Per i membri della banda essere un Greaser non significa solo portare i capelli lunghi e la brillantina o arrotondare stipendi da fame con piccoli furti, ma significa far parte di una famiglia di elezione in cui tutti si guardano le spalle a vicenda e la solidarietà va oltre le differenze caratteriali. A raccontarci com'è la vita in certi quartieri è Ponyboy, che ha appena compiuto quattordici anni e vive con i fratelli maggiori, il serio ed esigente Darry e l'irrefrenabile Sodapop, dopo la morte dei genitori. Pony è il più giovane della banda, in parte è orgoglioso di essere un Greaser, di essere riconosciuto come membro della banda e di avere il coraggio di affrontare quello che comporta, comprese le botte e il disprezzo della gente, ma in parte non può fare a meno di essere diverso dalla maggior parte degli altri membri, di voler studiare, vedere altre cose, di cercare un futuro diverso da quello desolante offerto a coloro che vivono dal loro lato della città. E a rendere il senso di ingiustizia e di disuguaglianza ancora più acuto, ci pensano i Socs, la banda dei signorini, i figli delle famiglie benestanti del West Side, che girano ben vestiti alla guida di auto costose, e che compiono reati e ingaggiano risse più per noia che per altro. Proprio da un'aggressione da parte dei Socs ai danni di Pony e del suo amico Johnny prende il via una catena di eventi drammatici che sconvolgeranno la vita di tutti i membri della banda. Nonostante le tematiche portanti del romanzo siano quelle non certo nuove della lotta di classe e della ribellione giovanile, l'autrice ha saputo raccontare la sua storia in modo incredibilmente diretto, grazie anche all'immediatezza resa dalla scelta del narratore e dalla semplicità della prosa, che nella traduzione (peraltro anonima) risulta colloquiale e viva, ai limiti dell'elementare. I personaggi sono talmente ben delineati nei loro caratteri così diversi, negli atteggiamenti, nel modo di esprimersi, da rendere i dialoghi realistici e le situazioni, anche le più drammatiche, plausibili. Non c'è retorica nella narrazione, non c'è pietismo, i Graser sanno di essere dei balordi, dei teppisti, non se ne vantano, ma nemmeno se ne vergognano, semplicemente è così che stanno le cose per quelli come loro ed hanno la consapevolezza che difficilmente miglioreranno in futuro. Pony, nonostante sia ancora quasi un bambino, è perfettamente cosciente di questa situazione, ma non è ancora così indurito da non riuscire a sognare qualcosa di meglio, da non sperare qualcosa di più per se e per i suoi fratelli e allo stesso tempo è maturo al punto da intravedere nelle azioni dei Socs, di quei signorini odiati ed invidiati, un malessere che ne è la causa. Né Pony né gli altri Graser possono capire il malessere di questi ragazzi che ai loro occhi hanno tutto quello che loro non otterranno mai, nemmeno in una vita di lavoro, ma il fatto che non lo capiscano e non possano dare un nome a questo malessere non significa che questo non esista e Pony ne è cosciente. Saranno sempre gli uni contro gli altri, ma in fondo anche i nemici sono solo ragazzi.
A colpirmi di più è stato proprio la rappresentazione di una violenza sistematica, ma non autocompiaciuta, di un degrado materiale e morale in cui però c'è posto per gesti di sorprendente tenerezza, di coraggio e di altruismo.
Una lettura che mi ha stupita, che non credevo potesse risultare così potente pur nella sua estrema semplicità, un romanzo che ha creato polemiche e dal quale, inoltre, è stato tratto un film diretto da Coppola che non ho mai visto, nel cast del quale compaiono molti attori che pochi anni dopo otterranno grande fama, come Tom Cruise, Patrick Swayze ed Emilio Estevez e che adesso sono curiosa di recuperare.

VOTO: 8+