giovedì 31 maggio 2018

Caro libro perché ti ho abbandonato


Ben ritrovati lettori di passaggio, oggi vorrei parlarvi di un argomento di cui volevo discutere con voi già da un po', ovvero abbandonare o meno un libro in lettura e perché.
Dovete sapere che quando io leggo un libro, un qualsiasi libro, io leggo tutto, ma proprio tutto: prefazione, postfazione, seconda e quarta di copertina, biografia dell'autore, note e pure i  ringraziamenti. Non salterei mai una pagina, ma neppure una semplice riga. Non riuscirei a pensare di aver letto un libro saltellando parole qua e là o tralasciando altri contenuti presenti nel volume e questo è uno dei motivi che fanno di me una lettrice piuttosto lenta. Probabilmente è un comportamento un po' maniacale, ma è così che io mi approccio alla lettura. Di conseguenza, visto che i libri da leggere sono tanti e il tempo è sempre poco, quando una lettura non mi piace, mi annoia o non riesce a catturare la mia attenzione preferisco abbandonarla e passare ad altro. In media questo capita almeno quattro o cinque volte l'anno, sia con volumi appena iniziati sia a lettura abbastanza avanzata e oggi vi vorrei parlare di alcuni dei libri più conosciuti che ho abbandonato negli ultimi anni e dei motivi per cui li ho abbandonati.

LA STRANIERA DI DIANA GABALDON
La trama:
Nel 1945 Claire Randall, un'infermiera militare, si riunisce al marito alla fine della guerra in una sorta di seconda luna di miele nelle Highland scozzesi. Durante una passeggiata la giovane donna attraversa uno dei cerchi di pietre antiche che si trovano in quelle zone. All'improvviso si trova proiettata indietro nel tempo, di colpo straniera in una Scozia dilaniata dalla guerra e dai conflitti tra i clan nell'anno del Signore 1743. Catapultata nel passato da forze che non capisce, Claire si trova coinvolta in intrighi e pericoli che mettono a rischio la sua stessa vita e il suo cuore.

Perché l'ho abbandonato:
La trama mi aveva attirata molto per l'ambientazione e per l'elemento paranormale dei viaggi nel tempo e i primi capitoli li ho letti volentieri nonostante non fossi entrata molto in empatia con la protagonista che ho trovato fin dall'inizio molto fredda. Arrivata però a circa la metà delle 838 pagine di questo bel malloppone l'autrice ha virato verso il genere romance in un modo che non mi è proprio piaciuto. 
ATTENZIONE SPOILER IN ARRIVO...
Al lettore è chiaro fin dall'inizio che c'è attrazione tra Claire e Jamie, il protagonista maschile, e tra i due il rapporto si sta evolvendo senza però essere arrivati ancora ad uno stadio di vera intimità, quando l'autrice inserisce un escamotage, non necessario ai fini della trama, che poteva benissimo procedere in altro modo, per far sì che i due protagonisti "debbano" sposarsi e dare così il via a ripetute scene di sesso. Io non ho nulla in contrario ad una giusta dose di romance in un romanzo se è coerente con la storia, ma in questo caso è palese che l'autrice abbia creato una situazione ad hoc finalizzata a giustificare scene di passione, scritte non so se per proprio divertimento o per conquistare anche un pubblico di lettori di harmony a sfondo storico. Avrei capito se lo stesso escamotage fosse stato inserito alla fine del romanzo in vista dei numerosi seguiti, ma avrei preferito grandemente che l'autrice lasciasse crescere il rapporto tra i protagonisti in modo naturale senza usare scorciatoie. Tutt'al più che Claire, nella sua epoca è sposata con Frank e temo che l'autrice abbia usato l'espediente del matrimonio obbligato con Jamie per "giustificare" la sua protagonista che è caduta fra le braccia di un altro senza farsi nemmeno tanto pregare. Non so se questo fosse il reale intento dell'autrice, ma io trovo solo il pensiero offensivo per l'intelligenza del lettore. Non avrei avuto nulla da obiettare se le scene di passione fossero state dolo il frutto dell'innamoramento tra i due, ma vederle inserire così a forza, giustificate dal fatto che i due sono stati fatti sposare lo trovo ridicolo e perfino bigotto.
In sostanza non ho abbandonato La straniera tanto per le scene di sesso quanto perché mi sono sentita presa in giro dall'autrice, cosa che non tollero e che mi guasta irrimediabilmente la lettura.

IL MIO SPLENDIDO MIGLIORE AMICO DI A.G. HOWARD
La trama:
Alyssa Gardner riesce a sentire i sussurri dei fiori e degli insetti. Peccato che per lo stesso dono sua madre sia finita in un ospedale psichiatrico. Questa maledizione affligge la famiglia di Alyssa fin dai tempi della sua antenata Alice Liddell, colei che ha ispirato a Lewis Carroll il suo "Alice nel Paese delle Meraviglie"... Quando la malattia mentale della madre peggiora improvvisamente, però, Alyssa scopre che quello che lei pensava fosse solo finzione è un'incredibile verità: il Paese delle Meraviglie esiste davvero, è molto più oscuro di come l'abbia dipinto Carroll e quasi tutti i personaggi sono in realtà perfidi e mostruosi. Per sopravvivere e per salvare sua madre da un crudele destino che non merita, Alyssa dovrà rimediare ai guai provocati da Alice e superare una serie di prove... Di chi potrà fidarsi? Di Jeb, il suo migliore amico, di cui è segretamente innamorata? Oppure dell'ambiguo e attraente Morpheus, la sua guida nel Paese delle Meraviglie?

Perché l'ho abbandonato:
Questo è un tipico caso in cui ho dato più importanza all'estetica rispetto alla sostanza perché già dalla trama avrei dovuto sospettare che avrei potuto avere problemi con questo romanzo, ma le copertine di questa trilogia mi piacevano così tanto che alla fine ho ceduto e ho acquistato il primo libro. L'idea di riscrivere il Paese delle meraviglie in una veste più dark mi ispirava molto, ma quando la storia ha iniziato ad entrare nel vivo dell'azione, ho trovato il risultato molto confuso. Se già questo non mi avesse rallentato nella lettura, man mano che si va avanti si accentuano altri due difetti che mi fanno sempre storcere il naso soprattutto nei romanzi scritti per un target di lettori young adult, ovvero il triangolo amoroso e il fatto che i protagonisti siano caratterizzati un po' con l'accetta, ovvero in modo un po' superficiale. Probabilmente andando avanti con la storia, quest'ultimo è un difetto che potrebbe essere stato risolto dall'autrice, ma in generale la storia e i personaggi non mi hanno convinta abbastanza da andare oltre la metà del romanzo.

IL GIARDINO DEI MUSI ETERNI DI BRUNO TOGNOLINI
La trama:
Ginger, una splendida gatta Maine Coon, si è appena risvegliata nel Giardino dei Musi Eterni, un cimitero per animali. Anche lei adesso è un fantasma, anzi un Àniman, uno spirito che fa parte dell'anima del mondo, invisibile agli occhi umani. La vita di Ginger e i suoi amici Àniman, tra cui il pastore maremmano Orson, il beagle hacker Turing e la saggia e oracolare tartaruga Mamma Kurma, trascorre felice fra tuffi nella pioggia per diventare nuvole, corse nel vento in cui le loro identità si scambiano, chiacchierate e visite di un'umana un po' speciale, chiamata Nonnina. Ma oscure minacce incombono su di loro: nessuno sa spiegarsi alcune misteriose sparizioni e il terreno del cimitero sta per essere venduto a una società edile. E, come se non bastasse, i peluche dei bambini in visita dai loro piccoli amici hanno uno sguardo quasi vivo, inquietante...

Perché l'ho abbandonato:
In questo caso si tratta di un libro per ragazzi, genere che a me appassiona molto, nonostante la veneranda età, e con protagonisti principali degli animali che, una volta morti, si risvegliano in un giardino che è una sorta di limbo ideale in cui trascorrere insieme un tempo infinito. L'idea è assolutamente interessante e trovo che l'autore scriva molto bene e che abbia dato una risposta intelligente riguardo a cosa succede alle anime degli animali che muoiono e che secondo lui si fondono in un certo senso nell'anima eterna di tutti gli animali vissuti e viventi. Il problema che ho avuto con questo libro però è stata proprio la storia che procede in modo estremamente lento, molte pagine sono dedicate alle riflessioni di Ginger sulla sua nuova condizione e molte altre ai giochi  e ai passatempi degli abitanti del giardino, mentre i veri e propri fatti e le scoperte degli animali riguardo le misteriose scomparse che si susseguono sono eccessivamente diluite nella narrazione e arrivata un po' oltre la metà ho gettato la spugna e abbandonato il romanzo per sopraggiunta e insuperabile noia.
Tuttavia questo libro lo avevo preso in ebook e non escludo un giorno di dargli un'altra possibilità. 

SARA AL TRAMONTO DI MAURIZIO DE GIOVANNI
La trama:
Sara non vuole esistere. Il suo dono è l'invisibilità, il talento di rubare i segreti delle persone. Capelli grigi, di una bellezza trattenuta solo dall'anonimato in cui si è chiusa, per amore ha lasciato tutto seguendo l'unico uomo capace di farla sentire viva. Ma non si è mai pentita di nulla e rivendica ogni scelta. Poliziotta in pensione, ha lavorato in un'unità legata ai Servizi, impegnata in intercettazioni non autorizzate. Il tempo le è scivolato tra le dita mentre ascoltava le storie degli altri. E adesso che Viola, la compagna del figlio morto, la sta per rendere nonna, il destino le presenta un nuovo caso. Anche se è fuori dal giro, una vecchia collega che ben conosce la sua abilità nel leggere le labbra - fin quasi i pensieri - della gente, la spinge a indagare su un omicidio già risolto. Così Sara, che non si fida mai delle verità più ovvie, torna in azione, in compagnia di Davide Pardo, uno sbirro stropicciato che si ritrova accanto per caso, e con il contributo inatteso di Viola, e del suo occhio da fotografa a cui non sfugge nulla. Maurizio de Giovanni ha dato vita a un personaggio che rimarrà tra i più memorabili del noir italiano. Sara, la donna invisibile che, dal suo archivio nascosto in una Napoli periferica e lunare, ci trascina nel luogo in cui tutti vorremmo essere: in fondo al nostro cuore, anche quando è nero.
Perché l'ho abbandonato
Mi rendo conto che questo romanzo di recente uscita è piaciuto praticamente a tutti ed io stessa ho letto in giro molte recensioni positive e devo ammettere che il primo capitolo ha conquistato anche me. Mi è piaciuto il modo in cui l'autore ha presentato il personaggio di Sara, una donna dall'aspetto anonimo che, passando inosservata, studia il comportamento degli altri nei minimi dettagli riuscendo persino a leggere le labbra e le posture, ma anche una donna di mezz'età che sta soffrendo per la morte del suo grande amore, l'uomo per il quale ha abbandonato marito e figlio e con cui ha condiviso vita e lavoro. A questo si è aggiunto il dolore per la morte prematura di quel figlio perso da tanto tempo, con la cui compagna incinta Sara sta cercando di creare un legame.
Non avendo mai letto nulla di De Giovanni non avevo aspettative di alcun tipo, ma pagina dopo pagina è come se le promesse di quel primo capitolo così riuscito, fossero state disattese una per una. 
Lo stile dell'autore ad esempio, che a una prima lettura avevo trovato asciutto, si appesantisce nei capitoli successivi di descrizioni poco coerenti con i toni della narrazione e che allo stesso tempo non riescono a creare una vera e propria atmosfera. Nella trama si specifica che il romanzo è ambientato a Napoli, ma io sinceramente non capisco come questo sia possibile da stabilire, almeno fino alla metà del libro, punto in cui ho mollato il colpo.
Il personaggio di Sara, che ho comunque apprezzato per il fatto di essere una donna non convenzionale e che ha il coraggio delle proprie scelte, ha però una certa dose di supponenza che non amo molto, mentre gli altri personaggi sono per lo più degli stereotipi, a partire da Davide Pardo.
Onestamente di poliziotti stropicciati che hanno problemi con le donne, modi bruschi, ma tanta umanità, i romanzi sono pieni; in questo caso mancava un impermeabile stazzonato e il cliché sarebbe stato perfetto. Non mi è piaciuto nemmeno il personaggio di Teresa, la vecchia collega di Sara, non tanto in sé, quanto nell'uso che ne fa l'autore, come se descrivendo una donna con caratteri opposti alla protagonista, potesse in qualche modo avvantaggiare quest'ultima nella stima dei lettori.
Dove l'una è ha un aspetto anonimo e dimesso l'altra è sempre agghindata e sexy; mentre Sara ha dedicato tutta la vita al suo unico grande amore l'altra corre dietro ai giovanotti, mentre la prima si è ritirata dal lavoro per la vita privata, l'altra è un'ambiziosa carrierista. Un dualismo che ho trovato stucchevole e che secondo me non serve a nulla ai fini della caratterizzazione della protagonista. Infine il giallo vero e proprio di cui si persegue la risoluzione del romanzo non mi ha incuriosita abbastanza da indurmi a continuare la lettura. 

Spero che questo post sia utile per voi lettori per capire cosa cerco in un romanzo e cosa invece proprio non sopporto e spero anche che nessuno di voi rimanga troppo male alla vista di certi "abbandoni celebri". Fatemi sapere se invece a voi questi romanzi sono piaciuti e perché e quali romanzi avete abbandonato voi!