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venerdì 12 agosto 2016

Impressioni di libri # Piccoli brividi d'estate

Buon fine settimana lettori di passaggio, oggi vorrei parlarvi di due letture recenti, due brevi romanzi gialli accomunati da atmosfere piuttosto inquietanti e da spunti narrativi che strizzano l'occhio al paranormale.


Titolo: Un buon presagio
Autore: Gillian Flynn
Editore: Rizzoli
Traduttore: A. Cristofori
Dati: pp. 85, €12, ebook  €6,99.

Protagonista di questo breve romanzo di Gillian Flynn è una giovane donna che ha sempre vissuto di espedienti, spesso al limite della legalità. Addestrata fin da bambina dalla madre a sfruttare e ingannare gli altri per interesse, una volta adulta ha continuato ad arrangiarsi prima come massaggiatrice "particolare" e poi come improvvisata chiromante. In anni di raggiri ha imparato a capire le persone e ad individuare con pochi sguardi le loro angosce e i loro punti deboli e quindi sfrutta questa sua capacità per manipolare i propri clienti e  indurli a credere alle sue parole.
Quando incontra Susan per la prima volta crede che si tratti dell'ennesima donna infelice, che nonostante sembri aver avuto tutto dalla vita, è preda dell'insoddisfazione e in cerca di qualcosa che dia una svolta alla propria vita, ma a quanto pare il turbamento di Susan  è più profondo e ha radici più sinistre rispetto alle motivazioni sentite centinaia di volte. Infatti, nonostante l'imbarazzo, spiega di essere spaventata dal figliastro adolescente e di sospettare che la casa in cui la famiglia abita sia la causa dello strano comportamento del ragazzo e di fatti inquietanti che continuano a verificarsi.
La sedicente chiromante coglie la palla a balzo e assicura alla cliente di poter risolvere i suoi problemi mediante una lunga e complessa pratica di purificazione della casa ovviamente in cambio di un lauto compenso, ma quando entra per la prima volta della vecchia abitazione vittoriana e conosce il giovane Miles comincia a sospettare che davvero ci sia qualcosa di strano e di malvagio che aleggia tra quelle mura e che lei stessa potrebbe essere in pericolo.
Avendo già letto due romanzi di questa autrice conoscevo già le sue capacità di narratrice e la capacità del suo stile di avvincere il lettore fin dalle prime righe ed è questo che è successo anche con Un buon presagio. A differenza degli altri due romanzi, in questo però c'è un elemento in più, una venatura di horror, una atmosfera di minacciosa inquietudine che rimanda la mente a classici della narrativa come Il giro di vite di Henry James o La casa stregata di Lovercraft. 
L'autrice è stata brava nel costruire una trama semplice e apparentemente prevedibile, ma a creare allo stesso tempo una tensione più sinistra rispetto a quella derivante da un classico thriller, così che il lettore oscilli, pagina dopo pagina, tra la ricerca di una soluzione razionale e il sentore di una minaccia soprannaturale.
Inoltre a differenza degli altri due romanzi della Flynn letti in precedenza, in cui, pur appassionandomi alle loro vicende, avevo provato un'innata avversione verso tutti i protagonisti, in questo racconto non ho trovato indigesta la protagonista, la quale è sempre sincera nell'ammettere la sua natura di manipolatrice e la sua moralità distorta; e lo stesso vale per Miles, il personaggio in assoluto più ambiguo, quello che vi lascerà con più domande che risposte.
Proprio il fatto che arrivati alla fine si rimanga con la bocca semiaperta, a chiedersi se si è davvero capito tutto o se l'intera faccenda potrebbe essere letta sotto una luce completamente diversa è sia il maggior pregio della storia sia il motivo per cui avrei voluto leggere qualche pagina in più.
Unica vera e propria nota dolente è a mio avviso il prezzo del libro, troppo elevato rispetto alla brevità, sia nel formato cartaceo che digitale.
Nel complesso un racconto a mio parere riuscito, perfetto per passare una serata in cerca di qualche brivido e per iniziare a conoscere la scrittura di Gillian Flynn.

VOTO: 7+


La seconda lettura di cui vi parlo riguarda una vecchia conoscenza del mio blog e anche con questo libro partecipo alla Challenge 2016 delle Lgs:
- Un libro che contenga nel titolo un nome proprio femminile.


Titolo: Agatha Raisin e la strega di Wyckhadden
Autore: M.C. Beaton
Editore: Astoria
Traduttore. M. Morpurgo
Dati: pp. 235, €15.

In questa nona avventura della detective dilettante Agatha Raisin non ci troviamo a Carsely, il villaggio dei Cotswolds in cui la ex manager si è ritirata in pensione anticipata, ma a Wyckadden, una vicina località di mare in cui Agatha si è rifugiata in attesa che le ricrescano i capelli perduti in seguito alla precedente indagine. Siamo ancora in inverno e il luogo, privo di turisti e in balia di capricci metereologici, appare grigio e lugubre. Nel vecchio albergo signorile in cui alloggia, Agatha fa la conoscenza di cinque anziani ospiti che vivono lì tutto l'anno: un colonnello in pensione, un bizzarro vecchietto, una delicata vedova e due anziane signorine che sembrano vivere in simbiosi.
Con nessun'altra compagnia oltre ai cinque che coinvolgono Agatha in interminabili partite a Scarabeo e sembrano volerle ricordare che anche lei non è poi così lontana dalla vecchiaia, Agatha si lascia facilmente coinvolgere dal corteggiamento dell'ispettore di polizia locale.
Nel villaggio, che offre ben poche opportunità di svago, pare che una strega offra le proprie capacità di medium e di guaritrice, preparando pozioni miracolose per i più svariati bisogni e Agatha, su consiglio di una delle anziane pensionanti, decide di ricorrere alla donna per una lozione che le faccia ricrescere più in fretta i capelli. Nonostante il rimedio sembri funzionare Agatha è convinta che la strega sia una ciarlatana e che le sue sedute spiritiche siano una truffa, così quando la donna viene trovata morta  non resiste al richiamo delle indagini, ma scoprire l'assassino non è facile perché molti nutrivano risentimento verso di lei e quasi tutti gli abitanti di Wyckhadden le si erano rivolti in cerca di aiuto, compresi i vecchietti dell'albergo. Così tra un filtro d'amore e un pettegolezzo, una seduta spiritica e una partita a scarabeo, Agatha si ritroverà a barcamenarsi tra problemi di cuore suoi e altrui e fin troppi sospetti.
In questo episodio della serie l'autrice ci presenta una nuova ambientazione, ma a differenza de La turista terribile, qui siamo sempre in Inghilterra, in un villaggio sul mare tanto pittoresco quanto deprimente in bassa stagione  e la tristezza sembra contagiare anche l'umore di Agatha che si sente più che mai vecchia e indesiderata. Così, un po' per dimenticare definitivamente James, un po' per dimostrare a se stessa di poter ancora trovare l'amore e, perché no, anche un marito, Agatha commette l'ennesimo passo falso in campo sentimentale accettando la corte di un uomo che le piace, ma di cui non è innamorata. Le faccende personali della protagonista hanno infatti una rilevanza maggiore rispetto all'indagine in questo volume e, se da un lato un po' mi dispiace perché il personaggio della strega e il mistero intorno al suo omicidio erano molto promettenti e meritavano forse una cura maggiore, dall'altro vediamo una Agatha un po' diversa, meno burbera e più indifesa, preda delle sue umanissime paure, tra tutte quella di invecchiare e di invecchiare da sola. 
Il personaggio di Agatha Raisin non è certo un personaggio amabile e oltre ad avere un gran brutto carattere combina sempre qualche sciocchezza in campo sentimentale più degna di una ragazzina che di una donna di mezz'età, ma il fatto che Agatha sia consapevole dei propri limiti e che nonostante perseveri nei suoi errori, se ne assuma le responsabilità, secondo me rende il personaggio vivo agli occhi del lettore.
Insomma un'indagine meno brillante di altre, ma un volume assolutamente piacevole della serie.

VOTO: 7+

venerdì 2 gennaio 2015

TOP FIVE BOOKS 2014



Buon 2015 lettori di passaggio!
Inizia un nuovo anno anche per il blog e ho pensato che il post più adatto per questa occasione fosse un breve resoconto delle letture più significative fatte durante l'anno appena terminato.
Vi presento quindi le letture migliori e la lettura peggiore del 2014 suddivise per categoria.


CLASSICO DEL 2014



Ad aggiudicarsi la vittoria nella categoria dei Classici è Colette con Chéri-La fine di Chéri.
Questo per me è stato uno dei rari casi in cui ho letto il romanzo dopo aver visto il film che ne era stato tratto e, se da un lato ero decisamente ottimista sul fatto che anche il libro mi sarebbe piaciuto, non pensavo mi sarebbe piaciuto così tanto. A stupirmi maggiormente infatti è stata la seconda parte del libro, La fine di Chéri, che non è compresa nella trasposizione cinematografica e che a differenza del primo romanzo, incentrato soprattutto sulla figura di Léa, ha per protagonista assoluto Chéri.
La storia dell'amore tra la ormai matura Léa, una donna bella e determinata che ha vissuto una vita da mantenuta fino ad assicurarsi agio e benessere in vista della vecchiaia e Chéri, il figlio bellissimo e viziato di una vecchia "collega", viene raccontata da Colette con grande raffinatezza, ma allo stesso tempo con il distacco necessario per non cadere mai nel sentimentalismo.
Entrambi i personaggi sono a mio parere indimenticabili: Léa perché è una donna che giudica se stessa e gli altri oggettivamente, con onestà, non rinnega la sua vita e ne ha tratto insegnamenti che l'hanno resa indipendente; Chéri invece, soprattutto ad inizio romanzo, è un bellissimo palazzo vuoto e senza fondamenta, è cresciuto circondato dal vizio e dal cattivo esempio, ora adorato ora dimenticato da una madre avida e superficiale, già stanco di tutto prima di diventare adulto e quindi irrimediabilmente condannato a restare immaturo. Quando Chéri inizia la sua relazione con Léa, che tuttavia conosce fin da bambino, in lei trova un freno ai suoi eccessi, ma anche quella forza vitale che lo spinge a godere della vita e della passione così come fa lei, cosciente di non avere davanti ancora molti anni da vivere così intensamente. Quello che più mi ha commosso e che mi ha spinto a dare a questo romanzo il massimo dei voti è, più che la storia d'amore destinata a finire tra i due protagonisti, la differenza principale con cui Colette li ha caratterizzati, cioè il fatto che Léa è una donna risolta, e anche nella sua ultima apparizione, quando non è più la bella mantenuta di cui Chéri si è innamorato, sa che non poteva scegliere diversamente, che non avrebbe sopportato di vedersi sfiorire ogni giorno sotto gli occhi del suo amante. Léa ha preferito rinunciare al suo amore, ma ha abbastanza forza e volontà per andare avanti nella vita.
Chéri invece, che è cresciuto con il solo valore del guadagno, ha scelto quello che sembrava il miglior investimento per la sua vita, ma non ha fatto i conti con il vuoto dentro di lui, che nessuno, se non Léa, è mai stato capace di riempire e che è destinato ad inghiottirlo. 


THRILLER/GIALLO DEL 2014


In questa categoria il vincitore è questo avvincente romanzo di Gillian Flynn, L'amore bugiardo, che ho voluto fortemente leggere prima dell'uscita del film e che non mi ha di certo delusa.
Come molti di voi ormai sapranno, la storia entra subito nel vivo, con la sparizione di una donna, Amy, raccontata dal punto di vista del marito Nick, mentre attraverso le pagine del suo diario la moglie ci parla della nascita del loro amore e del loro matrimonio.
Particolarità del romanzo è che entrambi i narratori sono da considerarsi inaffidabili perché l'autrice è stata bravissima a tratteggiare i suoi protagonisti in modo che non sia mai certo per il lettore quanto ci sia di vero nelle loro parole. 
Nella prima parte del romanzo emerge soprattutto l'ambiguità del marito, un  giovane uomo affascinante, ma frustrato dal desiderio irrealizzato di incarnare il sogno americano dell'uomo di provincia che ottiene il successo e  piace a chiunque lo incontri, mentre attorno alla figura della moglie viene disegnata un'aura di perfezione tanto stucchevole quanto irreale.
Il colpo di scena principale con cui si apre la seconda parte del romanzo non giunge del tutto inaspettato, ma da lì l'autrice dipana la trama come un gioco ad incastri in cui tutto sembra collocarsi perfettamente al proprio posto, fino a spingersi forse un po' troppo oltre verso la fine. Tuttavia ho apprezzato molto questo libro sia per il modo brillante in cui è stata costruita la trama, sia perché in questo caso il giallo non si basa tanto su indizi ed investigazioni, quanto su un agguerrito gioco mentale tra i protagonisti.


YOUNG ADULT DEL 2014


In questa categoria non c'è un solo libro vincitore, bensì tre romanzi a pari merito:
Mio fratello Simple di Marie-Aude Murail, perché come ormai sa chi segue da un po' questo blog, amo molto questa autrice che riesce sempre a trattare temi delicati con leggerezza .
Luna di Julie Ann Peters, perché è l'autrice ha saputo spiegare un argomento complicato come il transgenderismo in modo efficace e senza patetismi e perché Liam/Luna è un personaggio a cui non si può non affezionarsi.

Città di Carta di John Green, perché ogni volta che leggo un suo libro, questo autore ha la capacità di farmi tornare un po' adolescente e,pur non tralasciando nei suoi racconti i problemi e i dolori di quella età, me ne fa sempre ricordare le cose migliori.


LIBRO ITALIANO DEL 2014


La brace dei Biassoli di Mario Tobino è un breve scritto in cui l'autore racconta gli ultimi giorni di vita della madre, riavvolgendo uno dopo l'altro i fili delle vite di tutti gli esponenti della famiglia di cui lei è l'ultima rappresentante. Con uno stile semplice e poetico al tempo stesso leggiamo le vicende cardine della storia di una famiglia destinata a scomparire, ma anche il toccante addio di un figlio che nel dare l'ultimo saluto alla madre sembra accogliere l'eredità sentimentale della sua famiglia e diventarne testimone. 

LIBRO DELUSIONE DEL 2014


Questo appena trascorso può essere considerato un anno piuttosto fortunato per quanto riguarda le letture, infatti quelli che io chiamo "libri da incubo", cioè quei libri da considerare altamente dimenticabili,  sono stati solamente due. Per dovere di cronaca vi informo che l'altro libro delusione dell'anno è stato Sogni di sangue di Lorenza Ghinelli, un racconto disomogeneo scritto con un intento che a me rimane oscuro per di più in uno stile che non mi è affatto piaciuto.
Il vero vincitore di questa poco invidiabile categoria però è Diario di un killer sentimentale di Luis Sepùlveda e i motivi sono molteplici. Innanzi tutto questo è stato il mio primo incontro letterario con questo autore e vista la fama del suddetto mi aspettavo decisamente di più, ma la cosa più grave secondo me è che, a mio personale giudizio, questo libro sembra uno scherzo editoriale. La storia racconta in davvero poche pagine, di un killer su commissione in crisi di mezza età, che è stato appena lasciato dalla giovane compagna e dell' ingaggio che deve portare a termine, il tutto condito con riflessioni banali e qualche scena d'azione per nulla convincente. Se aggiungiamo a questa trama già non particolarmente ispirata uno stile per niente accattivante, un unico colpo di scena che avevo già previsto prima di arrivare a pagina 10 e l'impressione che l'autore si sia voluto divertire scrivendo una storia, magari diversa dai suoi soliti romanzi, tanto per vederne l'effetto sui suoi lettori, ecco che per me otteniamo un vero disastro. Spero non me ne vogliate se amate questo autore e avete apprezzato questo libro, ma per me ha vinto la palma di peggior lettura del 2014. 

Concludo quindi un anno di letture qui sul blog con questa sorta di resoconto in cui spero di non essermi dilungata eccessivamente e con cui spero di avervi incuriosito riguardo a qualche titolo e auguro a tutti voi un Buon 2015!