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sabato 27 agosto 2016

Il libro del giorno # Scrivere è un mestiere pericoloso di Alice Basso

Ben ritrovati lettori di passaggio! Scusatemi per la lunga assenza, non ero in qualche esotica località di vacanza, ho semplicemente avuto problemi con il computer, inoltre con tutto quello che è successo in Italia questa settimana non me la sono sentita di aggiornare il blog prima.
Comunque spero che i miei vaneggiamenti sui libri vi siano mancati un pochino e torno a parlarvi di una delle mie letture di questa estate, Scrivere è un mestiere pericolo di Alice Basso, secondo volume della serie con protagonista la ghostwriter Vani Sarca.


Titolo: Scrivere è un mestiere pericoloso
Autore: Alice Basso
Editore: Garzanti
Dati: pp. 341, €16,40.

Vani Sarca lavora ancora come ghostwriter per la casa editrice L'Erica e, grazie alle sue capacità di osservazione e al talento naturale nel leggere e capire le persone che ha di fronte, ha un nuovo secondo lavoro come consulente della polizia. Due mondi distanti che però finiscono per venire in contatto quando le viene assegnata la stesura di un libro di ricette e memorie dell'anziana cuoca che ha lavorato per una vita presso la nota famiglia torinese Giay Marin.
Nonostante a firmare il libro debba essere un'insopportabile food blogger che impazza tra web e televisione e nonostante Vani non sappia niente di cucina, il lavoro si rivela meno spiacevole del previsto, sia perché ad insegnarle i rudimenti della cucina c'è il commissario Berganza, il suo capo della polizia, sia perché Irma, l'anziana cuoca, si rivela una donna acuta e spiritosa; ma durante una delle interviste in cui si affronta lo spinoso argomento della morte di uno dei figli dello stilista Giay Marin, ad opera del fratello, Irma confessa candidamente di essere stata lei e non Aldo ad avvelenare Adriano e che quindi c'è un innocente in galera da cinque anni.
Combattuta tra l'apparente credibilità di questa confessione e l'intima speranza che Irma stia mentendo, a Vani non resta che informare Berganza perché faccia riaprire il caso.
In questo secondo volume è stato dato maggiore spazio al mistero da risolvere e di conseguenza al commissario Berganza e alla sua squadra di poliziotti e meno alla vita privata di Vani, nonostante il suo ex Riccardo, dopo l'eclatante rottura alla fine del primo volume, faccia la sua apparizione in più di un'occasione. Tra le note positive del romanzo c'è anche, senza dubbio, il personaggio di Irma, una donna che ha dedicato tutta la sua vita alla famiglia Giay Marin e che è stata amata da tutti i suoi membri, non solo per le sue capacità, ma anche per la sua schiettezza e la sua pratica intelligenza.
Per quanto abbia apprezzato questo secondo romanzo più del primo, non sono rimasta conquistata dalla serie come molti altri lettori e ho riscontrato anche in questo caso molti elementi che non mi erano piaciuti al primo incontro con questa autrice. Ritengo che Alice Basso scriva decisamente bene perché la sua prosa è scorrevole, ma non elementare, lo stile è brillante e spiritoso, ma per quel che riguarda i contenuti sono principalmente due gli elementi che mi impediscono di apprezzare i suoi libri fino in fondo.
Innanzitutto io non amo il personaggio di Vani Sarca. Nonostante anche io non sia una persona particolarmente socievole, non riesco ad empatizzare con lei e trovo i suoi atteggiamenti scostanti e saccenti. Spesso la protagonista si lamenta di un lavoro mal pagato e insoddisfacente che non si è ritrovata a fare per caso o necessità, ma che ha fortemente voluto. Inoltre il continuo manifestare indifferenza verso tutto e tutti, per poi smentire con i fatti le parole e i propositi fa sembrare il personaggio "costruito" e questo è strano da dire parlando di un personaggio letterario.
La cosa che più mi irrita però è il fatto che Vani si senta un'incompresa, come se fosse l'unica, oltre a Berganza e pochi altri, a far funzionare il cervello in un mondo di persone dai ragionamenti elementari e quindi facili da leggere e manipolare, a partire dalla sua famiglia che è sempre descritta come gretta e superficiale. Il tono spesso usato per parlare degli altri è superbo e giudicante e i comportamenti sembrano quelli di una quindicenne arrabbiata con il mondo. Il tutto può anche risultare dissacrante e simpatico, ma se parlassimo di una protagonista adolescente  e non di una donna di trent'anni. L'altro problema è che la parte di trama tesa alla risoluzione del mistero, se pur meglio amalgamata al resto del romanzo rispetto al primo volume, resta con poco mordente. Per quanto il personaggio di Irma sia interessante e mi sia piaciuto il rapporto che si crea tra lei e Vani, le rivelazioni e i colpi di scena che si susseguono riescono a mandare avanti la trama, ma senza mai quel guizzo che possa scuotere la narrazione.
In sostanza per me si tratta di una lettura discreta, ma onestamente sono contenta di aver letto entrambi i volumi in prestito e non sento il desiderio di averli nella mia libreria. Se capiterà l'occasione non escludo di leggere altro di questa autrice, che ha senza dubbio del talento, ma continuo a considerare questa serie come una lettura non imprescindibile.

VOTO: 7+

lunedì 28 marzo 2016

Libri del mese # Marzo 2016

Buon pomeriggio lettori di passaggio, anche da voi il tempo è orribile? Qui da me a Pasquetta piove sempre quindi ci siamo abituati e ci consoliamo con il cioccolato! Oggi torno a parlarvi di alcune delle mie ultime letture e a lasciarvi la mia opinione riguardo due dei libri letti in questo mese di marzo. Si tratta di due romanzi completamente diversi, ma entrambi con una protagonista femminile moderna e di carattere.

Il primo di cui voglio parlarvi è L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome di Alice Basso, un romanzo di cui avevo sentito parlare molto bene e letto pareri  positivi in molti dei blog che seguo e che ho deciso di leggere anche perché tra i titoli bonus della Challenge di lettura a cui partecipo. Non sono riuscita a terminarlo in tempo per inserirlo nella prima tappa della Challenge, ma poco male, visto che con questo titolo ho comunque ottemperato ad uno dei nuovi obbiettivi posti per la seconda tappa e per l'esattezza l'obbiettivo numero quattro:

- Un libro il cui titolo contenga un mestiere.


Autore: Alice Basso
Editore: Garzanti
Dati: pp. 271, €14,90 cartaceo, €9,90 ebook.

Silvana Sarca, detta Vani, è una ghostwriter, una di quelle figure che lavorano dietro le quinte delle case editrici scrivendo libri, saggi, articoli al posto di coloro che, per mancanza di tempo o di talento si limitano a fornire materiale su cui lavorare e il proprio nome sull'opera finita. L'innata capacità di entrare nella testa degli altri, di dedurre molto di coloro che ha di fronte solamente con un'attenta osservazione e di adattare stile e contenuti in base alle diverse richieste, fanno di Vani una ghostwriter particolarmente brava e una risorsa fondamentale per la casa editrice per cui lavora.
A dispetto del ruolo che ricopre che richiede assoluta discrezione e la necessità di passare il più possibile inosservati, nella vita privata Vani si presenta in modo piuttosto peculiare, con un look dark che ricorda quello di Lisbeth Salander e un carattere misantropo e indisponente.
Proprio grazie al suo lavoro Vani ha conosciuto Riccardo Randi, un giovane e promettente scrittore che a ridosso della pubblicazione del suo secondo libro sembra aver perso completamente l'ispirazione e solo grazie al suo contributo vede la luce Più dritta come una corda di chitarra, un nuovo successo acclamato dai lettori e dalla critica. Ma anche a distanza di mesi, quando ormai la loro collaborazione è terminata, Riccardo sembra voler in tutti modi scalfire la corazza di cinismo e diffidenza che Vani si è creata e mentre dal punto di vista sentimentale sembrano esserci sviluppi positivi, dal punto di vista lavorativo la casa editrice ha affibbiato a Vani una vera scocciatura, cioè scrivere l'ennesimo volume de Le Cronache angeliche di Bianca, una elegante signora di mezz'età che afferma di parlare con gli angeli e di volerne diffondere i messaggi di pace e fratellanza.
Come se non bastasse Bianca scompare misteriosamente e Vani è sicura che si tratti di rapimento.
Con queste premesse il romanzo si preannuncia come una lettura di genere indefinito che mescola ironia, un pizzico di romanticismo e una venatura di giallo ed è quello che in effetti vi si trova leggendolo. Tuttavia devo ammettere che mi aspettavo qualcosa di più. 
La parte più riuscita riguarda senza dubbio il ruolo di Vani all'interno della casa editrice, il modo in cui riesce a mettere a frutto le sue capacità d'osservazione e il suo intuito e il quadro non sempre roseo che viene fatto del lavoro editoriale.
Altri elementi del romanzo invece mi sono sembrati meno convincenti, sviluppati in modo che definirei ingenuo, soprattutto riguardo la caratterizzazione della protagonista e la parte di trama riservata all'indagine sulla scomparsa di Bianca. 
Vani infatti mi è piaciuta per l'ironia, per le battute a volta molto azzeccate e per la fiducia che ha nelle proprie capacità, tuttavia non sono riuscita ad apprezzarla fino in fondo e ho trovato che alcuni suoi comportamenti fossero assolutamente contraddittori e che sotto l'armatura da cinica incompresa si nascondesse  una persona non poi così disinteressata delle apparenze e a tratti anche un po' spocchiosa. 
L'elemento giallo inserito nel libro è invece sviluppato in modo assolutamente poco realistico e, per quanto non mi sia dispiaciuto il personaggio di Berganza, tutta la parte relativa all'indagine ha davvero poca rilevanza nel contesto, se non come ponte per eventuali seguiti.
In sostanza ho trovato questo romanzo una discreta lettura di intrattenimento, ma niente di più.

VOTO: 7-


Del secondo libro vi parlerò davvero brevemente e non perché non l'abbia apprezzato, tutt'altro, mi è piaciuto moltissimo, ma non mi sento in grado di descrivere la profondità psicologica che l'autrice ha saputo donare alla sua protagonista, né i sentimenti contrastanti che questa lettura mi ha suscitato.
Il romanzo in questione è Il risveglio di Kate Chopin, pubblicato nel 1898 e così aspramente criticato dagli intellettuali dell'epoca per la presunta immoralità dei contenuti, da indurre l'autrice a abbandonare la scrittura.


Titolo: Il risveglio
Autore: Kate Chopin
Editore: Nova Delphi Libri
Traduttore: C. Martini
Dati: pp.240, €10.

Edna Pontellier è una donna di non ancora trent'anni, sposata con un ricco uomo d'affari di New Orleans e madre di due bambini. Durante una vacanza nell'isola di Grand Isle, complice la vibrante bellezza della natura e la devota compagnia di Robert, il galante figlio della padrona della pensione, in lei avverrà un graduale risveglio, non tanto dei sensi quanto della volontà.
Finora Edna ha condotto la propria vita seguendo la strada tracciata per lei, come per tante altre donne dell'epoca, prima dal padre e poi dal marito. Questi ha una precisa idea di come una donna debba essere e soprattutto di come una moglie e una madre debba apparire e comportarsi e a questo ideale Edna ha cercato senza troppo successo di uniformarsi pur notando un divario incolmabile dovuto non solo alla propria indole, ma anche ad una scintilla di ribellione fino ad allora sopita.
Spesso le è capitato di rammaricarsi per non essere all'altezza delle aspettative del marito e per aver sentito di non riuscire a partecipare alla vira familiare, ma di subirla come un peso, ma con il passare del tempo dal momento in cui ha sentito ogni passione dentro di sé  animarla con una  nuova intensità,  i sensi di colpa verranno via via rimpiazzati da una nuova sete di vita e dal desiderio di scoprire chi è davvero Edna. 
Nonostante gli ammonimenti dell'amica Madame Ratignolle, si lascia inebriare dai suoi sentimenti per Robert e senza che tra i due sia accaduto nulla oltre il semplice corteggiamento, torna a casa coltivando questo amore segreto che è insieme fantasia romantica e promessa di una vita diversa.
A differenza del marito, per il quale Edna non prova null'altro che un tiepido affetto dovuto alla consuetudine, Robert le ha permesso di essere se stessa ed è quasi con gratitudine che si convince di esserne innamorata. A differenza di altre protagoniste di romanzi classici, come ad esempio Madame Bovary, che hanno inutilmente cercato di placare la propria sete si vita abbandonandosi alla passione, o nascondendo il vuoto interiore dietro ad una facciata di lusso e di sperpero, Edna cerca di emanciparsi anche dal potere economico che il marito esercita su di lei, riprende a dipingere e a vendere i suoi lavori per poter abbandonare la grande casa di famiglia e rifugiarsi in un posto che sia tutto suo, in cui essere libera di disporre della propria vita . In tutto questo non possono non restare coinvolti anche i figli, che sono destinati a subire le decisioni di questa madre che pur amandoli, a modo suo, ammette di non poter sacrificare se stessa neppure per loro.
E questo è sicuramente l'elemento del romanzo che avrà fatto più indignare al momento della pubblicazione e certo non stupisce che un simile comportamento sia condannato quando anche al giorno d'oggi difficilmente potrebbe essere capito, e tuttavia da sempre esistono donne prive di istinto materno e tante che hanno invece deciso di avere figli più per "convenzione" che per reale desiderio di maternità. Edna in fin dei conti non è un'eroina, molte delle sue azioni possono sembrare più capricci che scelte di vita, ma è senza dubbio una creatura viva che evolve nelle pagine del libro.
Una ragazza che è diventata adulta, moglie e madre, senza avere la coscienza della persona che realmente è e che una volta iniziato a scoprire se stessa non può più rinunciare alla propria volontà anche a costo della vita stessa.

VOTO: 8 e 1/2