lunedì 29 maggio 2017

Il libro del giorno # Longbourn House di Jo Baker

Buon inizio settimana lettori di passaggio, Maggio ormai è agli sgoccioli e nonostante io non sopporti il caldo e i mesi estivi mi abbattano come un branco di rinoceronti alla carica, da un punto di vista letterario sono contenta di chiudere un mese decisamente deludente. Oggi infatti vi parlo di un romanzo su cui nutrivo alte aspettative e che invece mi ha delusa molto, Longbourn House di Jo Baker.

Titolo: Longbourn House
Autrice: Jo Baker
Editore: Einaudi
Traduzione: G. Boringhieri
Dati: pp. 382, €13.

Longbourn House è la residenza della famiglia Bennet composta da padre, madre e cinque figlie tra i quindici e i ventidue anni tutte da maritare. Se questa premessa non vi ricorda nulla probabilmente non avete letto Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen ed infatti è proprio a questo romanzo che l'autrice si è ispirata per raccontarci la storia della servitù che vive e lavora a Longbourn.
A mandare avanti la casa infatti ci sono la severa governante Mrs. Hill, il suo anziano marito e due cameriere, la giovane Sarah e Polly che è poco più di una bambina. A loro si aggiungerà inaspettatamente un valletto, James, che si dimostrerà ben presto un ottimo lavoratore, ma decisamente sfuggente e misterioso. Mentre a Longbourn le giornate della famiglia Bennet si susseguono tra tè e ricevimenti, visite di cortesia e balli, quelle della servitù cominciano prima del sorgere del sole e sono scandite da un duro lavoro che sembra non finire mai. 
L'autrice si concentra in particolar modo sulla fatica e sul tedio che comportano molti dei doveri, alcuni dei quali particolarmente sgradevoli, che gravano sulle spalle di Sarah, la giovane cameriera rimasta orfana da bambina e da allora a servizio, nonostante sogni per sé un futuro diverso, vedere il mondo oltre i confini di Longbourn e magari trovare l'amore. Così quando viene assunto James, Sarah non può fare a meno di fantasticare su cosa potrebbe nascere da questa nuova conoscenza, rimanendo ben presto delusa dalla freddezza di lui, che dal canto suo, frena ogni tipo di familiarità con la ragazza per paura di doverle rivelare i segreti che l'affliggono. 
Sarah sembra quindi pronta a rivolgere le proprie attenzioni ad altri, ma le cose tra lei e James sono destinate a cambiare e il rapporto che si crea tra di loro finirà per influire anche sulle dinamiche della casa. Non mi dilungo oltre sulla trama, anche perché raccontandola così  per sommi capi non mi permette di farvi capire i motivi del mio disappunto riguardo questo romanzo, quindi passerò immediatamente a spiegarvi le ragioni per cui non sono riuscita ad amare un libro che sulla carta aveva tutti i requisiti per conquistarmi. 
Paradossalmente il motivo principale è proprio l'idea di base a cui l'autrice è ricorsa per costruire il suo romanzo, ovvero utilizzare Longbourn House come cornice e far interagire seppur limitatamente i personaggi di Orgoglio e pregiudizio con quelli da lei creati. Quello che nelle intenzioni dell'autrice doveva essere, come da lei stessa scritto nella postfazione, un omaggio al capolavoro della Austen, a mio parere si limita ad essere uno specchietto per le allodole, un richiamo irresistibile per tutti coloro che, come me, sono attratti da ogni riferimento ai romanzi austeniani.
Questa scelta però si è rivelata, a mio giudizio, un' arma a doppio taglio, perché all'interno del romanzo, parallelamente alle vicende della servitù, si ripercorrono passo passo gli avvenimenti che si incontrano in Orgoglio e pregiudizio, seppur narrati da un diverso punto di vista e questo continuo rimando espone l'opera della Baker ad un confronto impietoso con la Austen. Infatti anche se l'autrice scrive discretamente e alcuni punti della narrazione risultano particolarmente riusciti, nel suo romanzo non c'è nulla della genialità, dell'arguzia e dell'umorismo della Austen. 
L'intento della Baker sembra costantemente quello di sottolineare l'ingiustizia sociale in cui versava la servitù dell'epoca, oberata di lavoro, costretta a svolgere mansioni spesso degradanti e trattata con superficialità se non con crudeltà dai padroni, ma anche comprendendo e appoggiando questo intento, il risultato ottenuto non è stato quello sperato, innanzitutto perché il continuo calcare la mano sullo scontento e sulle rimostranze da parte della servitù ed in particolar modo di Sarah, rendono la lettura ripetitiva e piuttosto pesante, ma anche perché l'autrice, per perseguire il suo obbiettivo, ha volontariamente e sistematicamente deformato i caratteri dei personaggi creati da Jane Austen, a partire da Elizabeth, dalla Signora Bennet, da Mister Collins, per non parlare del modo ai limiti dell'oltraggioso in cui viene ritratto il signor Bennet.
Per di più i personaggi creati da Jo Baker non traggono alcun profitto dal modo irriguardoso con cui vengono dipinti i personaggi austeniani, infatti mancano completamente di profondità, di fascino e di sfaccettature. Solo James, il protagonista maschile risulta maggiormente approfondito, grazie alla parte della narrazione che si svolge lontano da Longbourn, in un lungo flashback riguardante la guerra in Spagna e Portogallo combattuta dalle milizie inglesi contro Napeoleone e che, a mio avviso, è la parte più riuscita del romanzo. Diversamente gran parte della storia si dipana senza eventi di particolare rilievo ed anche la storia d'amore tra i due protagonisti risulta poco coinvolgente e prevedibile.
Più che un omaggio al romanzo della Austen, leggendo Longbourn House si ha la sensazione che l'autrice volesse togliere il velo che in Orgoglio e pregiudizio faceva sembrare tutto sfavillante, brioso e vivace, per mostrare al lettore le difficoltà, le miserie e le bassezze tenute ben celate agli occhi dei lettori, in una sorta di tentativo di smitizzare un classico della letteratura inglese, operazione per la quale sarebbe stato necessario che la Baker possedesse un talento se non pari, almeno vicino a quello di Jane Austen. ma siccome è palese che così non è, l'autrice avrebbe ottenuto un risultato sicuramente migliore se avesse deciso di ambientare la sua storia in una qualunque altra casa nobiliare dell'epoca senza scomodare la famiglia Bennet.
Per tutte queste ragioni nono posso onestamente valutare positivamente questa lettura, pur avendo letto in passato romanzi oggettivamente peggiori, sia da un punto di vista stilistico che di contenuti, ma chi, come me, ha letto e riletto il romanzo di Jane Austen, non potrà non notarne i difetti e provare al contempo un certo fastidio in molti punti, per cui mi sento di consigliarne la lettura solo a chi non ama particolarmente la zia Jane o a chi non ha ancora letto Orgoglio e pregiudizio, con la calorosa raccomandazione di leggerlo subito dopo.

VOTO: 6 e 1/2