lunedì 25 febbraio 2019

Il libro del giorno # Le assaggiatrici di Rosella Pastorino

Buon pomeriggio lettori di passaggio, oggi vi parlo di una lettura che procrastinato per diverso tempo, ma che, nonostante l'iniziale titubanza, mi ha convinta.

Titolo: Le assaggiatrici
Autrice: Rosella Pastorino
Casa Editrice: Feltrinelli
Dati: pp. 285, cartaceo €17, ebook €9.99

Una delle mie regole da lettrice è sempre stata quella di diffidare dei libri molto chiacchierati, soprattutto se vincitori di qualche premio letterario, ma si sa, le regole a volte vanno infrante e in questa occasione sono contenta di aver fatto un'eccezione perché questo libro è stata una lettura molto soddisfacente. Innanzitutto l'idea di base della trama è davvero interessante, infatti, nell'ambito del tema molto trattato e a volte persino abusato della Seconda Guerra Mondiale, l'autrice ha preso in esame un aspetto poco conosciuto, quello appunto delle assaggiatrici di Hitler.
Durante i lunghi periodi trascorsi da Hitler, nel pieno della guerra, nella Wolfsschanze o Tana del Lupo, il bunker di massima sicurezza nascosto nei boschi prussiani, un gruppo di giovani donne tedesche dei villaggi vicini erano state arruolate con il compito di assaggiare ogni pasto destinato al fuhrer al fine scongiurare un eventuale tentativo di avvelenarlo.
L'autrice ha scelto di romanzare la storia di queste donne, a tutti gli effetti costrette a lavorare per il regime nazista, al di là delle loro convinzioni o ideologie politiche e che ogni giorno hanno consapevolmente rischiato di morire e di cambiare anche il corso della storia, concentrandosi però soprattutto Rosa Sauer una giovane di Berlino che si è ritrovata a vivere in campagna a causa dei bombardamenti che l'hanno costretta a cercare rifugio presso i suoceri, che come lei attendono con ansia sempre crescente il ritorno di Gregor, il marito di Rosa, che sta combattendo sul fronte russo.
La protagonista del romanzo non è un personaggio particolarmente amabile, il suo modo di raccontare le sue vicissitudini mantiene per tutta la narrazione, persino nei momenti di maggiore sconforto e paura, sempre un certo distacco, una sorta di freddezza che mi ha impedito di affezionarmi a lei. Il fatto che non sia riuscita a empatizzare con la protagonista però non ha compromesso la lettura del romanzo che contiene, secondo me, molti punti di riflessione interessanti.
Rosa è a tutti gli effetti fuori luogo nella circostanza in cui si trova, è una segretaria di città che ha da poco sposato il suo capo. Come ripete spesso più a se stessa che altro, non è mai stata nazista, né lo è il marito che però ha deciso comunque di partire per difendere la sua terra. Non è mai stata però una dissidente, non ha mai apertamente criticato o combattuto il regime come invece ha fatto il padre, è stata semplice spettatrice della trasformazione subita dalla Germania con il consolidarsi del potere di Hitler. Come molti tedeschi ha visto divampare il fanatismo e l'intolleranza, ha sentito parlare di violenze e atrocità raccontate a mezza bocca e percepite con i contorni indefiniti dei racconti popolari, ma ha preferito non soffermarsi mai su questi aspetti della società tedesca del suo tempo e concentrarsi sulle cose più importanti per lei, sul suo amore per Gregor, il desiderio di avere un figlio da lui, l'attesa del suo ritorno. Mi sono spesso domandata durante la lettura, come sarebbe stata trattata la questione se la scrittrice fosse stata tedesca, se avrebbe saputo spiegare meglio lo satato d'animo di tutti quei tedeschi che hanno assistito impotenti, incoscienti o disinteressati alla metamorfosi di una nazione e di parte del suo popolo, come è avvenuto seppur in modo diverso anche in Italia. Quando viene forzatamente arruolata come assaggiatrice Rosa comincia a prendere lentamente coscienza della realtà dei fatti, della vicinanza di quel fuhrer idolatrato e temuto che li ha trascinati tutti in un conflitto mondiale. Le assaggiatrici hanno un ruolo tenuto sotto il più stretto riserbo, vengono pagate per il loro servizio, hanno la possibilità di mangiare a sazietà tre volte al giorno, a differenza della maggior parte dei tedeschi, ma ogni boccone potrebbe rivelarsi fatale. Sono in tutto e per tutto dei soldati a servizio di Hitler. La storia ci insegna che, nonostante la sua crescente ossessione verso possibili tradimenti e attentati, il fuhrer non è stato avvelenato e la sua caduta ha seguito un percorso diverso, ma è inimmaginabile lo stato d'animo di queste donne riunite ogni giorno per quello che poteva essere l'ultimo pasto.
Nonostante la paura tra di loro si intrecciano comunque dei legami e Rosa, che inizialmente viene guardata con più sospetto perché venuta da fuori, si avvicina soprattutto a due delle altre assaggiatrici, Leni che è molto giovane e sprovveduta ed Elfriede che è invece riservata e dura.
A differenza di Rosa che sente il bisogno di integrarsi in questo gruppo di donne, Elfriede sembra voler tenere il più possibile le distanze. La prima cerca di guadagnare la simpatia delle altre anche in modo avventato, nonostante sia evidente come le difficoltà e i bisogni di ognuna rendano difficile instaurare delle vere e proprie amicizie, l'altra invece agisce in base ad un personale senso di giustizia. Inutile sottolineare che il personaggio di Elfriede mi è piaciuto sin da subito nonostante lo trovi più letterario rispetto alla protagonista. Rosa in fin dei conti è un personaggio più realistico, con tutte le sue fragilità, la sua apparente freddezza persino il suo egoismo. Nonostante la paura, nonostante il dolore, nonostante lo sconforto, Rosa sceglie di aggrapparsi a tutto ciò che la rende viva e questa necessità la porta a fare scelte discutibili, errori di giudizio e di valutazione.
L'inserimento dell'elemento romance nella storia non mi ha convinta del tutto, ma trova una sua spiegazione dei risvolti finali della vicenda. Ho temuto che sul finire della seconda parte del romanzo l'autrice cadesse in uno di quei cliché da feuilleton storico che non sopporto, ma per fortuna l'ha abilmente evitato in favore di un risvolto forse più drammatico, ma più coerente con la storia fino ad allora narrata. Ed è proprio quando la protagonista inciampa nell'errore più grande, il dolore che gliene deriva e lo sgomento per la definitiva presa di coscienza di cosa ha portato il nazismo, hanno toccato anche me. Un ulteriore plauso va all'autrice per il grande lavoro di ricostruzione storica del periodo raccontato, per la precisione con cui ha descritto l'ideazione e il funzionamento della Wolfsschanze ed episodi realmente accaduti che avrebbero potuto cambiare il corso della storia.
Un romanzo che consiglio sicuramente a che ama le vicende ambientate durante la Seconda Guerra Mondiale, ma anche a chi ama riflettere sulla fragilità umana, sull'ambiguità morale, sulla difficoltà di scegliere tra bene e male quando la vita e la storia prendono una piega che va oltre la normale comprensione.

VOTO: 8-

12 commenti:

  1. Ciao Beth, ho letto questo romanzo qualche mese fa e il mio parere, nonostante non sia un'appassionata di romanzi storici, è positivo! Molto interessante la tua analisi: anch'io non sono riuscita a empatizzare particolarmente con la protagonista ma ne ho apprezzato la sua umanità!

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    1. Ho iniziato la lettura con mille riserve, invece me la sono proprio goduta nonostante non stravedessi per la protagonista. In futuro penso che recupererò anche l'altro romanzo di cui avevi parlato, Al servizio di Hitler.

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  2. Bene, bene :) Questo libro attende il suo momento per essere letto :) Questa recensione mi ha spinta ad inserirlo come prossima lettura nel Kobo: se non entro la fine del mese, ma sicuramente a marzo lo leggerò e ti farò sapere :)

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  3. Questo libro mi ispira moltissimo, ma non trovo mai il momento giusto per leggerlo. Bella recensione!

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    1. Grazie! Io te lo consiglio perché nonostante le tematiche, la lettura è scorrevole.

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  4. Ne sto sentendo parlare molto ultimamente, però non riesce ad ispirarmi appieno ><

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    1. Anche io avevo molti dubbi, ma contrariamente ad altri romanzi molto chiacchierati che si sono rivelati delle delusioni, questo mi è piaciuto.

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  5. Non mi è piaciuto, lo stile non mi ha convinta e le conclusioni sono molto affrettate.
    Ciao :-)

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    1. Peccato! A me invece lo stile non dispiace, l'unica difficoltà che ho trovato è stato entrare in sintonia con la protagonista, ma per il resto sono molto soddisfatta dalla lettura.

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  6. anche io diffido sempre un po' di quelli troppo chiacchierati e anche io ho questo libro ancora da leggere. Spero di riuscire presto, sono contenta che a te sia piaciuto

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    1. Se lo leggerai verrò certamente a leggere la tua opinione!

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