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lunedì 29 luglio 2019

Il libro del giorno # Siamo amici solo il mercoledì di Tania Paxia

Ben ritrovati lettori di passaggio, oggi approfitto della giornata un po' meno bollente per parlarvi della mia ultima lettura. Nei mesi scorsi, attratta da letture poco impegnative, mi sono avvicinata a qualche titolo young adult che ho trovato carino, così quando ho trovato altri libri del genere in edizione ebook a € 0.99 ne ho approfittato per prendere anche Siamo amici solo il mercoledì di Tania Paxia, una giovane autrice di cui avevo sentito parlare molto bene. Onde fugare ogni dubbio vi dico subito che il libro non mi è piaciuto, anzi mi ha proprio sconfortata al punto che non avevo voglia di leggere alcunché. Ma partiamo dall'inizio!


Titolo: Siamo amici solo il mercoledì
Autrice: Tania Paxia
Casa Editrice: Newton Compton
Dati: pp. 348, cartaceo € 7.90, ebook 0.99.

Quando ho letto la sinossi di questo romanzo ho pensato subito che mi sarei trovata davanti ad uno young adult di stampo classico, con una ambientazione di tipo scolastico che mi ricordava un po' le commedie rosa anni '80, che chi ha più o meno la mia età si ricorderà sicuramente. 
L'idea di base della storia ruota attorno al fatto che i due protagonisti, Woden e Carter, sono amici fin da ragazzini e continuano a passare insieme tutti i mercoledì, ribattezzati Woden's day, per tenere saldo il loro legame anche adesso che hanno diciassette anni. Per il resto della settimana invece si comportano da perfetti estranei. Nella mia beata ingenuità pensavo che il motivo dietro a questa messa in scena fosse un vero e proprio ostacolo al loro rapporto: il fatto che uno dei due si fosse trasferito in un'altra città e non semplicemente in un altro quartiere, un litigio tra i rispettivi genitori, che invece vanno d'amore e d'accordo...no, il motivo è semplicemente che Carter è diventato uno dei ragazzi più popolari del liceo perché è un giovane pilota del circuito Nascar ed è bello e corteggiato, mentre Woden è rimasta una studentessa piuttosto anonima. 
Vi lascio un minuto per metabolizzare la stupidità di questa motivazione... Io mi domando, in che modo salutare e conversare e magari uscire anche insieme ad una vecchia amica potrebbe in qualche modo danneggiare la "reputazione" di un diciassettenne che va al liceo? Capisco che la realtà delle scuole americane sia più classista e competitiva rispetto a quella italiana, ma io la trovo una motivazione davvero ridicola e anche offensiva per Woden, nonostante poi nel proseguo della narrazione sia addirittura lei a non voler rendere pubblica quella che è diventata una relazione tra i due per paura di perdere il rito del Woden's day.
Questo è il primo romanzo dell'autrice che abbia letto, ma come mi è capitato di notare con altre autrici, la scelta di ambientare i propri romanzi in cittadine fittizie degli Stati Uniti spesso è un espediente per sfruttare tutta una serie di topoi presenti nella narrativa anglosassone di questo genere e anche qui infatti sono presenti tutti gli elementi classici di quei romanzi e i cliché si sprecano. 
Ci sono gli sportivi e le cheerleader che in mensa pranzano al tavolo dei ragazzi popolari, ci sono gli studenti invisibili che invece pranzano ai tavoli in fondo alla mensa, ci sono le feste ad alto tasso di alcool e il gruppo di teatro, il protagonista è ovviamente bellissimo e si comporta da sciupafemmine perché ha un rapporto difficile con la madre e quindi non si fida delle donne, la protagonista femminile è ovviamente carina, ma non appariscente, intelligente e un po' nerd, manco a dirlo è vergine, tutte le altre ragazze che girano attorno al protagonista invece sono descritte come delle stupide sempre pronte a saltargli addosso e lui le tratta come delle bambole gonfiabili, mentre con Woden è tutto diverso perché lei è "speciale". In questo caso il protagonista, invece di essere il classico giocatore di football, è un pilota di auto, ma questo non cambia assolutamente le dinamiche della narrazione perché ha i medesimi effetti di qualsiasi altro sport, cioè rendere Carter ammirato e desiderato, inoltre le parti dedicate al lavoro di preparazione per il campionato, che riguardano la messa a punto della macchina e le prove in pista sembrano riportare in modo pedissequo informazioni raccolte allo scopo di essere inserite nel romanzo senza che l'argomento risulti armonizzato con il contesto.
Gli altri personaggi sono del tutto inconsistenti, sia gli amici di entrambi, sia i rispettivi genitori. Una menzione speciale va fatta per quelli di Woden che nonostante sappiano che Carter frequenta la loro figlia di nascosto per proteggere il suo status di studente popolare, continuano ad aprirgli la porta di casa invece di dargli un bel calcio nel sedere, anzi l'unica preoccupazione del padre di lei è che non può esserci una semplice amicizia tra un ragazzo e una ragazza e teme che, con la fama che si ritrova, Carter possa attentare alla virtù della sua bambina, cosa che puntualmente si verificherà.   
L'evoluzione del loro rapporto da amicizia ad amore è inevitabile ed è anche il fulcro del romanzo, ma se nella prima parte, in cui i due si rendono conto gradualmente che tra di loro qualcosa sta cambiando, la lettura risulta un minimo coinvolgente anche se immersa nelle banalità, quando i protagonisti diventano una coppia a tutti gli effetti la storia si appiattisce ulteriormente e si susseguono capitoli in cui non succede praticamente niente, pagine e pagine di sguardi da lontano tra i due a scuola e mercoledì sera passati a fare sesso e a mangiare pizza davanti alla tv. 
Da metà romanzo in poi io cominciato ad annoiarmi talmente tanto che ho pensato più volte di abbandonare la lettura, ma ho deciso di resistere per vedere dove l'autrice sarebbe andata a parare sul finale. Onestamente non credo di aver fatto la scelta giusta, mi sarei risparmiata una buona dose di noia e di frustrazione visto che faccio davvero fatica a trovare degli aspetti positivi in questo romanzo. Sicuramente sono fuori target per questo genere di letture e non ho una predilezione per i romanzi concentrati solo sul versante romantico, ma questo non mi ha impedito in passato di apprezzare altri young adult sicuramente più originali e meglio scritti di questo.
Dando un'occhiata a Goodreads ho visto che questo libro ha ricevuto molte votazioni positive, quindi chiedo a chi di voi lo ha letto o a chi conosce altri lavori dell'autrice, a voi è davvero piaciuto e che cosa vi è piaciuto?

VOTO: 6--

lunedì 15 luglio 2019

I libri del giorno # Volevo essere una gatta morta & La vita non è un film (ma a volte ci somiglia) di Chiara Moscardelli.

Ben ritrovati lettori di passaggio, oggi vi vorrei parlare di due delle mie letture più recenti, due romanzi della stessa autrice che ho avuto la possibilità di leggere in prestito. L'autrice in questione è Chiara Moscardelli che già avevo avuto modo di conoscere con Teresa Papavero e la maledizione di Strangolagalli, commedia giallo-rosa che mi era molto piaciuta e con Quando meno te lo aspetti, una commedia rosa che mi aveva convinta meno pur trovandola piacevole. Mi era rimasta però la curiosità di leggere il primo libro dell'autrice, Volevo essere una gatta morta, che all'uscita era stato un piccolo caso editoriale nato grazie al passaparola dei lettori e dopo il quale sono stati pubblicati due seguiti, La vita non è un film (ma a volte ci somiglia) e Volevo essere una vedova, da poco edito per Einaudi.


Partirò subito col dirvi che si tratta di due letture estremamente leggere, da leggere in qualsiasi circostanza, che sia la spiaggia o la fila alla posta, perché intrattengono senza necessitare di particolare attenzione da parte del lettore. Volevo essere una gatta morta in particolare strappa più di una risata, ripercorrendo, in modo più o meno romanzato, episodi salienti della vita dell'autrice dall'adolescenza a l'età adulta. L'autrice si sofferma in particolare sulle sue insicurezze di ragazzina intelligente, ma non particolarmente carina, sull'incontro con gli amici più cari, sulle tragicomiche esperienze di viaggio della gioventù, le prime disavventure lavorative, ma ampio spazio è dato anche agli incontri con uomini sempre sbagliati, in particolare Francesco, la cotta adolescenziale che negli anni si trasforma in ossessione romantica decisamente mal riposta. Nonostante il tono dominante sia quello della commedia, il libro contiene anche spunti di riflessione interessanti, soprattutto su quanto il peso delle scelte, delle dinamiche familiari e delle insicurezze caratteriali tipiche dell'adolescenza possa ricadere anche sulla vita adulta e su come si dovrebbe sempre coltivare l'amor proprio fin dalla più giovane età. Infatti uno dei difetti principali della protagonista, che viene per altro considerata una persona intelligente, spiritosa e "dalla forte personalità", è di non credere abbastanza nelle proprie qualità e di sentirsi sempre in difetto soprattutto dal punto di vista estetico rispetto all'altro sesso, così che insegue sempre uomini irraggiungibili verso i quali non si sente mai all'altezza, nonostante questi siano tutto fuorché perfetti o si butta tra le braccia del primo che passa solo per avere la conferma di essere almeno in quel momento desiderata, magari non essendo neppure interessata a certi soggetti.
Questo conferma che anche dalla lettura più leggera si possono trarre insegnamenti importanti e dalle vicissitudini sentimentali della protagonista non si può non imparare che nonostante si sia "nata podalica" e in agguato ci siano sempre delle gatte morte pronte a soffiarci gli uomini sotto al naso, è importante dare a se stessi il giusto valore. Peccato che proprio alle gatte morte del titolo sia riservato uno spazio troppo breve perché è sicuramente una delle tematiche più divertenti e chiunque ne abbia incontrata una sulla sua strada non potrà fare a meno di riconoscerne il modus operandi.
Il secondo libro invece è strutturalmente e contenutisticamente molto diverso, non siamo più di fronte ad una narrazione episodica e dalla forte componente autobiografica, ma ad un vero e proprio romanzo, in cui gli elementi di continuità con il primo sono praticamente ridotti al nome della protagonista, cioè della scrittrice e a quelli dei suoi amici storici, che però hanno un ruolo più marginale e per lo più funzionale all'intreccio. Ritroviamo Chiara sulla soglia dei quarant'anni, impegnata in un lavoro che le da ben poche soddisfazioni e sempre alla ricerca di un uomo con cui condividere la vita come accade sempre nelle commedie romantiche in cui si rifugia sognando l'incontro che le cambierà la vita. La decisione di partecipare ad uno speed date darà inizio ad una catena di eventi, come furti, lettere minatorie ed aggressioni ai danni della sempre più basita protagonista, che la porteranno ad incrociare la strada di Patrick Garano, avvenente commissario alle prese con gli efferati omicidi di giovani ragazze, che sembrano proprio opera di un serial killer.
Non credo che servano altri dettagli sulla trama per far capire quanto siamo lontani dal primo libro, anche se tornano alcune delle amiche storiche di Chiara, ognuna con le proprie caratteristiche peculiari, i problemi sul lavoro e le croniche insicurezze della protagonista verso gli uomini.
La sensazione che ho provato per gran parte della lettura però è stata che ci fosse qualcosa di troppo, o meglio che tutto il libro fosse un po' troppo: troppo lungo rispetto ai contenuti, troppo sbilanciato sui due versanti opposti della commedia rosa e del giallo, troppo concentrato sulle schermaglie amorose tra Chiara e Garano, troppo efferato nella descrizione dei delitti che stonavano con il tono leggero del resto della narrazione. Inoltre non ho apprezzato altri elementi del romanzo, in particolare il fatto che nonostante il passare degli anni, la protagonista non sia maturata affatto e sembri crogiolarsi nelle sue insicurezze e insistere in  comportamenti da adolescente che cozzano con la caratterizzazione di Chiara come di una donna capace e intelligente. Inoltre sono presenti diverse battute di spirito che hanno come tematica aggressioni e in generale la violenza sulle donne che ho trovato decisamente di cattivo gusto. Ho apprezzato invece le citazioni da film e serie tv ad inizio di ogni capitolo, meno il vezzo della protagonista di riportare frasi di commedie romantiche  e quant'altro ad ogni occasione. La storia d'amore tra i due protagonisti, lui amante impenitente delle belle donne, lei brutto anatroccolo sempre sopra le righe, è piuttosto improbabile, così come è improbabile l'intreccio giallo che risulta sì cinematografico, ma poco armonioso rispetto al contesto.
In sostanza, se il primo libro, pur con molti difetti  si era lasciato leggere con piacere e mi aveva lasciata all'ultima pagina con un sorriso, questo secondo volume mi ha un po' esasperata, ho faticato a procedere con la lettura degli ultimi capitoli, sia per la prevedibilità dei risvolti, sia perché infastidita dai troppi difetti concentrati nel romanzo. Non so dirvi se in futuro recupererò anche il terzo volume di questa sorta di trilogia, ma se dovessi consigliarvi qualcosa di questa autrice sono convinta che Teresa Papavero e la maledizione di Strangolagalli sia il più riuscito tra i suoi lavori che io abbia letto. Quindi la mia votazione è 6 e 1/2 per Volevo essere una gatta morta e la sufficienza, 6, per La vita non è un film (ma a volte ci somiglia).

giovedì 27 giugno 2019

Wrap up delle letture di Giugno

Ben ritrovati lettori di passaggio, considerando il caldo asfissiante che mi abbatte e il poco tempo a disposizione, torno dopo qualche giorno per parlarvi di letture con una sorta di Wrap up mensile con cui poter spendere qualche parola su tutti i libri letti durante questo mese di Giugno senza dilungarmi troppo e soprattutto senza annoiarvi troppo con le mie chiacchiere!  Anche se il mese tecnicamente non è ancora terminato, attualmente ho in lettura più di un volume che però non credo di finire entro la fine di Giugno, quindi ho pensato di avvantaggiarmi un po' e di presentarvi intanto questi 5 libri.



  • Hotel Bellavista di Colette: Si tratta di una raccolta di  quattro racconti scritta con la consueta maestria da questa autrice che è già entrata da tempo nel mio personale Olimpo delle scrittrici. In particolare ho apprezzato i primi due racconti. In Hotel Bellavista che dà il titolo alla raccolta, l'autrice racconta il periodo di attesa che terminassero i lavori nella casa in Provenza appena acquistata, trascorso in una tranquilla pensione gestita da due donne molto diverse, la femminile, ma pratica Madame Suzanne e la mascolina ed energica Madame Ruby. Proprio mentre il lettore, convinto di aver capito tutto quello che non è palesemente rivelato riguardo al rapporto delle due amiche, si perde nella bellezza delle descrizioni e nella ricchezza della prosa di Colette, l'autrice ci stupisce con un colpo di scena finale degno di un romanzo giallo. In Gribiche invece ho trovato particolarmente interessante come Colette, attraverso la rievocazione del periodo della sua vita in cui si esibiva in locali di avanspettacolo, tratteggia un quadro particolareggiato della vita di certe giovani donne della sua epoca, in bilico tra desiderio di indipendenza e aspirazioni di sicurezza e rispettabilità. VOTO: 7 e 1/2.
  •  Agatha Raisin. Sibili e sussurri di M.C. Beaton: Nella 23° avventura della investigatrice privata più irritante della letteratura troviamo Agatha preda delle sue consuete ossessioni romantiche, infatti si è invaghita di George, un aitante ex militare che si è trasferito da poco a Carsely e lavora come giardiniere e tuttofare. Il problema è che non solo Agatha ha poco tempo da dedicare alla vita privata, ora che la sua agenzia investigativa lavora a pieno regime, ma soprattutto ha una concorrenza spietata visto che parecchie signore del villaggio hanno messo gli occhi su di lui. Quando George viene trovato morto, assassinato in modo particolarmente ingegnoso e crudele, ad Agatha non resta che investigare scoprendo che il bel giardiniere nascondeva parecchi segreti. Una lettura perfetta per l'estate perché, come tutti i volumi della saga del resto, i gialli di M.C. Beaton sono sempre un piacevole intrattenimento che intriga il lettore senza mai risultare pesanti. Inoltre i personaggi con le loro caratteristiche ormai note e le loro stravaganze sono sempre una garanzia. Ammetto di non amare troppo questo lato di Agatha, la sua periodica ossessione per la ricerca dell'uomo da sposare, ma per fortuna viene sempre riportata alla ragione o dai fatti o dai saggi consigli della signora Bloxby. Mi piacerebbe anche che i componenti della squadra di Agatha avessero più spazio e che non ci si concentrasse sempre e solo sui due componenti più giovani, Tony e Simon, il quale l'altro non fa certo una gran figura in quest'ultimo volume. A luglio dovrebbe essere pubblicato il nuovo romanzo della serie e io sono già pronta ad accaparrarmelo! VOTO: 7.
  • La bella Cassandra di Jane Austen: Un breve volume che raccoglie alcuni scritti giovanili della Austen. Uno lo avevo già letto in un'altra raccolta, ma ho comunque apprezzato questa lettura soprattutto per le tre lettere fittizie, gli scritti finali, in cui è mostrata al meglio la pungente ironia con cui una giovanissima Jane rappresentava le affettazioni e le ipocrisie della sua epoca. VOTO: 7+.
  • Quello che c'è tra noi di Huntley Fitzpatrick: In cerca di una lettura leggera, ho pensato di dare una possibilità a questo romanzo young adult che avevo da tempo nella mia libreria digitale. La storia è davvero un classico della narrativa sentimentale in cui una giovane ragazza bella, ricca, gentile e intelligente si innamora del vicino di casa anche lui attraente e in gamba, ma povero. Nello specifico Samantha è la figlia diciassettenne di una senatrice che, pur non amando particolarmente il ruolo di madre, ha cresciuto da sola lei e la sorella maggiore, per poi dedicarsi con sempre maggiore impegno alla propria carriera politica, mentre Jase è il terzo di otto fratelli il cui padre ha una ferramenta che non naviga in buone acque e la madre è una casalinga molto indaffarata. Nonostante per tutta la narrazione i cliché abbondino ho trovato carino il modo in cui i due protagonisti instaurano il loro rapporto e come cresce il sentimento che li lega e ho apprezzato molto il fatto che Jase non sia il classico bad boy violento e possessivo tipico dei romanzi del genere, ma un ragazzo gentile e maturo, forse è un po' troppo perfetto per risultare realistico, così come Samantha è un po' lo stereotipo della principessina. Quelli però che non fanno certo una bella figura in questo romanzo sono gli adulti, infatti la madre della protagonista è descritta come una donna fredda e ambiziosa, Clay, il suo compagno è un individuo senza scrupoli, mentre i genitori di Jase sono, a voler essere gentili, due incoscienti, che continuano a metter al mondo figli pura facendo fatica a mantenere quelli che già hanno e costringendoli a vivere, seppur amati, nel caos e nella costante incertezza per il futuro. L'unico personaggio che abbia un minimo di evoluzione è Tim, l'amico d'infanzia della protagonista, mentre la gemella di lui, Nan, si rivela piano piano una vera serpe. In generale il romanzo è carino, anche se un po' troppo lungo specialmente nella parte centrale che si focalizza sull'idillio sentimentale tra ai due protagonisti. Per fortuna un colpo di scena nell'ultima parte regala un po' di ritmo alla narrazione. Un romanzo che comunque mi sento di consigliare sia a chi cerca qualcosa di romantico, ma di leggero e anche ai lettori giovani che si avvicinano alle prime storie d'amore. VOTO: 7.
  • Volevo essere la tua ragazza di Meredith Russo: Questa è stata una lettura decisa di impulso dopo aver visto alcuni video su youtube che celebravano il mese del Pride con un book tag incentrato sulle letture a tema LGBT+. Non avendo una vasta conoscenza della materia, ho pensato di recuperare questo romanzo, anch'esso indirizzato ad un pubblico young adult, incentrato sulla storia di Amanda, una ragazza transessuale. dando un'occhiata distratta a titolo e copertina, onestamente non avrei dato a questo romanzo neanche mezza possibilità, pensando di trovarmi di fronte all'ennesimo romance per adolescenti, invece la trama mi ha ricordato in qualche modo Luna della Peters, anche se in questo caso ci si concentra soprattutto sulla vita della protagonista una volta effettuata la completa transizione, con numerosi flashback su quando Amanda era ancora un bambino e sulle difficoltà per diventare la vera se stessa. Il romanzo è scritto molto semplicemente e mescola tematiche prettamente adolescenziali con informazioni su cosa significhi essere transessuali e crescere in un corpo che non si riconosce come proprio. È molto facile rapportarsi con Amanda e lasciarsi coinvolgere nelle sue nuove conoscenze, nel rapporto con il padre, con le amiche e soprattutto con Grant, ma certi episodi del passato, seppur edulcorati sono comunque difficili da leggere anche per chi non vive determinate realtà, così come in più punti della narrazione mi sono sentita in ansia per le sorti della protagonista. Un romanzo che, come ha scritto la stessa autrice, non ha la pretesa di rivelare verità universali, o di essere di esempio per tutti i transessuali, ma che riesce comunque ad avvicinare il lettore con delicatezza e naturalezza a certe tematiche. VOTO: 7+.
Queste sono state le mie letture del mese di Giugno! So che non sono molte, soprattutto se rapportate a quanti volumi riescono a leggere altri lettori e molte  bravissime colleghe blogger, ma la lettura non dovrebbe mai essere considerata un gara o un tour de force e io sono assolutamente soddisfatta delle storie in cui mi sono immersa questo mese. Fatemi sapere se questa sorta di Wrap up è un genere di post che può piacervi e lasciatemi i vostri commenti qui sotto!

lunedì 27 maggio 2019

Il libro del giorno # I gialli di Vicolo Voltaire. Un bicchiere di veleno di Pierdomenico Baccalario e Alessandro Gatti.

Ben ritrovati lettori di passaggio, oggi parliamo del primo volume di una serie di romanzi per bambini e ragazzi che volevo leggere da tempo.


Titolo: I gialli di Vicolo Voltaire. Un bicchiere di veleno
Autore: Pierdomenico Baccalario-Alessandro Gatti
Casa Editrice: Pickwick
Dati: pp. 198, €9.90

Nonostante il clima novembrino delle ultime settimane, l'estate si avvicina e con essa, per gli studenti, anche le tanto agognate vacanze. Mi capita spesso di ricordare ai ragazzini che vengono a ripetizione di ritagliarsi un po' di tempo per leggere in questi quasi tra mesi di libertà e ho notato con soddisfazione che alcuni miei suggerimenti di lettura sono stato apprezzati, così cerco di tenermi informata sulla narrativa per i più giovani in modo da poter consigliare sempre qualche titolo nuovo.
Tra le serie che mi incuriosivano di più c'era appunto questa de I gialli di Vicolo Voltaire, già edita nella collana de Il battello a vapore come un'altra serie di gialli per ragazzi, Sherlock, Lupin & Io firmata con lo pseudonimo di Irene Adler, ma anche questa scritta da Alessandro Gatti.
In questo caso ci troviamo a Parigi, dove al numero 11 di Vicolo Voltaire abitano i fratelli Annette e Fabrice, rispettivamente di 13 e 12 anni, due ragazzini curiosi figli di un commissario di polizia e di una giornalista e appassionati di investigazioni e dei romanzi gialli con protagonista il leggendario King Ellerton. Il caso vuole che altri condomini del palazzo condividano con i ragazzi queste passioni, come il sedicenne Lalou, il postino Victor, l'anziana signora Barduchon e il figlio antiquario e il famoso avvocato in pensione Janvier. Quando i due fratelli assistono per caso ad un incidente sospetto avvenuto ai danni del signor Deloffre, un curioso ometto dal brutto carattere che poi scoprono essere sospettato di omicidio, il figlio della signora Barduchon coglie la palla al balzo per realizzare un progetto coltivato da tempo, ovvero riunire tutti gli appassionati di gialli e di misteri del palazzo in un club segreto di investigatori dilettanti.
L'idea di base è senz'altro molto carina perché permette al lettore di seguire le vicende non solo dei due protagonisti più giovani, ma anche di altri curiosi personaggi, tutti ben caratterizzati anche se non manca qualche stereotipo, 
Ho apprezzato anche l'idea di ambientare la vicenda a Parigi pur riconoscendo che in questo primo volume la città non occupa particolare spazio descrittivo, mentre è molto suggestiva la scelta di far riunire il club nelle stanze vuote del primo piano del palazzo, in particolare nello studio verde una volta appartenuto a Darbon, un vero investigatore privato. Molto carine e particolareggiate sono poi le illustrazioni disseminate tra le pagine.
Il romanzo, nella sua brevità, ha un po' i difetti di quasi tutti i primi volumi di una serie, ovvero è molto introduttivo e concentrato sulla presentazione dei vari personaggi e sulle dinamiche che li legano, mentre la parte di trama che dovrebbe dipanare il mistero da risolvere risulta poco sviluppata.
È anche vero che si tratta di un giallo per ragazzi e che quindi sia lo stile che la trama sono molto semplici e lineari, i colpi di scena sono prevedibili e le situazioni si risolvono con una facilità ai limiti dell'ingenuità, ma se tutte queste caratteristiche sono tuttavia da considerarsi consone al target di riferimento della serie, una vera e propria pecca che ho riscontrato è che, a parer mio, la narrazione è abbastanza statica, manca del tutto l'azione se non nelle ultimissime pagine e quel  pizzico di avventura e di tensione che rendono la lettura dei romanzi per ragazzi particolarmente accattivante anche per i lettori adulti. Nonostante questo primo volume non mi abbia del tutto convinta, credo che leggerò anche il secondo, per avere un'idea più chiara della serie che ha comunque un'idea di base interessante e dei personaggi simpatici.

VOTO: 6 e 1/2 

giovedì 2 maggio 2019

Il libro del giorno # La domatrice di Agatha Christie

Buon inizio Maggio lettori di passaggio, oggi parliamo di un classico della narrativa in giallo, un titolo della mia amata Agatha Christie, per l'esattezza il ventisettesimo volume che leggo di questa autrice.


Titolo: La domatrice
Autrice: Agatha Christie
Traduzione: M.G. Griffini
Casa Editrice: Mondadori
Dati: pp. 252. €11.50.

In questa avventura dell'investigatore belga più famoso della narrativa l'autrice ci porta in Transgiordania, precisamente a Gerusalemme, dove ospite dell'Hotel Solomon, Poirot ascolta per caso una inquietante conversazione notturna. Tuttavia in tutta la prima parte del romanzo Poirot farà solo delle sporadiche apparizioni, mentre la narrazione si concentrerà su altri viaggiatori che alloggiano nel medesimo albergo. Tra di loro ci sono il Dottor Gerard, uno stimato medico francese, la giovane inglese Sarah King, fresca di laurea in medicina, l'attempata signorina Price, la formidabile Lady Westholme e una famiglia americana, i Boynton, composta dall'anziana matriarca, dal figlio maggiore Lennox e dalla moglie Nadine e dai tre figli minori, Raymond, Carol e Ginevra. Tutta la famiglia appare intimorita e tiranneggiata dalla temibile signora Boynton, una vera megera che sembra godere nell'imporre il proprio controllo sulle persone, in particolare sui figli. Di questo strano ménage familiare si accorgono anche gli altri viaggiatori in particolar modo proprio Sarah King, non indifferente al fascino del giovane Raymond e il Dottor Gerard che ravvisa nella vecchia signora un carattere decisamente peculiare, dominante e perfino crudele. Avrei voluto in effetti che ci si soffermasse di più sull'indole della signora Boynton, che è un personaggio perfettamente ideato allo scopo di incuriosire e allo stresso tempo inquietare il lettore, ma anche sulle dinamiche tra gli altri componenti della famiglia che sono decisamente peculiari. 
Molti dei protagonisti si ritroveranno poi a Petra, suggestiva località nel deserto, in cui si trova un accampamento di grotte e tende predisposto proprio all'accoglienza dei turisti in visita nella zona e che sarà teatro di un fatto grave e misterioso.
Proprio per chiarire la natura di ciò che è avvenuto e per individuare il responsabile o i responsabili, le autorità chiedono a Poirot di investigare. La seconda parte del romanzo prosegue secondo il classico metodo investigativo ideato dalla Christie per il suo personaggio, il quale infatti mira ad ottenere la verità tramite gli interrogatori delle persone coinvolte nel mistero e tramite il ragionamento. Anche questa volta l'autrice è stata capace di far nascere dubbi su diversi personaggi, permettendo al lettore di costruire le proprie teorie, sviando al contempo i sospetti sul colpevole, fino all'inaspettata conclusione. Tuttavia, senza nulla togliere alla genialità dell'intreccio, avrei preferito una risoluzione maggiormente argomentata e qualche notizia in più sui personaggi maggiormente coinvolti. 
Non c'è dubbio che sia sempre interessante assistere allo sbrogliarsi della matassa e alla meticolosa ricostruzione dei fatti da parte di Poirot, ma ho trovato questa seconda parte del romanzo leggermente più macchinosa e soprattutto priva del fascino che caratterizza i primi capitoli, in cui largo spazio è dato anche all'ambientazione esotica. Agatha Christie era infatti un'appassionata viaggiatrice ed è bello ritrovare nei suoi romanzi certi dettagli e certe atmosfere che derivano probabilmente da esperienze fatte dall'autrice stessa e che arricchiscono le trame dei suoi gialli. In conclusione La domatrice non è tra i miei titoli preferiti della Christie, ma è stata comunque una piacevole lettura, molto intrigante per quanto riguarda personaggi e ambientazione.

VOTO: 7+

lunedì 25 febbraio 2019

Il libro del giorno # Le assaggiatrici di Rosella Pastorino

Buon pomeriggio lettori di passaggio, oggi vi parlo di una lettura che procrastinato per diverso tempo, ma che, nonostante l'iniziale titubanza, mi ha convinta.

Titolo: Le assaggiatrici
Autrice: Rosella Pastorino
Casa Editrice: Feltrinelli
Dati: pp. 285, cartaceo €17, ebook €9.99

Una delle mie regole da lettrice è sempre stata quella di diffidare dei libri molto chiacchierati, soprattutto se vincitori di qualche premio letterario, ma si sa, le regole a volte vanno infrante e in questa occasione sono contenta di aver fatto un'eccezione perché questo libro è stata una lettura molto soddisfacente. Innanzitutto l'idea di base della trama è davvero interessante, infatti, nell'ambito del tema molto trattato e a volte persino abusato della Seconda Guerra Mondiale, l'autrice ha preso in esame un aspetto poco conosciuto, quello appunto delle assaggiatrici di Hitler.
Durante i lunghi periodi trascorsi da Hitler, nel pieno della guerra, nella Wolfsschanze o Tana del Lupo, il bunker di massima sicurezza nascosto nei boschi prussiani, un gruppo di giovani donne tedesche dei villaggi vicini erano state arruolate con il compito di assaggiare ogni pasto destinato al fuhrer al fine scongiurare un eventuale tentativo di avvelenarlo.
L'autrice ha scelto di romanzare la storia di queste donne, a tutti gli effetti costrette a lavorare per il regime nazista, al di là delle loro convinzioni o ideologie politiche e che ogni giorno hanno consapevolmente rischiato di morire e di cambiare anche il corso della storia, concentrandosi però soprattutto Rosa Sauer una giovane di Berlino che si è ritrovata a vivere in campagna a causa dei bombardamenti che l'hanno costretta a cercare rifugio presso i suoceri, che come lei attendono con ansia sempre crescente il ritorno di Gregor, il marito di Rosa, che sta combattendo sul fronte russo.
La protagonista del romanzo non è un personaggio particolarmente amabile, il suo modo di raccontare le sue vicissitudini mantiene per tutta la narrazione, persino nei momenti di maggiore sconforto e paura, sempre un certo distacco, una sorta di freddezza che mi ha impedito di affezionarmi a lei. Il fatto che non sia riuscita a empatizzare con la protagonista però non ha compromesso la lettura del romanzo che contiene, secondo me, molti punti di riflessione interessanti.
Rosa è a tutti gli effetti fuori luogo nella circostanza in cui si trova, è una segretaria di città che ha da poco sposato il suo capo. Come ripete spesso più a se stessa che altro, non è mai stata nazista, né lo è il marito che però ha deciso comunque di partire per difendere la sua terra. Non è mai stata però una dissidente, non ha mai apertamente criticato o combattuto il regime come invece ha fatto il padre, è stata semplice spettatrice della trasformazione subita dalla Germania con il consolidarsi del potere di Hitler. Come molti tedeschi ha visto divampare il fanatismo e l'intolleranza, ha sentito parlare di violenze e atrocità raccontate a mezza bocca e percepite con i contorni indefiniti dei racconti popolari, ma ha preferito non soffermarsi mai su questi aspetti della società tedesca del suo tempo e concentrarsi sulle cose più importanti per lei, sul suo amore per Gregor, il desiderio di avere un figlio da lui, l'attesa del suo ritorno. Mi sono spesso domandata durante la lettura, come sarebbe stata trattata la questione se la scrittrice fosse stata tedesca, se avrebbe saputo spiegare meglio lo satato d'animo di tutti quei tedeschi che hanno assistito impotenti, incoscienti o disinteressati alla metamorfosi di una nazione e di parte del suo popolo, come è avvenuto seppur in modo diverso anche in Italia. Quando viene forzatamente arruolata come assaggiatrice Rosa comincia a prendere lentamente coscienza della realtà dei fatti, della vicinanza di quel fuhrer idolatrato e temuto che li ha trascinati tutti in un conflitto mondiale. Le assaggiatrici hanno un ruolo tenuto sotto il più stretto riserbo, vengono pagate per il loro servizio, hanno la possibilità di mangiare a sazietà tre volte al giorno, a differenza della maggior parte dei tedeschi, ma ogni boccone potrebbe rivelarsi fatale. Sono in tutto e per tutto dei soldati a servizio di Hitler. La storia ci insegna che, nonostante la sua crescente ossessione verso possibili tradimenti e attentati, il fuhrer non è stato avvelenato e la sua caduta ha seguito un percorso diverso, ma è inimmaginabile lo stato d'animo di queste donne riunite ogni giorno per quello che poteva essere l'ultimo pasto.
Nonostante la paura tra di loro si intrecciano comunque dei legami e Rosa, che inizialmente viene guardata con più sospetto perché venuta da fuori, si avvicina soprattutto a due delle altre assaggiatrici, Leni che è molto giovane e sprovveduta ed Elfriede che è invece riservata e dura.
A differenza di Rosa che sente il bisogno di integrarsi in questo gruppo di donne, Elfriede sembra voler tenere il più possibile le distanze. La prima cerca di guadagnare la simpatia delle altre anche in modo avventato, nonostante sia evidente come le difficoltà e i bisogni di ognuna rendano difficile instaurare delle vere e proprie amicizie, l'altra invece agisce in base ad un personale senso di giustizia. Inutile sottolineare che il personaggio di Elfriede mi è piaciuto sin da subito nonostante lo trovi più letterario rispetto alla protagonista. Rosa in fin dei conti è un personaggio più realistico, con tutte le sue fragilità, la sua apparente freddezza persino il suo egoismo. Nonostante la paura, nonostante il dolore, nonostante lo sconforto, Rosa sceglie di aggrapparsi a tutto ciò che la rende viva e questa necessità la porta a fare scelte discutibili, errori di giudizio e di valutazione.
L'inserimento dell'elemento romance nella storia non mi ha convinta del tutto, ma trova una sua spiegazione dei risvolti finali della vicenda. Ho temuto che sul finire della seconda parte del romanzo l'autrice cadesse in uno di quei cliché da feuilleton storico che non sopporto, ma per fortuna l'ha abilmente evitato in favore di un risvolto forse più drammatico, ma più coerente con la storia fino ad allora narrata. Ed è proprio quando la protagonista inciampa nell'errore più grande, il dolore che gliene deriva e lo sgomento per la definitiva presa di coscienza di cosa ha portato il nazismo, hanno toccato anche me. Un ulteriore plauso va all'autrice per il grande lavoro di ricostruzione storica del periodo raccontato, per la precisione con cui ha descritto l'ideazione e il funzionamento della Wolfsschanze ed episodi realmente accaduti che avrebbero potuto cambiare il corso della storia.
Un romanzo che consiglio sicuramente a che ama le vicende ambientate durante la Seconda Guerra Mondiale, ma anche a chi ama riflettere sulla fragilità umana, sull'ambiguità morale, sulla difficoltà di scegliere tra bene e male quando la vita e la storia prendono una piega che va oltre la normale comprensione.

VOTO: 8-

mercoledì 20 febbraio 2019

Il libro del giorno # Mary Poppins di Pamela Lyndon Travers

Buon pomeriggio lettori di passaggio, oggi vorrei parlarvi di una delle mie letture recenti. Come sapete i post che dedico ad uno o più libro nello specifico non sono mai delle vere e proprie recensioni, ma più delle chiacchierate in cui cerco di spiegarvi le mie opinioni riguardo determinate letture, senza avere la pretesa di esporre delle verità assolute e limitatamente alla mia esperienza di lettrice ed ai miei gusti personali. Questo post non farà eccezione, anzi sarà, se possibile, ancora meno analitico e si baserà principalmente sulle sensazioni che questa lettura mi ha suscitato.


Titolo: Mary Poppins
Autrice: Pamela Lyndon Travers
Traduttrice: Letizia Bompiani
Illustrazioni: Mary Shepard
Casa Editrice: Rizzoli
Dati: pp. 230, €11.

Mary Poppins non ha certo bisogno di approfondite presentazioni perché sfido chiunque di voi a confessare di non averne mai sentito parlare, non tanto per quel che riguarda il romanzo, o dovrei meglio dire i romanzi, ma soprattutto grazie al film prodotto da Walt Disney nel 1964.
Ecco, io quel film l'ho visto innumerevoli volte ed è uno dei miei film per ragazzi preferiti, per questo ho sempre sentito, il non aver mai letto il romanzo da cui il film è stato tratto, come una mancanza da colmare. In genere non amo recuperare i romanzi dopo la visione dei film che hanno ispirato perché quella sensazione di déjà vu mi appesantisce inevitabilmente la lettura, anche se ci sono state delle eccezioni. Mary Poppins però è una caso a parte perché mi sono trovata di fronte a qualcosa di completamente diverso da quello che mi aspettavo, sia in negativo che in positivo.
La trama di base è sì quella di una giovane governante dalle strabilianti capacità che si presenta da chissà dove al numero 17 del Viale dei Ciliegi per occuparsi dei figli dei Signori Banks, ma il resto del romanzo è stata una continua sorpresa. I bambini innanzitutto non sono due, ma quattro, infatti oltre a Jane e Michael ci sono due gemelli di nemmeno un anno da accudire. La signora Banks invece non è la suffragetta un po' svampita del film, ma una comune signora della buona borghesia che si occupa più che altro di coltivare le proprie relazioni sociali e il signor Banks è addirittura una figura marginale che appare pochissimo. La sorpresa più grande però è senza dubbio la protagonista perché la Mary Poppins del romanzo è davvero distante dal personaggio del film, non ha molto della dolcezza e della soavità di Julie Andrews, ma è una giovane governante inflessibile, severa e persino un po' scontrosa, oltre al fatto di essere piuttosto vanitosa e ben consapevole della propria unicità. 
Finora non ho certo fatto un bel ritratto né del libro né dei suoi protagonisti e invece, nonostante le perplessità dell'inizio, questo romanzo mi è piaciuto. 
Ho trovato che l'autrice abbia rappresentato bene la buona società londinese del primo novecento e che il personaggio di Mary Poppins sia molto moderno rispetto al contesto in cui si muove perché al di là delle sue speciali abilità è una giovane donna indipendente e di carattere; non fatevi scoraggiare dal primo impatto con questo personaggio che appare poco materno e spigoloso perché a ben vedere Mary Poppins non è la madre dei bambini che le sono affidati, il suo ruolo è più vicino a quello di una istitutrice eppure i suoi insegnamenti trascendono il suo ruolo e risultano universali. Quello di cui i bambini hanno bisogno è una presenza attiva, la presenza di qualcuno che ascolta e cerca di capire, che stimola la loro fantasia e creatività, ma che insegni anche l'educazione ed il rispetto delle regole.
La trama non segue una direzione ben precisa, ma ogni capitolo aggiunge un tassello alla figura di Mary tramite episodi che coinvolgono non solo i protagonisti della storia, ma anche personaggi secondari umani e animali. In più occasioni l'autrice riesce a sottolineare, tramite vicende surreali e grottesche, le storture della società della sua epoca in particolare le discriminazioni tra classi, ma lancia anche un messaggio in favore del rispetto della natura e dei diritti degli animali, seppur in modo diverso rispetto a come vengono veicolati oggi certi messaggi.
C'è tuttavia una grande pecca a mio parere nel romanzo e riguarda la figura di Bert, l'amico speciale di Mary Poppins, che mentre nel film ha un ruolo preponderante ed è in assoluto il mio personaggio preferito, qui compare solo in un capitolo. Mi domando se nei successivi libri scritti dall'autrice il suo personaggio sia più presente e se la sua parte nel film non sia stata ampliata traendo ispirazione  dai vari seguiti del primo libro.
Mi sento inoltre di fare un piccolo appunto per quanto riguarda l'edizione davvero molto carina in cui ho letto il romanzo che è una ristampa del 2014, ma contiene le illustrazioni originali Mary Shepard una postfazione di Antonio Faeti, tuttavia la traduzione risulta un po' antiquata con tanto di traduzione in italiano dei nomi propri, quindi preferite le traduzioni più moderne vi suggerisco di optare per una edizione diversa.
In conclusione, nonostante in alcune parti del libro sia rimasta un po' interdetta, sono contenta di aver finalmente letto questo classico della narrativa per ragazzi e consiglio anche a voi di lasciarvi stupire da Mary Poppins.

VOTO: 7 e 1/2 - 8

sabato 26 gennaio 2019

Il libro del giorno # Il ragazzo ombra di Laura Costantini

Buon pomeriggio lettori di passaggio, oggi vi parlo della migliore lettura di questo inizio 2019, Il ragazzo ombra, primo volume della quadrilogia Diario vittoriano di Laura Costantini.


Autrice: Laura Costantini
Casa editrice: goWare
Dati: pp. 228, cartaceo €12.99, ebook €4.99

Questo è uno di quei casi in cui sono doppiamente felice di potervi parlare di un libro appena concluso, sia perché mi è piaciuto molto e sia perché si tratta di un titolo non particolarmente conosciuto, nonostante io stessa ne sia rimasta incuriosita ascoltandone alcune recensioni su booktube. Se già la trama non fosse stata estremamente interessante, l'ambientazione in epoca vittoriana mi avrebbe convinta da sola a dare una possibilità a questo romanzo che è appunto il primo volume della serie Diario vittoriano. La narrazione prende avvio nel 1901, quando Robert Stuart Moncliff, figlio del barone William, è uno scrittore ed artista affermato, gravato da pesanti accuse e dal disprezzo della buona società inglese del tempo, costretto a chiudersi nel castello scozzese di famiglia in attesa di processo. Nello stato di prostrazione in cui si trova, Robert si ritrova a leggere i diari scritti da ragazzino vent'anni prima, quando un viaggio in India e un incontro hanno cambiato per sempre la sua vita. Robert, allora tredicenne, orfano di madre e con un rapporto difficile e distaccato con il padre, lo segue a Calcutta, dove, in qualità di avvocato egli ha ricevuto l'incarico di ritrovare l'ultimo erede di una nobile e antica famiglia inglese, nato dalla'amore scandaloso di una contessina e di un uomo indiano e venduto dallo zio ad un uomo senza scrupoli.
In questo mondo così diverso, opprimente e affascinante, il goffo e malinconico Robert trova sollievo alla propria solitudine e all'autocommiserazione a cui si è abbandonato nel'incontro con un'ombra che nelle notti di luna piena sembra danzare sulle rive del fiume. Quell'ombra è Kiran, un ragazzo della sua età tanto bello, quanto misterioso, il quale nasconde non pochi segreti e che stringerà con Robert un legame unico e indissolubile.
Quando mi sono decisa ad affrontare questa lettura sapevo che il fulcro della vicenda avrebbe risieduto nel rapporto tra i due protagonisti che travalica i confini dell'amicizia se pur profonda, ma non  mi aspettavo di trovare oltre al sentimento, anche tanta azione, mistero, intrighi. Tutti gli ingredienti che compongono i romanzi d'appendice, tradizione a cui l'autrice si rifà in questo suo progetto letterario. In questo primo volume in particolare, che prende in esame la conoscenza dei due protagonisti ancora adolescenti, le situazioni e il sapore della vicenda mi ha ricordato molto quello dei grandi romanzi d'avventura per ragazzi. I personaggi sono ben delineati, esprimono il loro valore attraverso l'azione e non solo l'introspezione, tuttavia c'è spazio anche per la riflessione, il dubbio, l'incertezza, soprattutto nei personaggi di Robert e del padre, più di una volta messi di fronte a scelte che avrebbero anche delle ripercussioni a livello sociale e non solo personale. Il personaggio di Kiran invece è più ambiguo, fragile perché ferito nei modi più abietti fin dalla prima infanzia, ma allo stesso tempo feroce e determinato. Quelli che possiamo invece considerare i cattivi della storia invece sono classicamente descritti come animati dagli istinti più turpi, tanto più pericolosi proprio perché senza remore. Sullo sfondo delle peripezie dei personaggi ci sono prima un'India impenetrabile, seducente e respingente al tempo stesso, e poi un'Inghilterra apparentemente inquadrata in un reticolo di regole sociali, entrambe descritte con brevi pennellate con cui l'autrice crea immagini evocative ed immersive con uno stile asciutto ed elegante.
Il fatto che tra i temi trattati ci siano non solo il rapporto di amicizia/amore tra i due protagonisti che in questo primo volume è ancora d uno stadio embrionale, ma anche tematiche ben più disturbanti come la pedofilia e lo stupro, non sembra dettato da una ricerca insistita verso il sensazionalismo e anche alcune scene che sono oggettivamente poco plausibili sono così ben integrate nella struttura del romanzo da non portarmi mai durante la lettura alla sospensione dell'incredulità, ma al contrario da lasciarmi trascinare dalle vicissitudini dei protagonisti.
In conclusione, se amate i romanzi ispirati ai canoni del classico fuilleton, ma con un accenno di modernità, date una possibilità alla serie Diario vittoriano di Laura Costantini.

VOTO: 8

mercoledì 5 dicembre 2018

Il libro del giorno # Qualcuno da amare di Barbara Pym

Ben ritrovati lettori di passaggio, oggi torniamo a parlare di una vecchia conoscenza, la scrittrice Barbara Pym, che ho scoperto grazie alla casa editrice Astoria, ma della quale sono riuscita a scovare delle vecchie edizioni La Tartaruga tra i Remainders di Ibs che ovviamente non potevo farmi scappare e che sto pian piano collezionando.


Titolo: Qualcuno da amare
Autrice: Barbara Pym
Casa Editrice: La Tartaruga
Dati: pp.245, €15.50.

Come saprà chi segue il blog da tempo, questo è il quarto romanzo che leggo di Barbara Pym, un'autrice che pur nelle dovute proporzioni, per certi aspetti mi ricorda Jane Austen.
Le somiglianze non risiedono tanto sulle trame, quanto sulla descrizione di realtà circoscritte, di personaggi della buona borghesia e della loro vita quotidiana, in cui raramente accadono fatti clamorosi o avvenimenti di particolare rilievo. Come per la Austen ci si concentra sui rapporti umani, sulle dinamiche familiari e sentimentali, sugli incontri scanditi dal thè delle cinque, dalle feste in parrocchia o dalle cene casalinghe. In questo microcosmo si muovono personaggi a volte teneri, a volte bizzarri, spesso irritanti, tutti delineati con grande ironia.
Il romanzo di cui vi parlo oggi non è tra i più riusciti dell'autrice, a mio parere, benché più o meno siano presenti tutti i gli elementi fondamentali che ricorrono nei lavori della Pym. Nello specifico si parla di due sorelle, Belinda ed Harriet, le quali, passati ormai i cinquant'anni senza essersi mai sposate, hanno deciso di invecchiare insieme. Sono entrambe donne colte e senza particolari problemi economici, ma per il resto non potrebbero essere più diverse. Belinda, la maggiore è una donna riservata e pratica che si è sempre curata poco del suo aspetto, anche perché l'unico uomo che abbia mai amato e che tutt'ora ama, l'Arcidiacono Herry, ha sposata un'altra, ritenuta un partito migliore. Harriet invece è una donna esuberante che ama vestirsi con eleganza ed essere ammirata, senza dubbio pettegola e a volte sfrontata, sempre pronta a tenere sotto la propria ala ogni nuovo curato inviato nella loro parrocchia, con un misto di istinto materno e civetteria.
Attorno a loro ruotano gli altri personaggi, primo fra tutti l'Arcidiacono, che consapevole della devozione incondizionata di Belinda, cerca spesso la sua compagnia per soddisfare il proprio ego, mortificato dal fatto che la sua congregazione è divisa tra chi non lo sopporta e chi non lo capisce.
Ed in effetti Herry non ha nessuna delle virtù che si immaginerebbero necessarie per svolgere al meglio il suo compito, ma al contrario si comporta più da letterato che da ecclesiastico, è pigro, distaccato e pieno di sé. Nella piccola comunità si muovono poi altri ecclesiastici, vecchi amici, signorine dedite alle opere pie e ospiti in visita, ma il centro di tutto restano sempre le faccende del vicariato e dei suoi abitanti e vicini.
Il messaggio dell'autrice sembra sempre voler indirizzare il lettore ad apprezzare davvero le piccole cose della vita e a dimostrare che se anche questa non è come l'abbiamo immaginata o desiderata da giovani, questo non significa che non possa essere allo stesso modo felice. Qui però la protagonista che nonostante la propria ingenuità, è perfettamente cosciente dei propri sentimenti, è forse un po' troppo ingabbiata nelle convenzioni del suo tempo tanto da apparire spesso troppo timorosa e a volte perfino un po' snob. Tutto il romanzo in generale risente molto dell'epoca in cui è stato scritto, in particolar modo riguardo al ruolo della donna e a cosa si intendesse per buona moglie, ma anche da un punto di vista sociale più ampio e risulta certamente lontano dalla sensibilità del lettore moderno. Inoltre, più che in altri romanzi dell'autrice, ci sono pochissimi fatti che mandano avanti la trama che si dipana senza il minimo picco fino ad un placido finale.
La cosa più interessante è invece la descrizione del sentimento che unisce Belinda all'Arcidiacono, nonostante la presenza di Agatha, la moglie di lui, nonostante il brutto carattere di Herry e la scarsa autostima della protagonista. Un sentimento più comune di quanto si pensi, tra persone non più giovani, ma che si nutrono ancora dell'amore della gioventù, non usandolo come alibi per non aver costruito altri legami, ma guardandolo con una tenerezza che riempie il cuore a modo suo. 
Un sentimento che l'autrice descrive così:

Belinda, che amava l'Arcidiacono da quando aveva vent'anni e da allora non aveva trovato nessuno con cui sostituirlo, si era abituata a questo amore, sebbene con gli anni la sua passione si fosse spenta in un sentimento confortevole, più simile al tepore di una serata d'inverno accanto al fuoco che all'estasi incerta di una mattina di primavera.

Inoltre nella scrittura della Pym ci sono continui sprazzi di humor tipicamente inglese che rendono piacevole la lettura anche di un racconto così datato, quindi, nonostante Qualcuno da amare non sia tra i miei romanzi preferiti dell'autrice, sono contenta di averlo letto e immergerò volentieri di nuovo nelle rassicuranti atmosfere dei suoi libri.
VOTO: 7



giovedì 22 novembre 2018

Il libro del giorno # Il diavolo nel cassetto di Paolo Maurensig

Ben ritrovati lettori di passaggio, finalmente torno sul blog per parlarvi di una delle mie letture del mese scorso:


Titolo: Il diavolo nel cassetto
Autore: Paolo Maurensig
Casa Editrice: Einaudi
Dati: pp.114  €13.50 cartaceo, €7.90 ebook.

Questo breve romanzo che ho anche inserito nel post sui miei consigli di lettura a tema Halloween è stata una lettura piuttosto curiosa, fin dalla sua struttura narrativa. L'autore infatti racconta direttamente ai suoi lettori come, sgomberando una stanza di casa piena di pile di manoscritti inviategli da autori emergenti, avesse rivenuto un plico anonimo in cui un giovane aspirante scrittore racconta una curiosa ed inquietante vicenda. A questo espediente narrativo piuttosto tradizionale in letteratura si concatena un altro racconto nel racconto.
Durante un viaggio di lavoro in Svizzera il giovane racconta di aver incontrato un misterioso sacerdote il quale, a sua volta, rievoca le vicende accadute molti anni prima in un villaggio di montagna. Inviato a coadiuvare l'anziano parroco del paese, il sacerdote sembra faticare ad inserirsi in questa comunità molto unita e molto chiusa, in cui molti degli abitanti, ispirati dall'ormai leggendario passaggio di Goethe in quelle valli, si dilettano nella scrittura e aspirano ad essere pubblicati senza che i continui rifiuti dalle case editrici scalfiscano la loro determinazione.
Questa ambizione incrollabile sembra attirare nientemeno che il diavolo, sotto le mentite spoglie di un editore crapulone e vanaglorioso che sfrutta le debolezze degli abitanti a suo favore. Ben presto il paese si ritrova diviso da rivalità e malanimo, nonché atterrito dagli attacchi di feroci volpi rabiche che escono dal bosco di notte per attaccare le persone. Solo il sacerdote sembra capire il reale pericolo in cui si trova il villaggio ed è disposto a tutto pur di liberarlo dalla morsa del diavolo.
A conclusione del racconto del sacerdote, non ci aspettano solo le considerazioni del giovane, ma anche dei colpi di scena che permettono al lettore di rileggere tutto da un nuovo punto di vista.
Quello che però potrebbe sembrare ad una prima lettura un semplice racconto dall'atmosfera sinistra, contiene in realtà più di un messaggio interessante.
Innanzi tutto vi è una riflessione sull'importanza e sul valore della letteratura, un'arte da affrontare seriamente perché capace di veicolare con maggiore facilità e capillarità qualsiasi messaggio e quindi sempre in bilico tra bene e male, tra esigenza creativa e ambizione, tra talento e profitto. 
Il male stesso poi, può assumere le forme più diverse e annidarsi nei luoghi e nelle persone più insospettabili. 
A questo si unisce anche una certa ironia con cui l'autore sembra guardare alla commercializzazione moderna della scrittura e dell'essere scrittore.
Un racconto quindi a più livelli anche da un punto di vista dei contenuti, che mi sento di consigliare a che cerca una lettura originale, ma che nella sua semplicità regali spunti di riflessione e che mi ha permesso di conoscere un nuovo autore di cui penso proprio che cercherò di recuperare altro.

VOTO: 7+

mercoledì 17 ottobre 2018

Il Libro del giorno # Vox di Christina Dalcher

Ben ritrovati lettori di passaggio, oggi vi parlo di un romanzo di cui forse avrete sentito parlare abbastanza ultimamente e che tratta temi quanto mai attuali, ma da cui mi aspettavo decisamente di più.


Titolo: Vox
Autrice: Christina Dalcher
Casa Editrice: Nord
Traduzione: B. Ronca
Dati: pp. 414,  cartaceo €19, ebook €9.90

Una volta terminato questo libro ho sinceramente pensato che non valesse la pena parlarne qui sul blog. Con questo non voglio far intendere che si tratti di una lettura terribile, ma sicuramente si tratta di un romanzo da cui mi sono sentita in un certo senso ingannata.
Le premesse per una lettura coinvolgente c'erano tutte ed in effetti si tratta di un libro che ho letto velocemente considerata la mia proverbiale lentezza; il problema è stato illudersi per le prime 100 pagine e di essere di fronte a qualcosa e ritrovarsi a leggere altro per i restanti 2/3 del volume.
L'azione si svolge a Washington ed in base ad alcuni riferimenti si evince che ci troviamo negli Stati Uniti odierni, con la differenza che il presidente non è Trump, ma un leader politico di facciata manovrato da un movimento cristiano estremista guidato dal reverendo Carl. La lega in questione si è diffusa in modo inarrestabile in tutti gli stati predicando un ritorno ai valori tradizionali della famiglia e della società che di fatto hanno riportato l'America indietro nel tempo, in una sorta di società Anni '50 in cui le donne sono state estromesse da ogni posto di lavoro in favore degli uomini e sono state ricollocate in casa a svolgere esclusivamente mansioni domestiche in qualità di mogli e madri. Per evitare fughe di massa di donne e intere famiglie, solo agli uomini è consentito viaggiare all'estero  avere un passaporto e a scongiurare proteste e recriminazioni, per le donne e persino per le bambine sono stati brevettati e resi obbligatori dei braccialetti elettronici dotati di un contatore di parole. Se si superano le cento parole al giorno si ricevono scariche elettriche di crescente intensità.
Già questo basterebbe a delineare uno scenario da incubo, ma come se non bastasse alle donne non è permesso l'uso di computer e neppure leggere o possedere libri. Le scuole sono rigidamente divise per sesso e alle bambine non si insegna altro che matematica di base, cucito ed economia domestica. Gli omosessuali, i dissidenti politici e le done che si macchiano di qualche colpa, come l'adulterio, sono arrestati e rinchiusi in campi di lavoro. Il progetto del movimento guidato dal reverendo Carl ha come obiettivo creare una società completamente in mano agli uomini, in cui le donne vengano fin da bambine educate al silenzio e all'obbedienza. Non so descrivervi la rabbia mista a disgusto con cui ho letto la descrizione di questi Stati Uniti nei primi capitoli del romanzo, raccontati dalla protagonista, Jean, una dottoressa in neurolinguistica, che come molte altre aveva sottovalutato la deriva autoritaria del nuovo regime politico e che, quando le cose sono precipitate non ha più potuto sottrarsi al nuovo stato di cose e si è ritrovata con un contatore al polso a combattere in silenzio affinché i suoi figli, tre ragazzi e una bambina non vengano completamente plagiati dalle dottrine di stato.
Quando però viene contattata dal governo per prendere parte ad una sperimentazione scientifica, per Jean si presenta la possibilità di fare qualcosa di concreto per cambiare lo stato delle cose, anche grazie all'aiuto della collega Lyn e di Lorenzo, un medico italiano di cui la protagonista è innamorata.
Da questo punto della narrazione in poi, si vanificano in un certo senso le buone premesse che avevo apprezzato nelle prime cento pagine circa del romanzo. Già in quelle avevo notato alcuni punti un po' nebulosi sia nella trama che nella rappresentazione di questa nuova società patriarcale, ma confidavo che l'autrice chiarisse certi elementi in seguito. Invece la storia si appiattisce su tematiche ai limiti del banale, fin troppo spazio è occupato dai tormenti sentimentali della protagonista divisa tra l'affetto per la famiglia e il marito e l'amore per il collega. Non è stato invece data la giusta importanza al movimento della resistenza che combatte in segreto il governo, che invece è stata raccontata con grande superficialità. Mancano poi approfondimenti per gran parte degli spunti interessanti che l'autrice aveva messo in luce e la storia si evolve in un comune romanzo d'azione in cui le situazioni si risolvono spesso in modo fortuito e con un finale consolatorio e prevedibile.
In un periodo storico sicuramente conflittuale come quello odierno, in cui in tutti i campi si è ancora costretti a combattere per una parità che sembra non doversi mai concretizzare in pieno, in cui il Femminismo vive una nuova stagione, ma neppure questo sembra riuscire a fermare discriminazioni e molestie, in cui sono ancora così tante le persone al mondo che per motivi di orientamento sessuale, di religione, di identità, non vedono riconosciuti i più basilari diritti civili, a mio parere è un peccato che un romanzo con un potenziale assolutamente interessante sia stato trasformato in corso d'opera in un semplice romanzo di narrativa di genere. Sicuramente una lettura godibile, con qualche spunto di riflessione da non sottovalutare, ma comunque un'occasione sprecata.

VOTO: 7-

venerdì 5 ottobre 2018

Il libro del giorno # Aria di neve di Serena Venditto

Ben ritrovati lettori di passaggio, oggi parliamo di uno dei libri che ho inserito nella mia TBR autunnale.


Titolo: Aria di neve
Autrice: Serena Venditto
Casa editrice: Mondadori
Dati: pp, 168, cartaceo €18, ebook €3.99.

Come ricorderete dal recente post dedicato alle nuove entrate nella mia libreria, ho acquistato questo libro in edizione digitale, approfittando di una offerta, perché intrigata dalla trama e alla ricerca di una lettura leggera. In effetti non mi sono sbagliata in quanto Aria di neve di Serena Venditto, primo volume di una serie con protagonisti i quattro + 1 di Via Atri  può rientrare tra quelli che nella narrativa anglosassone chiamano  cozy mistery, ovvero romanzi gialli spesso ambientati all'interno di piccole comunità, in cui i toni sono spesso quelli della commedia, mentre non sono presenti scene di sesso e violenza esplicite. Un esempio di questo genere a cui sono particolarmente affezionata sono ad esempio le indagini da Agatha Raisin di M.C. Beaton, mentre in ambito italiano potrebbero annoverarsi in questo genere le indagini di Vani Sarca della serie di Alice Basso o quelle di Alice Allevi della serie de L'allieva di Alessia Gazzola.
In questo caso la nostra protagonista è Ariel, una giovane traduttrice di romanzi rosa, di padre americano e madre napoletana, la quale, lasciata improvvisamente dal fidanzato con il quale progettava una vita insieme, si ritrova a ricominciare d'accapo in un nuovo appartamento condiviso con Malù, archeologa con la passione per i gialli e le investigazioni, Samuel, rappresentate di origini sardo-nigeriane e Kobe, pianista giapponese in difficoltà con la lingua italiana e con la fidanzata.
A vegliare sul gruppo c'è Mycroft, il perspicace gatto di casa. 
Proprio mentre Ariel sta cercando di adattarsi a questa nuova realtà abitativa e relazionale, nel palazzo di via Atri si consuma un delitto che colpisce da vicino tutti gli occupanti dell'appartamento, in particolare Malù, la quale, supportata da Mycroft, inizia una sua personale indagine coinvolgendo Ariel. Da quanto appena raccontato si evince come si tratti di una lettura estremamente leggera, la cui primissima parte è incentrata totalmente sulla protagonista e sull'elaborazione della fine della sua storia d'amore con il poliziotto Andrea. Apprezzabile è il fatto che Ariel non passi troppo tempo a piangersi addosso, aspettando magari il ritorno dell'elusivo fedifrago, ma colga l'occasione per dare una svolta alla propria vita e fare nuove conoscenze. Tuttavia l'impressione è che tutto si svolga fin troppo in fretta, infatti nel giro di pochi giorni la protagonista trasloca lasciando praticamente incustodito l'appartamento scelto e arredato con il fidanzato, in brevissimo tempo è già talmente il sintonia con i nuovi coinquilini da sembrare loro amica da sempre e addirittura, nonostante il cuore spezzato, comincia fin da subito a pensare a Samuel come a qualcosa di più di un semplice amico.
Il cuore del romanzo che invece dovrebbe essere incentrato sul delitto e sulle indagini ad esso collegate, risulta, a mio parere, piuttosto debole, sia per la brevità del volume, sia per l'approssimazione della fase investigativa. I personaggi sono ben descritti, ma le situazioni risultano abbastanza irrealistiche e la trama gialla rimane relegata in secondo piano rispetto alle vicende personali riguardanti la protagonista e soprattutto rispetto alle tematiche da commedia rosa. Ho apprezzato comunque l'ambientazione in una Napoli particolarmente solare e lontana dai consueti stereotipi negativi e l'interazione dei personaggi umani con Mycroft, il gatto che tutti vorremmo. 
Una considerazione a parte spetta secondo me al fatto che, considerando che questo romanzo e i suoi seguiti erano già stati pubblicati da una casa editrice indipendente, onestamente non capisco la scelta di Mondadori di ripubblicare questa serie ad un prezzo così elevato, ma non voglio addentrarmi oltre in questioni economiche.
In sostanza si è trattato di una lettura piacevole, veloce e facile da affrontare; un primo volume di una serie investigativa che forse meriterebbe un po' più di cura e approfondimento proprio sul versante giallo-mistery.

VOTO: 7-