Ben ritrovati lettori di passaggio, finalmente le temperature si sono un po' abbassate e, come una lumaca che esce dal guscio dopo un temporale, anche io mi paleso di nuovo qui sul blog per parlarvi delle mie letture di queste ultime settimane. In particolare oggi parliamo di:
Titolo: Vittoria
Autrice: Barbara Fiorio
Casa editrice: Feltrinelli
Dati: pp. 267, cartaceo €15, ebook €8.99
Il mio primo incontro con questa autrice è stato con il romanzo Qualcosa di vero, una storia tenera e divertente che mi aveva colpita per l'originalità. Era quindi mia intenzione recuperare gli altri libri di Barbara Fiorio, magari partendo da quelli più datati, ma il caso ha voluto che avessi l'occasione di farmi prestare Vittoria che invece è il suo romanzo più recente.
Non aspetterò l'ultima riga di questo post per dire di essere rimasta un po' delusa da questa lettura e il motivo principale è che mi è mancata proprio quell'originalità che tanto mi aveva fatto apprezzare l'altro suo libro. La storia di Vittoria, quarantenne in difficoltà con il suo lavoro di fotografa e con il cuore spezzato dalla fine di una storia d'amore importante con Federico, si sviluppa fin da subito in modo prevedibile. L'autrice alterna capitoli in cui la tematica principale è il dolore che Vittoria si trova a fronteggiare dopo aver visto il suo compagno cambiare e allontanarsi da lei fino alla rottura definitiva e l'elaborazione di come questo possa essere accaduto e capitoli in cui il tema principale è la situazione lavorativa della protagonista, che nonostante abbia qualifiche, esperienza e un buon curriculum, si trova tagliata fuori dal mercato del lavoro tradizionale a causa dell'età e in difficoltà a concretizzare in un impegno stabile e redditizio il suo talento per la fotografia.
Entrambe le tematiche sono senza dubbio importanti e sempre attuali, ma mentre per quanto riguarda le problematiche di lavoro, il lettore non può fare a meno di sodalizzare con la protagonista, per quel che riguarda il naufragio della storia con Federico, io personalmente ho fatto fatica ad entrare in empatia con Vitoria. Ho sentito l'intensità e il trasporto con cui l'autrice ha tratteggiato il dolore di questa donna che pensava davvero di aver trovato la persona giusta, quella con cui invecchiare, quella che ci fa sentire vivi e completi e con la stessa accortezza l'autrice ha cercato di spiegare le motivazioni di questa rottura, di farci conoscere Federico sia per come appare dal punto di vista di Vittoria o dei suoi amici, sia attraverso le sue stesse parole. Nonostante una certa obiettività e il tentativo di non gettare completamente la croce addosso a quest'ultimo, il ritratto finale di Federico a me è parso quello di un uomo immaturo, narcisista e irrisolto e questo mi ha reso impossibile partecipare al dolore della protagonista per aver perso un uomo del genere. Tuttavia è innegabile che quel dolore sia reso in modo tangibile, intenso e credibile e che porti con sé tante altre questioni da risolvere per Vittoria, dal ritrovare il proprio equilibrio come persona singola e non più come metà di una coppia, al fare i conti con il tempo che passa e con le decisioni che fanno prendere alla vita una direzione piuttosto di un'altra.
Per quanto riguarda invece l'aspetto più da commedia del romanzo, ovvero la decisione di Vittoria di improvvisarsi cartomante pur di pagare le bollette, non l'ho trovato un espediente particolarmente originale, probabilmente perché l'ho già incontrato in altri romanzi e perfino in qualche film. L'unico aspetto che mi è davvero piaciuto è quello della "fotomanzia" e di quello che questa pratica riesce a tirare fuori dalle persone. Forse proprio a colore che si rivolgono a Vittoria per i più disparati problemi sarebbe stato giusto dare un po' più di spazio.
In sostanza ho trovato Vittoria un romanzo più riflessivo, forse più attinente alla realtà rispetto a Qualcosa di vero, ma nel complesso meno originale e meno riuscito.
VOTO: 6 e 1/2


Nessun commento:
Posta un commento