lunedì 15 luglio 2019

I libri del giorno # Volevo essere una gatta morta & La vita non è un film (ma a volte ci somiglia) di Chiara Moscardelli.

Ben ritrovati lettori di passaggio, oggi vi vorrei parlare di due delle mie letture più recenti, due romanzi della stessa autrice che ho avuto la possibilità di leggere in prestito. L'autrice in questione è Chiara Moscardelli che già avevo avuto modo di conoscere con Teresa Papavero e la maledizione di Strangolagalli, commedia giallo-rosa che mi era molto piaciuta e con Quando meno te lo aspetti, una commedia rosa che mi aveva convinta meno pur trovandola piacevole. Mi era rimasta però la curiosità di leggere il primo libro dell'autrice, Volevo essere una gatta morta, che all'uscita era stato un piccolo caso editoriale nato grazie al passaparola dei lettori e dopo il quale sono stati pubblicati due seguiti, La vita non è un film (ma a volte ci somiglia) e Volevo essere una vedova, da poco edito per Einaudi.


Partirò subito col dirvi che si tratta di due letture estremamente leggere, da leggere in qualsiasi circostanza, che sia la spiaggia o la fila alla posta, perché intrattengono senza necessitare di particolare attenzione da parte del lettore. Volevo essere una gatta morta in particolare strappa più di una risata, ripercorrendo, in modo più o meno romanzato, episodi salienti della vita dell'autrice dall'adolescenza a l'età adulta. L'autrice si sofferma in particolare sulle sue insicurezze di ragazzina intelligente, ma non particolarmente carina, sull'incontro con gli amici più cari, sulle tragicomiche esperienze di viaggio della gioventù, le prime disavventure lavorative, ma ampio spazio è dato anche agli incontri con uomini sempre sbagliati, in particolare Francesco, la cotta adolescenziale che negli anni si trasforma in ossessione romantica decisamente mal riposta. Nonostante il tono dominante sia quello della commedia, il libro contiene anche spunti di riflessione interessanti, soprattutto su quanto il peso delle scelte, delle dinamiche familiari e delle insicurezze caratteriali tipiche dell'adolescenza possa ricadere anche sulla vita adulta e su come si dovrebbe sempre coltivare l'amor proprio fin dalla più giovane età. Infatti uno dei difetti principali della protagonista, che viene per altro considerata una persona intelligente, spiritosa e "dalla forte personalità", è di non credere abbastanza nelle proprie qualità e di sentirsi sempre in difetto soprattutto dal punto di vista estetico rispetto all'altro sesso, così che insegue sempre uomini irraggiungibili verso i quali non si sente mai all'altezza, nonostante questi siano tutto fuorché perfetti o si butta tra le braccia del primo che passa solo per avere la conferma di essere almeno in quel momento desiderata, magari non essendo neppure interessata a certi soggetti.
Questo conferma che anche dalla lettura più leggera si possono trarre insegnamenti importanti e dalle vicissitudini sentimentali della protagonista non si può non imparare che nonostante si sia "nata podalica" e in agguato ci siano sempre delle gatte morte pronte a soffiarci gli uomini sotto al naso, è importante dare a se stessi il giusto valore. Peccato che proprio alle gatte morte del titolo sia riservato uno spazio troppo breve perché è sicuramente una delle tematiche più divertenti e chiunque ne abbia incontrata una sulla sua strada non potrà fare a meno di riconoscerne il modus operandi.
Il secondo libro invece è strutturalmente e contenutisticamente molto diverso, non siamo più di fronte ad una narrazione episodica e dalla forte componente autobiografica, ma ad un vero e proprio romanzo, in cui gli elementi di continuità con il primo sono praticamente ridotti al nome della protagonista, cioè della scrittrice e a quelli dei suoi amici storici, che però hanno un ruolo più marginale e per lo più funzionale all'intreccio. Ritroviamo Chiara sulla soglia dei quarant'anni, impegnata in un lavoro che le da ben poche soddisfazioni e sempre alla ricerca di un uomo con cui condividere la vita come accade sempre nelle commedie romantiche in cui si rifugia sognando l'incontro che le cambierà la vita. La decisione di partecipare ad uno speed date darà inizio ad una catena di eventi, come furti, lettere minatorie ed aggressioni ai danni della sempre più basita protagonista, che la porteranno ad incrociare la strada di Patrick Garano, avvenente commissario alle prese con gli efferati omicidi di giovani ragazze, che sembrano proprio opera di un serial killer.
Non credo che servano altri dettagli sulla trama per far capire quanto siamo lontani dal primo libro, anche se tornano alcune delle amiche storiche di Chiara, ognuna con le proprie caratteristiche peculiari, i problemi sul lavoro e le croniche insicurezze della protagonista verso gli uomini.
La sensazione che ho provato per gran parte della lettura però è stata che ci fosse qualcosa di troppo, o meglio che tutto il libro fosse un po' troppo: troppo lungo rispetto ai contenuti, troppo sbilanciato sui due versanti opposti della commedia rosa e del giallo, troppo concentrato sulle schermaglie amorose tra Chiara e Garano, troppo efferato nella descrizione dei delitti che stonavano con il tono leggero del resto della narrazione. Inoltre non ho apprezzato altri elementi del romanzo, in particolare il fatto che nonostante il passare degli anni, la protagonista non sia maturata affatto e sembri crogiolarsi nelle sue insicurezze e insistere in  comportamenti da adolescente che cozzano con la caratterizzazione di Chiara come di una donna capace e intelligente. Inoltre sono presenti diverse battute di spirito che hanno come tematica aggressioni e in generale la violenza sulle donne che ho trovato decisamente di cattivo gusto. Ho apprezzato invece le citazioni da film e serie tv ad inizio di ogni capitolo, meno il vezzo della protagonista di riportare frasi di commedie romantiche  e quant'altro ad ogni occasione. La storia d'amore tra i due protagonisti, lui amante impenitente delle belle donne, lei brutto anatroccolo sempre sopra le righe, è piuttosto improbabile, così come è improbabile l'intreccio giallo che risulta sì cinematografico, ma poco armonioso rispetto al contesto.
In sostanza, se il primo libro, pur con molti difetti  si era lasciato leggere con piacere e mi aveva lasciata all'ultima pagina con un sorriso, questo secondo volume mi ha un po' esasperata, ho faticato a procedere con la lettura degli ultimi capitoli, sia per la prevedibilità dei risvolti, sia perché infastidita dai troppi difetti concentrati nel romanzo. Non so dirvi se in futuro recupererò anche il terzo volume di questa sorta di trilogia, ma se dovessi consigliarvi qualcosa di questa autrice sono convinta che Teresa Papavero e la maledizione di Strangolagalli sia il più riuscito tra i suoi lavori che io abbia letto. Quindi la mia votazione è 6 e 1/2 per Volevo essere una gatta morta e la sufficienza, 6, per La vita non è un film (ma a volte ci somiglia).

6 commenti:

  1. Ciao Beth, ho letto un paio di romanzi di quest'autrice (Quando meno te lo aspetti e Volevo solo andare a letto presto): da una parte li avevo apprezzati, dall'altra ricordo di aver notato un'ironia a volte eccessiva (soprattutto nel secondo romanzo), per questo non so se leggerò altro di suo...

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    1. Ho avuto lo stesso problema con questi due, oltre ad altre cose che non ho apprezzato, ma Teresa Papavero mi era piaciuto di più e ti consiglio quello.

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  2. ciao, ho letto solo un libro di questa autrice, ma non fa per me (anche per me è tutto troppo)

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    1. Per me la lettura dei suoi libri è stata altalenante, alcuni li ho apprezzati altri molto meno anche se in fondo si somigliano un po' tutti.

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  3. Non li conoscevo nessuno dei due. Sembra però quel genere di romanzi che ti tengono compagnia per qualche oretta, al mare, o su un divano forse un pó troppo grande persino per noi stessi ☺️☺️☺️

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    1. Sono esattamente quel genere di romanzi, da leggere anche con il cervello appannato dal caldo!

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