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lunedì 23 aprile 2018

Il libro del giorno # Lo strano caso di Maria Scartoccio ovvero un brutto fatto di cronaca a Sestri Ponente di Renzo Bistolfi

Buon inizio settimana lettori di passaggio, oggi vi parlo di un romanzo di Renzo Bistolfi, autore che avevo avuto modo di conoscere un paio di anni fa con un libro che mi era piaciuto molto, I garbati maneggi delle signorine Devoto ovvero un intrigo a Sestri Ponente e che, come potete evincere dai titoli, ambienta le sue storie nella sua terra natale, la Liguria.


Titolo: Lo strano caso di Maria Scartoccio ovvero un brutto fatto di cronaca a Sestri Ponente
Autore: Renzo Bistolfi
Casa Editrice: Tea
Dati: pp. 287, €14, ebook €6.99

Siamo nel 1956 e le conseguenze della seconda Guerra Mondiale si fanno ancora sentire, sia dal punto di vista economico che personale, tra gli abitanti di Sestri Ponente.
Maria Scartoccio è l'anziana e intransigente proprietaria di una palazzina in via D'Andrade. 
I suoi inquilini temono l'arrivo di ogni 5 del mese, quando lei, inesorabile e prepotente, va a riscuotere le pigioni, dispensando insulti e minacce in egual misura. Tra i destinatari delle sue intemperanze ci sono Brigida, la signora delle pulizie in pensione dalla sfavillante dentiera, Landa, la vedova con un figlio grande e bello, ma che ha poca voglia di lavorare, Rosa, la sarta che lavora in casa con le sue collaboratrici e Nenna, una donna che si è sempre arrangiata anche in modi non proprio decorosi. L'unica a non dovere nulla alla famigerata Scartoccio è Delaidìn, la vecchietta semi paralizzata che vive in condizioni vicine all'indigenza nell'appartamento lasciatole dai genitori e che, costretta dall'infermità a rimanere sempre tra le mura di casa, soddisfa la sua innata curiosità aguzzando occhi e orecchie verso gli appartamenti dei vicini. Proprio la notte seguente al giro di riscossioni del mese di Novembre, si sentono provenire strani rumori dalla casa della Scartoccio, luci si accendono e si spengono ad orari insoliti e acqua si infiltra dal pavimento nell'abitazione sottostante. Il mattino dopo si scopre con orrore la causa del trambusto: Maria Scartoccio è morta in un incidente domestico grottesco quanto tragico. Nessuno dei suoi inquilini può dirsi sinceramente addolorato, ma in tutti serpeggia la preoccupazione su cosa avverrà in futuro della palazzina, visto che la Scartoccio non aveva eredi e non si hanno notizie sull'esistenza di un testamento.
Tutte le ipotesi e le stranezze inerenti a quella notte sciagurata sono ridotte a pettegolezzi e semplice argomento di conversazione e chi cova dei dubbi sull'incidente avvenuto alla donna, ci rimugina segretamente, ad eccezione di Delaidìn alla quale non sfugge niente.
Quando la morte si ripresenta nel giro di pochi giorni nello stabile di via D'Andrade, per gli inquilini diventa più difficile credere che si tratti solo di una coincidenza e sia per loro che per la polizia, è arrivato il momento di indagare sul serio.
In quanto ad atmosfere e costruzione dei personaggi, leggendo i romanzi di Bistolfi, spesso mi vengono in mente i libri di Andrea Vitali. Entrambi gli autori ambientano le loro storie  in un Italia che vive nei ricordi degli anziani e che ancora si annida in certi particolari come un modo di dire, un vecchio proverbio, un luogo che nonostante gli anni non è mai cambiato, un usanza che resiste al tempo. Entrambi sono indissolubilmente legati al loro territorio, come si evince dalle precise ricostruzioni di luoghi e costumi e dal frequente ricorso al dialetto. Entrambi descrivono i loro personaggi con affettuoso umorismo, tuttavia, mentre Vitali attinge spesso ad un infinito repertorio di goliardate e situazioni al limite del grottesco, nei romanzi di Bistolfi, nonostante si sorrida spesso, è presente una più marcata vena di malinconia.
In questo caso poi, la storia ruota tutta attorno alla tragica, quanto bizzarra morte di Maria Scartoccio, e a quanto ne consegue per tutti i suoi inquilini, quindi al di là della nascente simpatia tra i giovani Ermete ed Iris, non c'è molto spazio per trame secondarie. La forza del romanzo, non risiede però solo sull'aspetto investigativo della vicenda e sulla risoluzione del mistero, ma sulla descrizione di un microcosmo, quello del palazzo in via D'Andrade, i cui abitanti sono una piccola comunità legata dalle regole non scritte del buon vicinato, basate su un senso di solidarietà difficile da ritrovare oggi, ma intessute anche di piccoli rituali, rivalità, chiacchiere e gesti di disinteressata generosità.
Nonostante abbia tutto sommato preferito il mio precedente incontro con l'autore, I garbati maneggi delle signorine Devoto, anche questo romanzo è stata una piacevole lettura che consiglio a chi ama certe nostalgiche ambientazioni.

 VOTO: 7

sabato 14 maggio 2016

Il libro del giorno # Borgo Propizio di Loredana Limone

Ben ritrovati lettori di passaggio, oggi vi vorrei parlare di una delle mie recenti letture, un romanzo italiano di cui avevo sentito ottime opinioni da parte di diverse "colleghe" bloggers che seguo e che apprezzo e verso il quale avevo probabilmente delle aspettative troppo alte.
Il libro in questione è Borgo Propizio di Loredana Limone che io ho acquistato nell'edizione tascabile Tea in cui si trova già disponibile anche il seguito E le stelle non stanno a guardare. Le storie di Borgo Propizio. Grazie alla copertina di questo volume, che tra l'altro trovo molto carina, ho ottemperato ad un altro degli obbiettivi della Challenge 2016 delle Lgs:

-Un libro la cui cover non raffiguri persone.


Titolo: Borgo Propizio
Autore: Loredana Limone
Editore: Edizioni Tea
Dati: pp. 289, €9.

Non è facile per me parlarvi di questo libro innanzi tutto perché so che a molti lettori è piaciuto molto, ma anche perché io stessa ero convinta che mi sarebbe piaciuto. Infatti la trama, l'ambientazione, il genere, tutto insomma lasciava supporre che questa fosse una lettura nelle mie corde e proprio il fatto che avessi grandi aspettative su questo romanzo, ha reso la delusione ancora più cocente. Chi segue il blog e ha letto i miei post precedenti ormai saprà che per leggere un romanzo che si potrebbe divorare in uno o due pomeriggi ho impiegato due settimane e ammetto di aver avuto più di una volta l'intenzione di abbandonarlo. A rendere l'esperienza ancora più amara c'è il fatto che le premesse per piacermi c'erano tutte e che lo stile dell'autrice, nella sua semplicità, non mi è affatto dispiaciuto. Purtroppo però non sono riuscita in nessun modo ad appassionarmi alle vicende narrate, né ad affezionarmi ai protagonisti e ho portato avanti la lettura con il solo intento di arrivare all'ultima pagina e riporre il libro sullo scaffale per poter leggere qualcos'altro.
La storia narrata dall'autrice si compone di più vicende che hanno perlopiù come ambientazione il Borgo Propizio del titolo, un paese in collina piuttosto decadente la cui unica attrazione è la rocca dell'antico castello da cui, anni or sono, si racconta si sia gettato il misterioso ciabattino il cui fantasma sembra ancora infestare le vie del paese. Belinda, una giovane che dopo una delusione d'amore ha deciso di lasciare il lavoro da impiegata per perseguire il sogno di aprire una latteria, ha scelto proprio Borgo Propizio per iniziare una nuova vita e con l'aiuto del padre avvocato ha affidato la ristrutturazione della vecchia bottega del calzolaio a Ruggero, un muratore dalle mani d'oro che durante i lavori trova per caso una scarpa contenente un misterioso anello e una vecchia mappa.
Oltre all'inaspettato rinvenimento, ad impensierire Ruggero c'è la sparizione di alcune piastrelle particolarmente importanti per la rifinitura della latteria e il peso di dover gestire e sopportare da solo i genitori, due anziani brontoloni che terrorizzano le sue fidanzate e mettono in fuga domestiche e badanti. Fortuna vuole che Ruggero incontri Mariolina, impiegata del comune di Borgo Propizio, che dopo la sparizione del padre fedifrago ha assistito fino alla morte la madre, insieme alla sorella Marietta e adesso, passata la quarantina teme di invecchiare con lei nella casa di famiglia. 
Tra i due è colpo di fulmine e subito in paese si mette in moto la macchina dei pettegolezzi.
A queste due vicende principali si aggiungono la crisi coniugale dell'avvocato Cesare con la moglie Claudia, le macchinazioni dell'arzilla zia Letizia e qualche accenno alla situazione di altri abitanti del borgo. Il tutto è raccontato con umorismo e un tono quasi favoleggiante che in altre circostanze mi avrebbe certamente conquistata. In questo caso però ho iniziato a storcere il naso fin dalle primissime pagine, infatti la storia dell'incontro e dell'istantaneo innamoramento tra Ruggero e Mariolina, che dopo aver passato insieme a malapena mezza giornata già pensano al matrimonio, è decisamente poco credibile, ma soprattutto cozza con l'immagine che l'autrice ci da di Mariolina, impiegata modello, morigerata e illibata che ha sempre vissuto con la sorella coltivando il ricordo della madre, la quale come insegnamento principale le ha insegnato a diffidare degli uomini. La vicenda di Belinda e dell'apertura della latteria invece è trattata abbastanza superficialmente per cui, per quel che mi riguarda, non è stato possibile farmi un'idea chiara del personaggio o delle sue potenzialità, mentre la crisi matrimoniale del padre e della madre di lei sono una questione, piuttosto stereotipata, che risulta marginale rispetto agli avvenimenti del borgo. Persino il mistero che aleggia intorno al ritrovamento nella latteria e che coinvolge il fantasma del ciabattino sviene risolto in modo così fortuito e semplicistico da perdere qualunque fascino. 
Lo stesso Borgo Propizio, che immagino agli occhi dell'autrice abbia una fisionomia e delle connotazioni ben precise, ai miei occhi non è apparso altro che come uno sfondo davanti al quale far muovere e interagire personaggi più o meno bizzarri, ma un luogo senz'anima, senza storia. Così per i protagonisti, nessuno dei quali è abbastanza caratterizzato da permettere al lettore di immedesimarsi o di affezionarsi. Anche il tono ottimistico e un po' favolistico del romanzo, in mancanza di qualche riflessione più profonda o di una maggiore sfaccettatura dei personaggi, risulta a tratti stucchevole, mentre la storia si dipana in modo lineare e prevedibile. Sulla copertina del libro è riportata un commento che definisce Borgo Propizio una ricetta ben riuscita. A mio parere invece si tratta di un piatto che si può anche mangiare con gusto, ma che manca di sostanza.

VOTO: 6 e 1/2

sabato 6 febbraio 2016

IL LIBRO DEL GIORNO # I garbati maneggi delle signorine Devoto di Renzo Bistolfi

Buon fine settimana lettori di passaggio, oggi vorrei parlarvi di un romanzo italiano che ho apprezzato molto, I garbati maneggi delle signorine Devoto di Renzo Bistolfi.
Anche questo libro fa parte dei libri bonus scelti da Laura del blog La Libridinosa per la prima tappa della Challenge 2016 organizzata dalle Lgs ed è proprio nel blog di Laura che ho ho avuto notizia per la prima volta di questo romanzo piuttosto recente, ma di cui mi era completamente sfuggita la pubblicazione. Quando ho letto la trama ho subito pensato che fosse una lettura nelle mie corde e sono contenta di poter dire di non essermi sbagliata!


Autore: Renzo Bistolfi
Editore: Tea
Dati: pp.238, €14.

Sono gli anni Cinquanta, a Sestri Ponente, luogo in passato molto frequentato come meta di villeggiatura, ma divenuto via via meno ricercato dai turisti e più conosciuto per i suoi cantieri navali. In Via Privata Vassallo, zona di vecchi e grandi palazzi, abitano le signorine Devoto, ultime esponenti rimaste della famiglia che ha costruito queste case, riconosciuta da tutti come una famiglia abbiente, onesta e rispettabile e per questo tenute in grande considerazione dagli abitanti del quartiere. Le tre anziane sorelle, nonostante una situazione economica non più agiata come in passato, vivono in un grande appartamento assistite dalla fedele domestica Elvira e nonostante i loro caratteri siano molto diversi sono sempre state unite fin da bambine, tanto da vivere ormai praticamente in simbiosi. Siria, la sorella maggiore, è cieca fin da ragazzina, ma ha sviluppato negli anni grandi capacità di osservazione e ha un ottimo intuito per quel che riguarda le persone; essendo la più saggia delle tre, alla veneranda età di ottantacinque anni, è ancora colei che prende le decisioni importanti. Mariannin, la sorella di mezzo è invece un po' svaporata, in parte per natura e in parte per l'avanzare dell'età che comincia a darle problemi di memoria. Santa, la più giovane, è quella con il carattere più irruente, è diretta nei modi e nelle parole, ma coltiva anche un animo romantico e si lascia spesso cullare dalle proprie fantasticherie. Il tempo per le sorelle Devoto scorre lentamente e serenamente, ritmicamente scandito dalle consuete occupazioni, tra funzioni religiose, lavori di ricamo e le visite delle anziane amiche; impegni a cui le tre sorelle attendono con compostezza e decoro immutabili negli anni. Tuttavia anche in Via Privata Vassallo la guerra ha lasciato i suoi segni e molte famiglie in difficoltà e pare che a turbare la serenità della zona sia arrivato qualcuno intenzionato ad approfittarsi della situazione e soprattutto di chi è  solo e anziano, così che anche la placida esistenza delle sorelle Devoto verrà scombussolata e si tingerà di giallo.
Tra le cose che ho maggiormente apprezzato del romanzo c'è senz'altro l'ambientazione, infatti pur non essendo ligure ho apprezzato il modo il cui l'autore ha saputo tratteggiare una realtà circoscritta come quella di Sestri rendendola familiare a chi come me vive in un piccolo centro. Inoltre gli anni Cinquanta portano con sé il fascino di un periodo di rinascita e di fermento per l'Italia che si risolleva dalle macerie della guerra, mentre allo stesso tempo si perpetuano usi, tradizioni e un modo di vedere il mondo connaturato nelle diverse famiglie. Nel romanzo di Bistolfi si fa spesso accenno ai valori e alle idee di persone che, come le stesse sorelle Devoto, tengono in grande considerazione la propria dignità e onorabilità, ma credono anche nella solidarietà e in una sorta di tacito e decoroso mutuo soccorso.  Inoltre mi è piaciuta l'ironia e la tenerezza con cui sono stati descritti tutti i protagonisti e soprattutto Siria, la sorella saggia, un personaggio che rimane nel cuore del lettore.
Insomma un romanzo promosso a pieni voti!

VOTO: 8

mercoledì 2 dicembre 2015

LIBRI DEL MESE # Tre tonalità di rosa

Ben ritrovati lettori di passaggio, oggi è mercoledì, ma invece della consueta rubrica WWW Wednesdays ho pensato di proporvi un post dedicato ad alcune delle mie ultime letture, tre romanzi molto diversi fra loro, ma accomunati dal fatto di essere tre letture che potremmo definire molto femminili. Mi è sembrato interessante notare quante sfumature differenti si possano trovare nel generico insieme dei romanzi rosa, dove con questa definizione non si intende nello specifico la narrativa romance, ma tutta una serie di romanzi con protagoniste femminili che si muovono in ambienti e con finalità diverse e che raccontano vite e vicissitudini di donne rivolgendosi ad un pubblico principalmente femminile.
Iniziamo parlando di Amori non molto corrisposti di Barbara Pym, autrice inglese molto nota negli anni '50 e poi dimenticata per un lungo periodo e infine riscoperta qualche decina di anni dopo.


Autore: Barbara Pym
Editore: Astoria
Curatore: B. Mora
Dati: pp. 254, €17 cartaceo, €8,99 ebook.

La protagonista di questa storia è Dulcie, una donna semplice che lavora come compilatrice di indici e correttrice di bozze e vive da sola nella grande casa lasciatale dai genitori. Nonostante sia ancora giovane, dopo la rottura del fidanzamento con il volubile Maurice, Dulcie si sente già avviata verso un'esistenza da zitella e non si cura più di tanto né del suo aspetto né di coltivare relazioni sociali.
Durante un convegno sui mestieri dell'editoria fa la conoscenza di Viola, un'altra giovane donna indipendente e piuttosto eccentrica ai suoi occhi, innamorata del famoso studioso Alwyn Forbes, uno degli oratori ospiti del congresso. Anche Dulcie non può fare ameno di rimanere affascinata da quest'uomo bello e dall'allure intellettuale, nonostante la sua fama di marito fedifrago. 
Così una volta tornata a casa Dulcie inizia una sua personale indagine sulla vita di Alwyn e coinvolgerà anche Viola nelle sue ricerche, ma mentre quest'ultima perde sempre più l'interesse che nutriva per lui, il sentimento di Dulcie si trasforma da semplice infatuazione in un vero e proprio innamoramento. Peccato che Alwyn, in piena crisi di mezza età e fresco di separazione dalla moglie, si sia invaghito della giovanissima nipote di Dulcie.
Così tra un appostamento e un incontro casuale le vite dei personaggi si incrociano in diversi modi e scenari e i sentimenti degli uni per gli altri si accavallano e si ingarbugliano.
L'autrice è brava nell'orchestrare con grazia e ironia questa commedia degli equivoci e nel ritrarre i suoi personaggi sottolineandone le debolezze. Dulcie ci appare inizialmente come una donna un po' incolore, ma dotata di, forse troppa, curiosità e di uno spirito d'iniziativa insospettabile, mentre Alwyn si comporta  per tutta la durata del romanzo in modo assolutamente egoista, dimostrando vanità e d egocentrismo; tuttavia anche gli altri personaggi non sono da meno tanto che alla fine del romanzo non si può fare a meno di sorridere di certi difetti piuttosto che rimanerne indignati.
Il punto di forza del romanzo è sicuramente lo stile piacevolissimo dell'autrice, mentre ho trovato che la trama, seppur ben congegnata, non avesse realmente molto da dire. In sostanza ho trovato l'idea di fondo un po' troppo debole per rendere completamente apprezzabile il romanzo.

VOTO: 7-


Il secondo romanzo di cui vorrei parlarvi appartiene più nello specifico al genere Chick lit e mi è stato gentilmente inviato dall'autrice Chiara Santoianni, curatrice della collana "A cuor leggero" edita da Edizioni CentoAutori.


Autore: Chiara Santoianni
Editore: Edizioni CentoAutori
Dati: pp. 150, €7,50.

Protagonista del romanzo è Penelope, una giovane italiana trasferitasi da sei anni a Londra per studiare medicina insieme all'amica Gelsomina. In realtà però il suo sogno è diventare una scrittrice affermata e per questo ha lasciato l'università e si guadagna da vivere come barwoman in attesa di vedere finalmente i suoi lavori pubblicati. Quando però i genitori e la sorella informano Penny di essere in procinto di venie a Londra per assistere alla sua laurea, la sua vita finisce nel caos perché la ragazza si trova a d affrontare tutte insieme le bugie che ha accumulato negli anni ai danni della sua famiglia rimasta a Sorrento. Infatti, non solo non ha mai detto ai genitori di aver lasciato gli studi, ma ha anche fatto loro credere di essere felicemente e castamente fidanzata con un medico intenzionato a sposarla. L'unica possibilità per Penelope di uscire indenne da questa visita sembra quella di mettere su una elaborata messinscena in cui lei dovrà impersonare il ruolo della figlia perfetta, ma per la buona riuscita dell'impresa occorrerà tutta l'astuzia e la disponibilità delle sue migliori amiche Olivia e Gelsomina, un appartamento rimesso a nuovo e un finto fidanzato addestrato a dovere.
Inutile dire che nonostante gli sforzi non tutto è destinato ad andare per il verso giusto.
In questo caso più che sui sentimenti il romanzo si incentra sugli imprevisti e sulle situazioni comiche che le tre amiche si trovano ad affrontare per mettere in atto il loro piano e l'autrice ha utilizzato una buona dose di ironia e sarcasmo.
Inaspettatamente il personaggio che ho preferito è quello che sulla carta avrei pensato di non sopportare, ovvero Olivia, l'amica inglese ricca e un po' svampita che divide l'appartamento con le due ragazze italiane, mentre della protagonista ho apprezzato il lato un po' goffo tipico delle protagoniste dei Chick lit, ma non ho apprezzato quel velo di sufficienza con cui sembra trattare la famiglia e soprattutto il fatto che, nonostante si sia messa da sola in quella situazione e i suoi amici si facciano in quattro per aiutarla, trovi sempre qualcosa di cui lamentarsi.
Inoltre, dopo aver paventato per tutto il romanzo, l'ipotetica reazione dei genitori di fronte alla reale vita della figlia, avrei voluto vedere una reazione un po' più energica da parte loro, mentre invece mi è sembrato che tutto si risolvesse troppo facilmente.
La lettura è stata comunque piacevole e mi ha intrattenuta durante un paio di giorni di febbre, quindi non posso che ringraziare ulteriormente l'autrice.

VOTO: 7-

Ultimo libro di cui vi parlerò brevemente è invece ambientato nel mondo della medicina legale e unisce quindi l'ironia e le venature rosa del Chick lit con gli scenari e le dinamiche del romanzo giallo.


Titolo: L'allieva
Autore: Alessia Gazzola
Editore: Edizioni Tea
Dati: pp. 347, €12.

Alice Allevi è una specializzanda in medicina legale che ama il suo lavoro, ma che spesso sente di non essere ricambiata, infatti ogni giorno viene redarguita e bistrattata dai suoi superiori dell'Istituto che le rimproverano di essere eccessivamente sbadata e a volte goffa. E Alice è davvero così e nonostante la passione e gli sforzi a volte non può fare ameno di combinare qualche disastro.
Una sera però il suo collega e mentore Claudio, la porta con sé sulla scena di un delitto e lì Alice scopre che il cadavere rinvenuto è quella di Giulia, una giovane e bellissima ragazza incontrata per caso qualche giorno prima. Turbata dalla triste coincidenza e affascinata dalla famiglia di Giulia, in particolar modo dalla sorella di lei, Bianca, Alice si lascia coinvolgere sempre più dal mistero che avvolge quella morte e cerca con ogni mezzo di dimostrare che si è trattato di un delitto, anche a costo di inimicarsi superiori e colleghi e di infrangere la legge.
Mentre la vita lavorativa di Alice si complica inesorabilmente, la vita privata popolata da amiche fidate si arricchisce della conoscenza con Arthur, giornalista bello e giramondo che in breve conquista un posto speciale nel suo cuore, nonostante l'attrazione che Alice prova per il brillante e arrogante Claudio. La trama gialla è piuttosto semplice e non è difficile fin dalla metà del romanzo individuare di chi diffidare per quanto riguarda la risoluzione del delitto, inoltre il finale sotto questo aspetto non è stato del tutto soddisfacente, tuttavia ho letto questo libro con piacere, gustandomi le vicende tragicomiche della protagonista e apprezzando i risvolti più romantici della storia. Non nego che a volte ho trovato Alice un po' petulante e un po' troppo pronta a ficcarsi continuamente in guai sempre più grandi per poi piangersi addosso, ma ne ho apprezzato anche l'intraprendenza. Inizialmente nutrivo dei dubbi riguardo questa lettura, anche per come era stata presentata con tanto di paragoni probabilmente fuori luogo, ma letto per quello che è in realtà, un romanzo leggero, una commedia che mescola ironia, sentimento e un pizzico di giallo, io l'ho trovato assolutamente gradevole.
VOTO: 7

Concludo qui con i miei sproloqui pseudo letterari e vi chiedo di farmi sapere se avete letto questi libri e quali sono le vostri opinioni a riguardo.
Come sempre per opinioni, domande o consigli non avete da fare altro che lasciare un messaggio qui sotto. Alla prossima!