mercoledì 17 ottobre 2018

Il Libro del giorno # Vox di Christina Dalcher

Ben ritrovati lettori di passaggio, oggi vi parlo di un romanzo di cui forse avrete sentito parlare abbastanza ultimamente e che tratta temi quanto mai attuali, ma da cui mi aspettavo decisamente di più.


Titolo: Vox
Autrice: Christina Dalcher
Casa Editrice: Nord
Traduzione: B. Ronca
Dati: pp. 414,  cartaceo €19, ebook €9.90

Una volta terminato questo libro ho sinceramente pensato che non valesse la pena parlarne qui sul blog. Con questo non voglio far intendere che si tratti di una lettura terribile, ma sicuramente si tratta di un romanzo da cui mi sono sentita in un certo senso ingannata.
Le premesse per una lettura coinvolgente c'erano tutte ed in effetti si tratta di un libro che ho letto velocemente considerata la mia proverbiale lentezza; il problema è stato illudersi per le prime 100 pagine e di essere di fronte a qualcosa e ritrovarsi a leggere altro per i restanti 2/3 del volume.
L'azione si svolge a Washington ed in base ad alcuni riferimenti si evince che ci troviamo negli Stati Uniti odierni, con la differenza che il presidente non è Trump, ma un leader politico di facciata manovrato da un movimento cristiano estremista guidato dal reverendo Carl. La lega in questione si è diffusa in modo inarrestabile in tutti gli stati predicando un ritorno ai valori tradizionali della famiglia e della società che di fatto hanno riportato l'America indietro nel tempo, in una sorta di società Anni '50 in cui le donne sono state estromesse da ogni posto di lavoro in favore degli uomini e sono state ricollocate in casa a svolgere esclusivamente mansioni domestiche in qualità di mogli e madri. Per evitare fughe di massa di donne e intere famiglie, solo agli uomini è consentito viaggiare all'estero  avere un passaporto e a scongiurare proteste e recriminazioni, per le donne e persino per le bambine sono stati brevettati e resi obbligatori dei braccialetti elettronici dotati di un contatore di parole. Se si superano le cento parole al giorno si ricevono scariche elettriche di crescente intensità.
Già questo basterebbe a delineare uno scenario da incubo, ma come se non bastasse alle donne non è permesso l'uso di computer e neppure leggere o possedere libri. Le scuole sono rigidamente divise per sesso e alle bambine non si insegna altro che matematica di base, cucito ed economia domestica. Gli omosessuali, i dissidenti politici e le done che si macchiano di qualche colpa, come l'adulterio, sono arrestati e rinchiusi in campi di lavoro. Il progetto del movimento guidato dal reverendo Carl ha come obiettivo creare una società completamente in mano agli uomini, in cui le donne vengano fin da bambine educate al silenzio e all'obbedienza. Non so descrivervi la rabbia mista a disgusto con cui ho letto la descrizione di questi Stati Uniti nei primi capitoli del romanzo, raccontati dalla protagonista, Jean, una dottoressa in neurolinguistica, che come molte altre aveva sottovalutato la deriva autoritaria del nuovo regime politico e che, quando le cose sono precipitate non ha più potuto sottrarsi al nuovo stato di cose e si è ritrovata con un contatore al polso a combattere in silenzio affinché i suoi figli, tre ragazzi e una bambina non vengano completamente plagiati dalle dottrine di stato.
Quando però viene contattata dal governo per prendere parte ad una sperimentazione scientifica, per Jean si presenta la possibilità di fare qualcosa di concreto per cambiare lo stato delle cose, anche grazie all'aiuto della collega Lyn e di Lorenzo, un medico italiano di cui la protagonista è innamorata.
Da questo punto della narrazione in poi, si vanificano in un certo senso le buone premesse che avevo apprezzato nelle prime cento pagine circa del romanzo. Già in quelle avevo notato alcuni punti un po' nebulosi sia nella trama che nella rappresentazione di questa nuova società patriarcale, ma confidavo che l'autrice chiarisse certi elementi in seguito. Invece la storia si appiattisce su tematiche ai limiti del banale, fin troppo spazio è occupato dai tormenti sentimentali della protagonista divisa tra l'affetto per la famiglia e il marito e l'amore per il collega. Non è stato invece data la giusta importanza al movimento della resistenza che combatte in segreto il governo, che invece è stata raccontata con grande superficialità. Mancano poi approfondimenti per gran parte degli spunti interessanti che l'autrice aveva messo in luce e la storia si evolve in un comune romanzo d'azione in cui le situazioni si risolvono spesso in modo fortuito e con un finale consolatorio e prevedibile.
In un periodo storico sicuramente conflittuale come quello odierno, in cui in tutti i campi si è ancora costretti a combattere per una parità che sembra non doversi mai concretizzare in pieno, in cui il Femminismo vive una nuova stagione, ma neppure questo sembra riuscire a fermare discriminazioni e molestie, in cui sono ancora così tante le persone al mondo che per motivi di orientamento sessuale, di religione, di identità, non vedono riconosciuti i più basilari diritti civili, a mio parere è un peccato che un romanzo con un potenziale assolutamente interessante sia stato trasformato in corso d'opera in un semplice romanzo di narrativa di genere. Sicuramente una lettura godibile, con qualche spunto di riflessione da non sottovalutare, ma comunque un'occasione sprecata.

VOTO: 7-

Nessun commento:

Posta un commento