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lunedì 11 gennaio 2016

IMPRESSIONI DI LIBRI #1


Buon pomeriggio lettori di passaggio, oggi vorrei iniziare la settimana qui sul blog introducendo una nuova rubrica, Impressioni di libri, con cui mi impegnerò a parlarvi di più letture in un unico post. A differenza dei precedenti appuntamenti con I libri del mese, questa rubrica non avrà una cadenza particolare e sarà finalizzata a parlarvi delle mie letture in modo più frequente, ma anche più conciso. Ho sempre pensato di sapermi esprimere in modo chiaro grazie al dono della sintesi, ma quando si parla di libri ho notato che finisco per blaterare senza ritegno, quindi ho pensato di ricorrere a questa nuova rubrica per cercare di parlarvi di un maggior numero di letture senza per questo annoiarvi con post chilometrici.

In questo primo appuntamento vorrei parlarvi di due fra le ultime letture del 2015 e nello specifico si tratta di:
- La perfida madrina (M.C. Beaton)
- Tutto panna chantilly (Erika Gallini).

Inoltre tutti e due i volumi rispondono ad altrettanti obbiettivi della Challenge 2016 ideata dalle Lgs e a cui ho deciso di partecipare, infatti abbiamo nell'ordine: 
- Un libro che faccia parte di una serie
- Un libro con un alimento nel titolo.

Iniziamo con La perfida madrina di M.C. Beaton, terzo volume della serie 67, Clarges Street.


Autore: M.C. Beaton
Editore: Astoria
Traduttore: S. Garavelli
Dati: pp. 193, €15.

Come ormai saprete sono una accanita lettrice dell'altra serie scritta da M.C. Beaton dedicata ad Agatha Raisin e quando ho avuto la possibilità di farmi prestare questo romanzo non me la sono lasciata scappare. Pur non avendo letto i primi due volumi della serie (L'avaro Mayfair e Jane la bruttina), ho potuto comunque apprezzare il romanzo in quanto in ognuno di essi la vicenda principale è diversa e a se stante. L'ambientazione però è ovviamente sempre la stessa, la casa al 67 di Clarges Street a Londra che, a causa di alcune sfortunate vicende che hanno interessato i proprietari e gli affittuari, viene considerata una casa jellata tanto che l'attuale proprietario non ne vuole sapere di abitarci e la lascia vuota per la maggior parte dell'anno affittandola solo durante la cosiddetta Stagione, cioè il periodo dalla primavera in poi, in cui a Londra si susseguono balli e incontri tra i rappresentanti della buona società e in cui le giovani appartenenti alle famiglie abbienti vanno a caccia di mariti. Durante il resto dell'anno  a presidiare la casa di Mayfair ci sono solo i domestici, una brigata ben assortita, mal pagata e bistrattata da amministratore e proprietario e che per far fronte alle avversità si ritrova unita come una sorta di famiglia, tanto che i membri coltivano il sogno di lasciare il servizio e aprire tutti insieme un pub. Tra i domestici spiccano il maggiordomo Rainbird, intelligente e responsabile, la sguattera Lucy, ingenua e sensibile e il vanitoso valletto Joseph.
A risollevare le magre sorti della brigata per la stagione corrente arriva Harriet, una giovane di buona famiglia rimasta orfana e senza dote, a cui un amico di famiglia ha lasciato l'ingrato compito di fare da Chaperon alle figlie gemelle Annabelle e Sarah durante il loro debutto in società e di trovar loro dei buoni partiti da sposare. Tanto Harriet è ingenua e di buon cuore quanto le gemelle sono superbe e maligne. Infatti l'indolente Annabelle e la prepotente Sarah accusano Harriet di aver sottratto loro l'affetto del padre e di minacciare adesso le loro finanze, così non perdono occasione per spargere pettegolezzi calunniosi su di lei al fine di rovinarle la reputazione, tanto più che i gentiluomini ricchi e affascinanti che frequentano la loro casa sembrano più interessanti a lei piuttosto che a loro.
Come nel'altra serie l'autrice non risparmia la propria ironia e tratteggia dei personaggi vitali nei loro pregi, ma soprattutto nei loro difetti. Harriet è di una ingenuità tale da risultare a volte offensiva nella sua candida schiettezza, le gemelle e il valletto Joseph sono detestabili fin dalla prima apparizione, ma il personaggio che ho preferito è senza dubbio Beauty, il cane maldestro che combina un disastro dietro l'altro. L'intreccio è estremamente semplice, ma la ricostruzione della Londra di epoca Regency, con i suoi balli, le passeggiate in carrozza, il cerimoniale del corteggiamento, è ben fatta e mai stucchevole. Anche la parte più sentimentale riguardante Harriet e il Marchese è narrata con molta ironia e risulta quindi ben amalgamata agli altri elementi della commedia.
In sostanza si tratta di una lettura piacevole, leggera, che unisce un pizzico di romanticismo ad una bella ambientazione a all'intento di far sorridere il lettore., quindi se ne avrò la possibilità leggerò sicuramente gli altri volumi di questa serie.

VOTO: 7


Il secondo libro di cui voglio parlarvi è invece di una autrice italiana, Tutto panna chantilly di Erika Gallini, un romanzo edito Atmosphere Libri e che ho letto in versione ebook.


Titolo: Tutto panna chantilly
Autore; Erika Gallini
Editore: Atmosphere Libri
Dati: pp. 88, €14, ebook €2,90.

Quando ho deciso di leggere questo romanzo non sapevo nulla riguardo alla trama, infatti mi aspettavo una commedia ambientata nel mondo della pasticceria, in realtà la lettura si è rivelata decisamente diversa, ma non per questo deludente. A raccontarci la storia è Agnese, la figlia diciottenne di un noto pasticcere, burbero ed esigente, che ha dedicato completamente la sua vita al lavoro. Tutti in famiglia gravitano attorno alla pasticceria, chi in negozio come la madre, chi nel laboratorio come i fratelli maggiori e questa attività incessante, necessaria per mandare avanti una attività di questo tipo, ma che non appaga nessun altro se non "il famoso pasticcere", sembra fagocitare anche i legami che uniscono i componenti della famiglia ed esacerbare i dissidi tra loro. 
La madre dimostra con le parole e con i gesti di essere una donna amareggiata e insoddisfatta, di sentire sulle spalle il peso di una vita di lavoro e di doveri da svolgere da cui non riesce a trarre alcuna soddisfazione, men che meno dai quattro figli che ama, ma dai quali si sente delusa.
I figli sembrano sentirsi in qualche misura in competizione per l'affetto del padre con il suo lavoro e in particolar modo con la sua creazione più famosa, il premiato pasticcino Tutto panna chantilly, quasi il simbolo della distanza tra loro e quel padre chiuso nel suo laboratorio consapevole che nessuno dei suoi figli saprà e vorrà prendere il suo posto.
In particolar modo Filippo, il fratello prediletto di Agnese, vive in modo sempre più rabbioso la routine imposta dalla pasticceria e mentre gli altri cercheranno faticosamente di trovare la loro strada seguendo le proprie inclinazioni, lui non saprà mettere a frutto nessuna capacità se non quelle più deleterie. Del romanzo ho apprezzato particolarmente il contrasto tra il titolo che rimanda ad un vero e proprio personaggio silenzioso, il famoso pasticcino e l'amarezza che spesso emerge dalle parole e dalle riflessioni dei personaggi. Ho apprezzato anche lo stile, diretto e franco dell'autrice, mentre non sono stata del tutto convinta dal fatto di narrare la storia in un modo che potrei definire frammentario, fatto di tante brevi scene che si susseguono senza mai dare alla narrazione un respiro più ampio. Inoltre i temi trattati  nel libro sono diversi, forse troppi vista la brevità. Nonostante avrei preferito qualche pagina in più, ho comunque apprezzato la lettura e il fatto di aver letto una nuova autrice italiana.

VOTO: 7-


Avete letto questi libri? Fatemi sapere cosa ne pensate e se vi ho in qualche modo incuriositi.
Al prossimo appuntamento con la rubrica Impressioni di libri!

lunedì 6 aprile 2015

IL LIBRO DEL GIORNO # PAROLE AVVELENATE DI MAITE CARRANZA

Bentrovati lettori di passaggio, oggi approfitto di un po' di tempo per parlarvi di una delle letture dello scorso mese di marzo. Mi scuso in anticipo se non  riuscirò ad evitare completamente gli spoilers, ma si tratta di un romanzo piuttosto breve in cui gli avvenimenti sono tutti importanti ed è difficile parlarne in modo chiaro senza fare qualche rivelazione. Comunque si tratta di un libro che consiglio sicuramente e spero di incuriosire qualcuno di voi riguardo questa lettura.

Titolo: Parole avvelenate
Autore: Maite Carranza
Editore: Atmosphere Libri
Traduttore: S. Cattaneo
Dati: data di pubblicazione 18/06/2013, pp. 240, 15€

Barbara Molina è scappata di casa a quindici anni lasciando Barcellona per raggiungere gli zii a Bilbao, ma dopo una drammatica telefonata alla madre, è scomparsa lasciando dietro di sé solo una borsa e tracce del suo sangue.
Sono passati ormai quattro anni, di lei non si hanno avuto più notizie e il suo corpo non è mai stato ritrovato, i principali indiziati non si sono mai traditi e  per la sua famiglia e i suoi amici è iniziato un calvario fatto di incertezza.
L'agente di polizia che si è occupato del caso sin dall'inizio, Lozano, è al suo ultimo giorno, dopodiché dovrà andare in pensione e lasciare al suo successore tutto il lavoro svolto incessantemente in quei quattro anni con la consapevolezza di aver fallito, di non aver ritrovato Barbara.
Proprio questo insopportabile pensiero di dover lasciare irrisolto un caso che lo ha così coinvolto, spingono Lozano ad un ultimo giorno di frenetiche ricerche, interrogatori, congetture e a ripercorrere l'intera vicenda in cerca di qualcosa di nuovo, di un indizio decisivo che dia la svolta al caso.
Capitolo dopo capitolo conosciamo tutti i protagonisti di questa tragedia, prima fra tutti proprio Barbara che in prima persona racconta episodi della sua vita, come e perché è scomparsa e cosa ne è stato di lei, mentre in terza persona sono raccontati i sentimenti e i pensieri della madre di Barbara, una donna annientata dal dolore e dal senso di colpa, che ha lasciato al marito le redini della propria vita e di tutto quanto concerne la ricerca della figlia, e quelli di Eva, che un tempo è stata la migliore amica della ragazza scomparsa.
Sarà proprio Eva a ricevere la telefonata più inaspettata, quella che in pochi secondi rimetterà in discussione tutte le conclusioni a cui la polizia e le persone coinvolte erano giunte dopo tutto quel tempo, dopodiché  gli eventi si susseguono rapidamente, intervallati dai ricordi e da nuove ipotesi. Nonostante l'impianto del romanzo sia quello di un giallo, il fulcro del libro non è tanto trovare il colpevole, quanto capire cosa e perché è successo, ricostruendo pezzo dopo pezzo la personalità di Barbara, la sua vita prima della scomparsa, in che modo si collocano nella vicenda la sua famiglia, gli zii, la sua amica del cuore, il suo ex fidanzato e l'insegnante preferito.
Da un certo punto della narrazione  in poi infatti è intuibile quale sia il segreto più inconfessabile e chi sia a custodirlo, di chi sia la colpa di tutto, e proprio per questo il lettore sente il bisogno di rallentare, di prendere le distanze da una lettura che diventa dolorosa e disturbante, di negare in un certo senso l'evidenza cercando un colpevole più adeguato, più "accettabile".
Ma questo ovviamente non è possibile e il libro volge al temine seguendo il ritmo cadenzato delle rivelazioni e del raggiungimento di una nuova consapevolezza da parte dei protagonisti.
Il merito dell'autrice sta, a mio avviso, non tanto nella costruzione del giallo, quanto nella ricostruzione volutamente ambigua della vicenda e dei suoi attori, soprattutto di Barbara, che è la vittima, ma che solo Lozano vede chiaramente come tale, infatti nei ricordi e nelle congetture di tutti gli altri, perfino in quelli della madre, c'è sempre un accenno stonato, una recriminazione, un dubbio, un giudizio negativo, il sospetto o l'aperta attribuzione di qualche colpa nei confronti di una ragazza che al tempo della scomparsa era poco più di una bambina. E Barbara, combattuta tra il desiderio di vivere e quello di liberarsi per sempre da un destino forse peggiore della morte, è l'immagine distorta, volutamente macchiata, di una vittima innocente.
L'autrice ha scritto questo romanzo pensando ad un pubblico giovane, utilizzando un linguaggio ed una struttura narrativa che nella loro semplicità permettono al lettore di entrare immediatamente nel cuore della vicenda, di non essere mai distratti dall'impianto investigativo e di comprendere facilmente, ma non per questo meno dolorosamente il messaggio che vi è alla base.
Concludo dicendo di essere rimasta turbata da questo libro, ma di certo non pentita di averlo letto; conoscevo già questa autrice di cui anni fa ho letto una trilogia per ragazzi, La guerra delle streghe, che mi aveva piacevolmente intrattenuta, e sono stata contenta di ritrovarla con questo romanzo così diverso.

VOTO: 7 e 1/2