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sabato 8 marzo 2014

Il Meglio e il Peggio della settimana #2 La pubblicità è donna ma non è per le donne.




Oggi, 8 marzo, giornata formalmente considerata come dedicata alle donne, colgo l'occasione per spendere due parole a proposito di un articolo che ho letto proprio ieri e che mi ha lasciato una certa amarezza. 
Mi scuso fin d'ora se sembrerò un po' polemica, ma oggi va così!
Premetto di non considerarmi una femminista né il suo contrario in quanto ho sempre pensato a me stessa ed ho sempre agito considerandomi come una persona, prima che una donna nello specifico ed ho sempre distinto e giudicato le persone in base ad altri parametri rispetto al genere di appartenenza, tuttavia è impossibile al giorno d'oggi, a meno che non viviate in una caverna, non riflettere su certi temi che coinvolgono le donne ed il ruolo che hanno nella società: basta aprire un giornale o vedere un tg!
Proprio leggendo un trafiletto dell'Huffington Post in collaborazione con il Gruppo Espresso, mi sono imbattuta in questo titolo: "Pubblicità degli anni '50 che oggi ci farebbero rabbrividire".
Di seguito una sequela di locandine pubblicitarie di vari prodotti, dal caffè ai robot da cucina, tutte più o meno smaccatamente maschiliste, sessiste, grottesche, alcune persino razziste o inneggianti alla salubrità del fumo.
Riguardo però alle pubblicità con protagoniste le donne, tanto per descriverne alcune, c'è quella in cui una donna è usata dal marito come tappeto, una in cui la moglie porta la colazione a letto al marito praticamente in ginocchio, una in cui si dice che le vitamine fanno bene alle donne perché più le donne lavorano in casa e più sono carine e una in cui, sopra la figura di un uomo spazientito perché la moglie ha bruciato qualcosa con il ferro da stiro, campeggia la scritta: "Ma è ancora reato uccidere la moglie?".
Non credo che ci sia bisogno di spiegare quanto queste pubblicità risultino offensive, insultanti, ridicole ma anche un po' inquietanti, non solo agli occhi di una donna di oggi, ma agli occhi di chiunque abbia un minimo di cervello! Eppure queste pubblicità sono state utilizzate, qualcuno le ha ideate ed approvate. Certo sono passati molti anni. Si dice così anche nel breve trafiletto prima della galleria delle immagini: "Nessuna di queste pubblicità oggi passerebbe il test di ammissibilità..."
Quello che mi domando io è: ma siamo proprio sicuri?
Mentre non ho alcun dubbio che al giorno d'oggi nessuno accetterebbe una pubblicità manifestamente razzista o che decanta le qualità benefiche del fumo, mi pare che per quanto riguarda il cosiddetto sessismo non siano stati fatti poi tanti passi in avanti, i messaggi espressi dalle pubblicità di oggi sono simili, magari sono più velati o ammantati di una patina glamour che li renda più accattivanti anche agli occhi delle donne, ma i concetti di base sono sempre quelli: è la donna che pulisce a casa usando questo o quel prodotto rivoluzionario, la moglie prepara i pasti e li porta in tavola e si dimostra una capace padrona di casa per gli ospiti, usa lingerie e prodotti di bellezza per essere sempre attraente e desiderabile.
A volte sembra che questi pubblicitari degli anni '50 siano stati tutti ibernati e scongelati ai giorni nostri giusto per ideare certe chicche come la pubblicità della vernice con il viscido marito in vestaglia che guarda la cameriera sotto la gonna mentre spennella una ringhiera in cima ad una scala e davanti alla moglie commenta con sguardo laido: "Brava Giovanna, brava!". C'è poi la pubblicità del detersivo per lucidare i fornelli con la casalinga che si traveste da intrepido cavaliere per combattere lo sporco o quella in cui tutta la famiglia sbriciola patatine davanti al divano mentre la mamma brandisce l'aspirapolvere come se fosse Excalibur!
Se poi entriamo nella selva oscura delle pubblicità in cui per sponsorizzare qualunque cosa, dallo yogurt alle scarpe, dal dentifricio alla lavatrice, si mostrano corpi di donne nude o seminude, non ne usciamo vivi!
Potrei fare ancora mille esempi di pubblicità di questo genere ma non penso che ce ne sia bisogno, sono ovunque, le abbiamo viste tutti, evidentemente hanno riscontro economico, fanno vendere. 
Al giorno d'oggi ci sono un sacco di cose che non vanno,  non si sente altro che parlare di problemi, di crisi, di mancanza di lavoro, di violenza dilagante, di corruzione... la pubblicità che alimenta stereotipi, che istupidisce  e deforma la realtà non può essere certo in cima all'agenda delle cose da risolvere, eppure non posso fare a meno di pensare che ci faccia male, che ci abbia fatto male, e non solo alle donne.






giovedì 27 febbraio 2014

Il Meglio e il Peggio della settimana #1




Per il primo appuntamento con  questa rubrica vorrei segnalare una iniziativa ideata dalla organizzazione culturale Caffeina che consiste semplicemente nel comprare un libro il primo di marzo e che si è già diffusa tramite social network (#1MarzoCompraUnLibro). 
L'idea ha ottenuto finora l'adesione di oltre 70.000 partecipanti (secondo il quotidiano Repubblica) e la partecipazione di librerie indipendenti e di catena che si stanno organizzando con sconti e altro. 
Al di là di una più seria considerazione riguardo lo stato dell'editoria in Italia, questa iniziativa può rappresentare un'occasione per i lettori per festeggiare la loro passione regalandosi un libro.
In questo caso il gesto di comprare un libro, anche economico, perfino usato, può dimostrare che la lettura non è qualcosa di così obsoleto come pensano alcuni.

Per quanto riguarda invece il Peggio della settimana, ho pensato di segnalare il caso di un libro recentemente pubblicato da Frassinelli con il titolo Storia di una ladra di libri, al prezzo di 16€ e 90.
Il punto è che questo romanzo di Markus Zusak è già stato pubblicato in Italia da Frassinelli nel 2007 e poi ristampato nel 2009 con il titolo La bambina che salvava i libri, tanto che era già uscita anche l'edizione economica del libro, cioè l'edizione Sperling & Kupfer a 11€.
Adesso però in occasione dell'uscita del film basato su questo romanzo, la casa editrice ha pensato bene di ripubblicarlo in copertina rigida e con un titolo diverso. 
Il problema però non è tanto questo quanto il fatto che in contemporanea con l'uscita di questa nuova edizione, sia sparita dalla circolazione la precedente edizione economica.
La stessa identica cosa è accaduta con altri libri, sempre in occasione di una ristampa, economicamente più onerosa, pubblicata in concomitanza con l'uscita dei film tratti dai romanzi. Basti ricordare il caso del primo libro della serie Shadowhunters di Cassandra Clare in edizione bestsellers Mondadori, sparito dagli scaffali e dalle librerie on-line per parecchi mesi per lasciare il posto alla nuova edizione con la copertina dedicata al film.
In conclusione quello che contesto non è tanto la scelta della casa editrice di ripubblicare uno stesso libro in occasione dell'uscita cinematografica, né di modificare il titolo per renderlo più attinente all'originale o al titolo del film, quanto la sistematica scomparsa delle precedenti versioni economiche destinate a ricomparire a qualche mese di distanza.


Fatemi sapere se anche voi siete infastiditi da queste manovre editoriali e segnalate pure qualunque notizia letteraria vi abbia colpito in questi giorni in bene o in male.
Buona serata e al prossimo post!